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Archistar/ Rampelli: Cosi' sessantottine, cosi' aristocratiche
Roma, 02 NOV (Velino) - "No alle archistar. Il
manifesto contro le avanguardie". Questo l'eloquente titolo
dell'ultimo libro di Nikos Salingaros, studioso australiano
di fama internazionale, noto per la sua critica
all'architettura moderna e teorico di una urbanistica piu'
aderente ai bisogni e alle aspirazioni fondamentali degli
esseri umani. Il volume verra' presentato a Roma il 5
novembre alla Sala Quadroni, nel Palazzo degli Uffici (via
Ciro il Grande 16) quando l'autore sara' il protagonista del
quinto appuntamento dei "Colloqui di architettura",
organizzati dalla Fondazione Cesar Onlus, Centro Studi di
Architettura Razionalista.
Nel libro Salingaros attacca le
archistar, i grandi interpreti dell'architettura e
dell'urbanistica mondiale al servizio dei giganti della
finanza e della loro visione ipercapitalistica, denuncia i
guasti del modernismo espresso dal decostruttivismo e da
architetture auto referenziali. All'incontro sara' presente,
tra gli altri, il deputato del Pdl Fabio Rampelli, architetto
e componente della commissione Cultura della Camera, grande
sostenitore delle teorie di Salingaros. (segue) (gat)
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Archistar/ Rampelli: Cosi' sessantottine, cosi' aristocratiche (2)
Roma, 02 NOV (Velino) - "Salingaros la pensa in maniera
difforme rispetto al pensiero unico dominante in materia di
architettura e trasformazione urbana: da questo punto di
vista mi sento allineato sulle sue posizioni", spiega al
VELINO Rampelli. Il quale sottolinea lo strapotere raggiunto
dalle archistar. "Si tratta - dice il deputato - di un dato
oggettivo. In Italia in particolare non si fa piu' ricorso ai
concorsi di idee e ai concorsi internazionali. Anzi da quando
i sindaci delle citta' sono eletti direttamente dai
cittadini, li vediamo spesso accompagnarsi a loro per
garantirsi un accesso nel circuito mediatico. Le archistar da
questo punto di vista si comportano come fossero attori o
ballerine. Una popolarita' che prescinde dalla qualita' dei
progetti". Rampelli individua nella fase del Sessantotto il
preciso momento nel quale e' cominciato il dominio delle
archistar. "L'archistar e' tale - spiega - in quanto promulga
delle ideologie che prescindono dal territorio in cui le
opere architettoniche vengono calate. Le varie identita' sono
state distrutte da quella sterzata internazionalista del
sistema universitario italiano prodottasi nel Sessantotto. Le
archistar riescono a spadroneggiare, diffondersi e dilagare
sia per le ragioni di notorieta' di cui ho detto prima, ma
anche perche' offrono prodotti decontestualizzati, cioe' che
possono essere collocati in maniera maldestra in qualunque
latitudine geografica del pianeta. In teoria sono figure che
avrebbero tutti gli strumenti per poter aprire un grande
dibattito sul futuro dell'urbanistica e dell'architettura
mondiale. Nella pratica rimangono arroccati sulle proprie
posizioni a difesa della loro categoria. In questo senso si
puo' parlare anche di una sorta di autoreferenzialita' delle
archistar". (segue) (gat)
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Archistar/ Rampelli: Cosi' sessantottine, cosi' aristocratiche (3)
Roma, 02 NOV (Velino) - Rampelli porta qualche esempio.
