Fabio Rampelli - Alleanza Nazionale Lazio


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Rincominciare da chi crede

 



Pietre Miliari

Esemplari, simbolici, sacrali.

Ecco le parole che persuadono, i fatti che convincono.


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CULTURA: BONDI, SVILUPPO PERIFERIE ATROCEMENTE ANTIUMANO =

(AGI) - Roma, 18 set. - "Abbiamo combattuto per il Pincio una

battaglia giusta, ma non basta". Il ministro per i Beni

Culturali, Sandro Bondi, mira alla tutela e al miglioramento

delle periferie delle grandi citta'. Lo ha detto questa mattina

alla presentazione delle 'Giornate europee del patrimonio', che

si terranno in tutta Italia il 27 e il 28 settembre prossimi.

"Non ci dobbiamo preoccupare solo di custodire il patrimonio

culturale italiano", ha detto. Per Bondi anche nella

progettazione dei nuovi edifici si deve tener conto del

patrimonio culturale. "Abbiamo il dovere - ha insistito - di

indicare alle amministrazione locali che anche le nuove

costruzioni architettoniche e civiche siano in armonia con il

modello della storia del nostro passato".

    Il ministro ha giudicato lo sviluppo urbanistico delle

grandi citta' "atrocemente antiumano. Anche coloro che vivono

nelle periferie hanno il diritto di vivere in citta' belle a

misura della dignita' della persona, non soltanto quelle che

vivono nei centri storici delle grandi citta'", ha aggiunto.

    Bondi e' tornato a parlare del caso del Pincio: "Mi sono

posto il problema di adottare una soluzione che fosse un punto

di equilibrio fra l'esigenza di tutelare un paesaggio e un

patrimonio archeologico della nazione e l'esigenza dello

sviluppo economico del Paese. E mi sono preoccupato di

salvaguardare, di tutelare e di custodire un patrimonio storico

che non poteva essere manomesso con un'opera pubblica che non

era considerata tale dal sindaco di Roma. Perche' quello non

era un parcheggio pubblico ma un parcheggio privato quindi non

era di interesse generale".

    Rispondendo infine ai giornalisti che gli chiedevano la

conferma che il Governo non approvera' nuovi condoni in questa

legislatura, ha risposto: "Il condono non e' certamente un

provvedimento che non incentiva il civismo nel nostro Paese.

Meno condoni si fanno meglio e', se non se ne fa nessuno ancora

meglio". (AGI)        

 Fri

181319 SET 08

 

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      TIBET: DALAI LAMA, GENOCIDIO CULTURALE CINESE COL PRETESTO DELLA MODERNITA' =
      Berlino, 18 dic. (Adnkronos/Dpa) - "Che le autorita' cinesi lo
ammettano oppure no, al momento e' in atto una sorta di genocidio
culturale, anche se il Tibet e' molto di moda nella Repubblica
popolare". Lo dice il Dalai Lama in una intervista al settimanale
tedesco 'Cicero', denunciando la trasformazione di Lhasa, la capitale
tradizionale, in una citta' cinese "con il pretesto della modernita'".
      Il Dalai Lama che ha abbandonato Lhasa nel 1959 per andare in
esilio in India, riferisce poi quanto raccontato dai rifugiati che
hanno passato il confine indiano negli ultimi tempi. "Il patrimonio
culturale del Tibet e' gravemente minacciato", dice, e i contadini
vengono spinti a trasferirsi in "villaggi modello" nel nome della
modernita', mentre molti tibetani non sanno piu' parlare la lingua dei
loro padri.
      (Ses/Pe/Adnkronos)
18-DIC-07 17:09
 
 
 
Lettera di Rampelli a Storace sul Messaggero del 14 luglio 2007
 
 
Chi è il buon Samaritano? Come si ama il tuo prossimo come te stesso? Domande che ci richiamano al Vangelo e alla Bibbia. Ma che rappresentano un quesito anche per chi fa politica e concepisce l'impegno sociale come una Missione. Per chiarire l'orizzonte della missione (religiosa e politica) ecco le parole del Papa Benedetto XVI. Un'anticipazione sul Corriere della Sera del suo libro 'Il mio Gesù'.
 
