“In questa fase storica in cui tutto fa "comunicazione" c'era da attendersi dall'Ufficio di Presidenza un provvedimento esemplare sugli episodi accaduti nella seduta di assemblea del 7 luglio, classica metafora dell'antica ricerca del capro espiatorio. Gli italiani ora scoprono che, al fianco di presunti ladri, probabili massoni e nemici dichiarati della legalità ci sono a Montecitorio tre deputati del PdL “quasi terroristi” che hanno aggredito un innocente rappresentante dell'Idv”.
"La faccia dell'istituzione è salva - continua Rampelli - unitamente a quella di chi ha comminato la "pena", anche in virtù di un regolamento medievale che non consente ricorsi, né possibilità di difesa per i "condannati", basandosi sulla barbara usanza del “precedente”, abitualmente nemico del "giusto". E questa è solo l'ultima anomalia di un regolamento dell'assemblea parlamentare che fa acqua, ma che ci si ostina a non voler riformare per tenere ingessata la Camera dei deputati in discussioni interminabili, spesso orientate all'uso strumentale della tribuna parlamentare".
“L'aggressione al governo del 6 e 7 luglio - prosegue Rampelli - ben peggiore delle più deplorevoli imboscate da prima repubblica perché condita da maldicenze, diffamazioni, epiteti da caserma a sfondo sessuale e violenza offensiva verso donne-ministro e donne-deputato, avrebbe scatenato la stessa reazione persino in un collegio di orsoline, perché quanti avevano il potere regolamentare e politico d'intervenire non lo hanno fatto".
"E' loro la principale responsabilità della bagarre ben più grave di quanti hanno ricevuto richiami e sospensioni, ma non saranno puniti. Le mie urla indirizzate all'on. Franco Barbato per le sue farneticazioni ingiuriose sono state meno rumorose della viltà di maldestri politicanti, dei loro calcoli meschini e di troppi imbarazzanti silenzi. Mi sento, insomma, in ampia compagnia sul banco degli "indegni" pur essendo tra i pochi costretti all'esilio fisico...”
“Resta infine la strabiliante severità con cui è stato trattato il mio caso personale, ai limiti della discriminazione politica. Otto giorni di sospensione per aver reagito con troppa passione verbale all’aggressione dell’onorevole Barbato, provocatore di mestiere, per aver lanciato nel vuoto un’agenda che, appunto non ha colpito nessuno, senza aver avuto alcun contatto fisico, né diretto né indiretto con l’esponente dell’Idv né con altri deputati. Salvo aver ricevuto calci alle spalle da colleghi che, misteriosamente, sono rimasti non identificati e impuniti, nonostante le segnalazioni all'Ufficio di Presidenza. Si tratta dunque di un "reato politico" che, al massimo, si poteva sanzionare con una censura verbale".
"E' grave che da oggi tutti i deputati possano essere interdetti, senza un precedente richiamo, dalla frequentazione dell' Aula per diverbi, anche vistosi, pur se avvenuti in assenza di contatto fisico. La sanzione di ben 8 giorni di assenza coatta è iniqua e lesiva della mia libertà".
Visualizza il file Secolo d'Italia. sospensione dopo rissa. 15 lug 2010.pdf
Visualizza il file Repubblica Roma. sospensione lavori Aula. 15 luglio 2010.pdf