"Il nuovo Centro congressi progettato da Fuksas, che dovra'
sorgere all'Eur, mi sembra che sia l'esatto opposto delle
simmetrie e dei richiami dell'architettura tradizionale di
quel quartiere - rileva il deputato -. Anche i grattacieli di
Purini, che saranno realizzati sempre nel quadrante sud di
Roma, sono un'altra degenerazione che prescinde da tutti i
riferimenti simbolici e paesaggistici di quell'area. Chi
verra' dalla Pontina, invece di percepire la bellezza del
palazzo dello Sport, vedra' questi due enormi grattacieli a
fianco del gia' realizzato e orribile centro commerciale
anche esso di matrice modernista. E in questa lista va messo
purtroppo un altro guru, Renzo Piano, autore dell'Auditorium
del Parco della Musica di architettura nipponica. Sono
interventi di decostruzione della cultura italiana, dei suoi
valori simbolici, della sua identita'". Il fenomeno delle
archistar e' tipicamente italiano o riguarda anche altri
paesi? "Tendenzialmente e' un fenomeno planetario, figlio di
quella matrice culturale che non punta a legare
l'architettura a un determinato territorio e alla cultura di
quel territorio - risponde Rampelli -. E' un difetto tipico
del nostro tempo. Se qualcuno non arrestera' questo processo,
nell'arco dei prossimi 500 anni le citta' saranno tutte
uguali e si esaurira' anche il turismo". (segue) (gat)
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Archistar/ Rampelli: Cosi' sessantottine, cosi' aristocratiche (4)
Roma, 02 NOV (Velino) - Anche l'urbanistica ha subito
delle trasformazioni. "Il tema dell'urbanistica non e' stato
tralasciato - spiega Rampelli -. Si e' piuttosto adeguato
alla logica che prevede che la trasformazione del territorio
sia dettata da interessi economici. L'urbanistica, in quanto
materia scientifica, sicuramente e' un po' scomparsa dalla
scena. Il tema della pianificazione territoriale, invece,
resta ed e' fortemente condizionato dal business. E quindi
chi elabora un piano regolatore non e' piu' un architetto o
un ingegnere ma e' di fatto un immobiliarista. Non vorrei
apparire catastrofista, ma la classe politica che avrebbe
dovuto mediare fra interessi diversi ha abbandonato il
proprio ruolo. Se oggi si potesse fare tutto in regime di
collaborazione tra pubblico e privato, con il pubblico pero'
nelle condizioni di riconoscere gli obiettivi della comunita'
e quindi di andarli a concretizzare, andrebbe tutto bene.
Purtroppo la politica ha fatto un passo indietro e la logica
degli interessi ha preso il sopravvento nella trasformazione
del territorio". I media hanno una duplice responsabilita' in
questo processo. "La prima - sottolinea Rampelli - e' di
aver impedito l'accesso alla cultura non conformista e
tradizionale, assecondando cosi' l'egemonia culturale della
sinistra nel mondo accademico. La seconda responsabilita' e'
invece indiretta: siccome i media esistono, sono lo strumento
che meglio riproducono la logica delle archistar, che e' una
logica mediatica". (segue) (gat)
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Archistar/ Rampelli: Cosi' sessantottine, cosi' aristocratiche (5)
Roma, 02 NOV (Velino) - Nel confronto tra
l'architettura modernista e quella tradizionale, Rampelli
precisa: "La cultura in quanto tale deve essere plurale. Non
voglio demonizzare l'architettura modernista ne' esaltare
solo quella tradizionalista. Ci deve essere posto per
entrambe. Il cittadino e' il beneficiario di uno sforzo
creativo e ne e' anche il giudice. Quindi il fatto che oggi
si cancelli in maniera inequivocabile l'architettura
tradizionale e si dia fiato e corda solo a quella modernista
e' un'operazione negativa e anticulturale che alla fine va a
danno dell'utente-cittadino. Ricordiamoci sempre che il
modernismo a Roma ha prodotto Corviale. E una famiglia che la
domenica esce per un gelato non lo va a mangiare li'. Come
non va a Tor Bella Monaca, alla Serpentara, a Spinaceto o al
Laurentino, ma va al Pantheon o a piazza Navona o si fa una
passeggiata a villa Borghese. Ci sara' pure una ragione.
L'architettura modernista proposta dalle archistar alla fine
si e' dimostrata elitaria, aristocratica ma anche antisociale
perche' va contro gli interessi della comunita'". (gat)
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