 
 
I doveri dei Cristiani Laici: il documento del Papa XVI
Dal Corriere della Sera del 14 marzo 2007
 
 
 
 
 
Foibe: Sansa, l'Italia è feroce, è ormai troppo tardi. Con me finisce il dialetto istriano
"E' davvero molto tardi. La gran
parte degli esuli e delle famiglie che hanno perso i loro cari non
hanno avuto giustizia. L'Italia e' stata feroce, e la durezza
ideologica comunista ha giocato un ruolo importante". Lo ha affermato
Adriano Sansa, presidente del Tribunale dei Minori, ex sindaco di
Genova in un'intervista al quotidiano 'La Stampa'.
 
      "Purtroppo il Pci ha avallato per tanto tempo l'idea che le
persone uccise nelle foibe, o annegate o deportate e torturate,
fossero fascisti - ha continuato Sansa - Anche la Dc, del resto, non
ha coltivato quella memoria, rimasta in ostaggio dell'estrema destra.
Ne conosciamo le ragioni: la guerra perduta, i problemi di politica
estera, la presenza in Italia del piu' grande partito comunista
d'Occidente; pero' le ragioni non bastano a lenire il dolore".
 
      Esprimendo apprezzamento per le parole del presidente della
Repubblica, Giorgio Napolitano, Sansa ha sottolineato che "potrebbe
essere il segno che la memoria delle foibe e dell'esodo sta entrando
nel costume, nella societa'. Pero' e' presto per dire che
l'atteggiamento generale sia davvero cambiato, a sinistra. C'e'
un'estrema fiorente e litigiosa - ha detto ancora - che mi pare ben
chiusa nei suoi pregiudizi ideologici. Non dimentichiamo che per
decenni gli storici hanno taciuto, l'Universita' e' stata sorda,
sempre a causa di un indubbio condizionamento da sinistra. Queste cose
non si cancellano in un giorno". "La generazione dell'esodo, intanto,
sta scomparendo - ha concluso Sansa - con la mia, poi, finira' anche
il dialetto istriano, quello che mi serve per pensare, quello che
continuo a parlare con i miei fratelli che vivono all'estero".
 
 

Napolitano e la Giornata del Ricordo

Prima "l'odio e la furia sanguinaria

della pulizia etnica"; poi "la congiura del silenzio e l'amaro e

demoralizzante oblio". Sul dramma delle foibe, il presidente della

Repubblica Giorgio Napolitano esorta a "non tacere assumendoci la

responsabilita' dell'aver negato o teso ad ignorare la verita', per

pregiudiziali ideologiche e cecita' politica; e dell'averla rimossa,

per calcoli diplomatici e convenienze internazionali". Il capo dello

Stato lo sottolinea, celebrando al Quirinale il 'Giorno del Ricordo' e

consegnando le medaglie commemorative ai famigliari delle vittime.

Napolitano afferma con forza la necessita' di

"ricordare l'imperdonabile orrore contro l'umanita' costituito dalle

foibe ma, egualmente, l'odissea dell'esodo e il dolore e la fatica che

costo' a fiumani, istriani e dalmati ricostruirsi una vita nell'Italia

tornata libera e indipendente, ma umiliata e mutilata nella sua

regione orientale. E va ricordata -sottolinea- la congiura del

silenzio, la fase meno drammatica ma ancor piu' amara e demoralizzante

dell'oblio. Quello del 'Giorno del Ricordo' e' precisamente un solenne

impegno di ristabilimento della verita'".

Il presidente della Repubblica, sulla scia dell'iniziativa

voluta dal suo predecessore al Quirinale Carlo Azeglio Ciampi,

conferma "il dovere che le istituzioni repubblicane sentono come

proprio, a tutti i livelli, di un riconoscimento troppo a lungo

mancato" per un dramma, quello delle foibe, che si tradusse in "una

miriade di tragedie e di orrori" nonche' in "una tragedia collettiva:

quella dell'esodo dalle loro terre di istriani, fiumani e dalmati;

quella, dunque, di un intero popolo" al quale il capo dello Stato "a

nome di tutto il paese" esprime "affettuosa vicinanza e solidarieta'.

Non usa mezze parole il capo dello Stato per

definire quello che "fu un moto di odio e di furia sanguinaria; un

disegno annessionistico slavo che prevalse innanzitutto nel Trattato

di pace del 1947 e che assunse i sinistri contorni di una 'pulizia

etnica'. Di certo si consumo' nel modo piu' evidente, con la disumana

ferocia delle foibe, una delle barbarie del secolo scorso". Barbarie

sulla quale "le ricerche e le riflessioni degli storici si sono

intensificate da un certo numero di anni a questa parte: si deve

certamente farne tesoro -esorta Napolitano- per diffondere una memoria

che ha gia' rischiato di essere cancellata e per trasmetterla alle

generazioni piu' giovani, nello spirito della stessa legge del 2004".

Oggi che "in Italia abbiamo posto fine ad un non giustificabile

silenzio e che siamo impegnati in Europa a riconoscere nella Slovenia

un amichevole partner e nella Croazia un nuovo candidato all'ingresso

nella Ue, dobbiamo tuttavia ripetere con forza che dovunque, in seno

al popolo italiano come nei rapporti tra i popoli, parte della

riconciliazione che fermamente vogliamo e' la verita'", conclude il

presidente della Repubblica.

"E' stato molto bello quello che

ha detto oggi il capo dello Stato, richiamando anche le parole del suo

predecessore. E' possibile una memoria condivisa". Lo ha detto

Gianfranco Fini, leader di Alleanza nazionale, a margine di una

manifestazione tenutasi oggi a Milano in occasione "della giornata del

ricordo delle foibe e dell'esodo", promossa da An. "E' doveroso per

tutti -ha proseguito Fini- ricordare le vittime delle foibe,

soprattutto ora che finalmente gli italiani conoscono una pagina di

storia che per tanti anni e' stata negata e strappata".

Secondo il numero uno di An ora "e' possibile, rispetto a

qualche anno fa, avere una memoria che e' condivisa da tutti, tranne

da qualche sacca di stalinisti fuori dal tempo o dai nostalgici"

 

Chiesa, matrimonio e coppie di fatto: quando la legge non fa il diritto...

Il relativismo e il  positivismo giuridico sono due ''fattori disgreganti'' del matrimonio

perche' considerano l'unione tra un uomo e una donna alla stregua di

una ''mera formalizzazione sociale dei legami affettivi''. In un

commento al discorso di papa Benedetto XVI alla Rota romana del 27

gennaio, l'Osservatore romano difende l'origine ''naturale'' del

matrimonio e critica la ''riduzione del diritto alla legge''. Con il

positivismo giuridico, spiega il quotidiano della Santa sede,

''l'ordine giuridico perde irrimediabilmente il suo ancoraggio a un

quadro di valori condivisi che da se' solo e' in grado di garantirne e

fondarne l'effettivo vigore''.

 

      E in un simile ordine giuridico, avverte il quotidiano del

Vaticano, ''tutto diventa possibile'' e ''tutto dipende soltanto dalla

volonta' di un legislatore incondizionatamente sovrano''. ''Dove

invece si riconosce che il diritto nasce non dall'arbitrario volere

d'un legislatore sovrano ma all'esito d'un lungo e complesso iter

storico profondamente radicato nelle ragioni fondanti dell'istituzione

ordinata -spiega l'Osservatore romano- le soluzioni resteranno pur

sempre ancorate, naturalmente, verrebbe fatto di dire, a un oggettivo

quadro di valori alla cui osservanza lo stesso legislatore non

potrebbe non sentirsi vincolato''.

 

      ''Nel tessuto d'una siffatta esperienza giuridica il compito del

giudice appare chiaramente segnato. Come al legislatore compete di

trapiantare nell'ordine giuridico i valori che fondano l'istituzione,

cosi' a chi esercita la giurisdizione -osserva il quotidiano- spetta

di tradurre le norme legislative in ordini destinati a governare le

concrete situazioni oggetto di giudizio senza in nulla contraddire le

ragioni che fondano il sistema normativo e i suoi principi''. (segue)

 

''Proprio in questo contesto il Papa ha collocato

la riflessione proposta alla Rota Romana, affermando chiaramente

-ricorda l'Osservatore romano- che 'l'intero operato della Chiesa e

dei fedeli in campo familiare deve fondarsi su questa verita' circa il

matrimonio e la sua intrinseca dimensione giuridica'. Giacche' solo

movendo da questa premessa si potra' evitare il rischio che 'la

mentalita' relativistica, in forme piu' o meno aperte o subdole' possa

'insinuarsi anche nella comunita' ecclesiale'''.

 

      ''Questo comporta e impone che la funzione giudiziaria

all'interno dell'ordinamento giuridico della Chiesa venga esercitata

tenendo costantemente presente la 'dimensione intrinsecamente

giuridica del matrimonio' cosi' come la Chiesa da sempre la ha intesa

e la intende. E non esclude affatto per il giudice il dovere d'esser

quotidianamente attento a quanto nella societa' accade. Quel che conta

-sottolinea il quotidiano del Vaticano- e' che il giudice renda

giustizia 'applicando costantemente l'ermeneutica del rinnovamento

nella continuita' e non lasciandosi sedurre da vie interpretative che

implicano una rottura con la tradizione della Chiesa'''.

 

      ''Forte di questa fedelta' (ferma, ma non bigotta) alla sua

antica tradizione -sottolinea l'Osseratore romano- l'ordine giuridico

della Chiesa sara' in grado di rendere un servizio non piccolo alla

societa' civile, spesso tentata di confondere l'immancabile attenzione

alla storia con la previa rinunzia ad esercitare la propria funzione

normativa in coerenza con un irrinunciabile quadro di valori

oggettivi''.

Tokyo: Istitituto italiano di Cultura, quel 'rosso' che offende i morti

L'archistar Aulenti poco rispettosa della cultura locale...

 Non c'e' occasione pubblica in questa

visita giapponese di Massimo D'Alema in cui non si riproponga,

oggi in chiave quasi kafkiana, la questione che sembra stare

piu' a cuore agli abitanti di Tokyo: il colore rosso scelto da

Gae Aulenti per la facciata dell'Istituto di Cultura Italiana

nella capitale nipponica.

   Ospite del Japan Press Club, D'Alema aveva appena pronunciato

un discorso di una ventina di minuti illustrando le linee

principali dell'azione diplomatica italiana nella scena

internazionale e nel continente asiatico quando - durante lo

spazio dedicato alle domande dei giornalisti giapponesi - ha

preso la parola un distinto signore sull'ottantina.

   Monopolizzando il microfono per abbondanti 15 minuti e

mettendo a dura prova la platea, l'uomo - Tsuneo Watanabe,

presidente onorario del quotidiano ultraconservatore Yomiuri e

dirimpettaio dell'Istituto realizzato dall'Aulenti - ha esposto

al ministro ''il grave problema'' che affligge gli abitanti del

quartiere di Chiyoda dove sorge il palazzo incriminato. A poca

distanza dal santuario di Yasukuni dove riposano gli spiriti di

3 milioni e mezzo di soldati morti in guerra. Alcuni abitanti

del quartiere ritengono che la scelta cromatica fatta dall'

architetto italiano rechi offesa alla sacralita' del luogo.

   ''Il rosso della facciata dell'istituto e' grottesco. Rovina

le relazioni amichevoli tra Italia e Giappone. Crea un danno

fisico riflettendosi attraverso i vetri nelle case del palazzo

di fronte arrivando perfino a tingere di rosso i fogli di

carta'', ha incalzato Watanabe tentando di convincere il

ministro che non e' la riforma del Consiglio di sicurezza

dell'Onu l'unica bestia nera delle relazioni diplomatiche con

Tokyo.

   ''Distinguo il mio parere personale da una questione che

certamente e' esaminata da noi con attenzione'', ha esordito

D'Alema precisando subito che, per il suo gusto personale, ''il

palazzo e' molto bello''. ''Sono un ammiratore della Aulenti che

e' uno degli architetti piu' prestigiosi, autore di numerose

opere nel mondo e questa sembra essere una delle sue piu'

significative''.

   Di fronte all'espressione insoddisfatta di Watanabe, D'Alema 

ha aggiunto: ''Nessuno ha avuto l'intenzione, meno che mai

l'autrice, di recare offesa a un sito che ha un cosi' grande

significato per i giapponesi. Il progetto e' stato sviluppato

nel pieno rispetto delle leggi e dei regolamenti. Non e' certo

una costruzione sorta in modo improvvisato''. ''Noi comunque -

ha rassicurato D'Alema - al di la' del rispetto delle normative

e dei permessi esaminiamo con molta serieta' il rilievo mosso da

alcuni abitanti del quartiere ma, da noi, il governo non puo'

decidere queste cose perche' esistono norme in materia di

diritto d'autore. L'opera di un grande architetto e' come un

quadro, si deve trovare una soluzione concordata con l'autrice

nel rispetto del diritto d'autore. E' un principio - ha concluso

D'Alema - che non puo' essere violato dall'autorita' politica''.

   La scelta cromatica dell'architetto Aulenti per la facciata

dell'Istituto Italiano di Cultura a Tokyo, inaugurato nel 2005,

ha scatenato una ''battaglia di quartiere'' che va avanti da

tempo ed e' sostenuta da una minoranza della popolazione

residente. Il terreno su cui sorge l'edificio era stato regalato

all'Italia da un barone giapponese, circa 200 anni fa, in uso

perpetuo. L'Italia ha fatto fare i lavori ad una societa'

giapponese, la Kajima, che adesso ha la proprieta' dell'immobile

nel quale l'Istituto occupa il sotterraneo ed il primo piano.

 

La Regina Elisabetta buongustaia: premiato chef italiano

La regina Elisabetta ha premiato il

piu' famoso chef italiano di Gran Bretagna: Antonio Carluccio,

commendatore in patria, puo' adesso vantarsi di appartenere

all'Ordine dell'Impero Britannico.

   L'onorificenza 'OBE' gli e' stata assegnata ''per i servizi

resi all'industria britannica dell'ospitalita'''. Gliel'ha

consegnata ieri sera Tessa Jowell, ministro della cultura,

durante una fastosa cerimonia nei saloni dell'ambasciata

d'Italia a Londra.

   Per molti versi Carluccio - nato a Salerno nel 1937 - e'

diventato il simbolo piu' popolare della cucina tricolore nel

Regno Unito dove e' sbarcato nel 1975 dopo aver lavorato

parecchi anni ad Amburgo come mercante di vini.

   La sua ascesa nel mondo culinario londinese e' incominciata

irresistibile nel 1989 quando ha presto in gestione un

ristorante di Neal Street, nella zona di Covent Garden. Una

serie di trasmissioni in tv sulla cucina 'made in Italy' lo ha

reso celebre presso i telespettatori di Sua Maesta' e la

notorieta' - rafforzata dalla pubblicazione di molteplici libri

di ricette - gli e' stata utile per il lancio alla grande di una

catena di bar-ristoranti - I ''Carluccio's Caffe' - a Londra e

nel resto della Gran Bretagna.    All'inizio della cerimonia per

il conferimento dell'onorificenza l'ambasciatore d'Italia

Giancarlo Aragona ha lodato Carluccio per il suo ruolo di

''ponte'' tra Italia e Gran Bretagna. Da parte sua lo chef ha

ringraziato l'ambasciatore per aver inserito la cucina della

Penisola tra le realta' da promuovere nel Regno Unito.

   |''Sono immensamente orgoglioso - ha sottolineato lo chef -

che gli sforzi per la diffusione dell'autentico stile di vita

italiano abbiano portato a questa meravigliosa onorificenza''.

   Dopo il conferimento dell'Ordine dell'Impero Britannico la

ministro Tessa Jowell e gli ospiti si sono trasferiti dai saloni

del secondo piano della residenza a quelli del primo piano dove

hanno terminato la serata con una sontuosa cena-buffet

all'altezza dello chef festeggiato.

La California parla Italiano

La California spalanca le  porte all'insegnamento della lingua italiana, firmando un protocollo d'intesa con l'Italia che viene ritenuto l'accordo di

piu' vasta portata fino a oggi sottoscritto con uno stato

americano.

   Con una cerimonia a Sacramento, la capitale dello stato

guidato da Arnold Schwarzenegger, il console generale d'Italia a

San Francisco, Roberto Falaschi, ha firmato il documento insieme

al sovrintendente Jack O'Connell, che guida il California

Department of Education, l'amministrazione statale che si occupa

di educazione. In uno stato con 43 milioni di abitanti e dove la

lingua italiana riscuote gia' un grande interesse - 108 corsi

nelle scuole pubbliche vengono frequentati oggi da 3.200

studenti -, il futuro dell'insegnamento viene ritenuto roseo.

   ''E' un accordo straordinariamente importante - ha detto il

console Falaschi - che apre grandi possibilita' di cooperazione

tra due grandi stati, la California e l'Italia. Siamo sicuri che

questo e' solo l'inizio e che permettera' di supplire all'

attuale difficolta' di trovare insegnanti qualificati della

nostra lingua in questo grande stato. Mai l'Italia e la

California sono state cosi' vicine sul piano educativo''.

   Il protocollo d'intesa prevede la collaborazione per

l'assunzione di docenti madrelingua formati in Italia e

programmi di formazione estiva in universita' italiane per gli

insegnanti di italiano in servizio in California. Inoltre, e'

prevista la partecipazione di docenti californiani a corsi

d'italiano online e la realizzasione di un concorso per gli

studenti californiani, intitolato 'Scrivo in italiano'. Un

Centro di documentazione per l'insegnamento dell'italiano sara'

poi realizzato alla University of California a Los Angeles

(Ucla).

   ''Accordi di cooperazione internazionale e scambi di

insegnanti - ha detto O'Connell - sono mezzi eccellenti per








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