Cosa accade nella Casa delle libertà dopo la batosta? Si litiga ancor di più? Si minacciano dimissioni? Si è dato la stura alle vendette incrociate? No, è tutto molto meno suggestivo. Vado giù piatto, con brutale semplificazione.
Crisi di governo. E’ già in atto.
L’hanno decretata gli elettori, specialmente quelli del Sud assai delusi da una politica dalla quale si sono sentiti trascurati. Nelle urne, con il voto è entrata una massiccia dose di rabbia nei confronti di Berlusconi, che fu bravissimo nella campagna elettorale 2001 a creare il sogno, non altrettanto, dopo, a realizzarlo. In parte perché la situazione internazionale glielo ha impedito (economia depressa in ogni angolo d’Europa, emergenza terrorismo, Torri gemelle, concorrenza spietata dei Paesi emergenti dell’Est asiatico, guerra in Iraq eccetera); in parte perché il premier ha subito affrontato problemi riguardanti se stesso e una èlite di italiani, sorvolando su quelli drammatici della moltitudine dei cittadini.
Non dimentichiamo l’abolizione della tassa di successione che ha solo aiutato i ricchi a rimanere tali e ha privato lo Stato di un cespite, sia pur di minima portata. La gente comune, proprietaria di un appartamento, era comunque protetta da una franchigia di mezzo miliardo di lire defunte. Mezzo miliardo era poco, perché una casa costa di più, quindi era giusto correggere qualcosa, ma sarebbe bastato raddoppiare la franchigia e abbassare le aliquote su patrimoni più consistenti. D’altronde non c’è un Paese nell’Ue, tranne il nostro, in cui gli eredi non paghino una lira su quanto ricevono da papà, mamma, zii. Cancellare completamente il tributo è stata una fesseria. La "base" ha pensato: ecco, il Cavaliere va incontro ai signori come lui.
Idem il falso in bilancio. E’ stata modificata la norma (praticamente depenalizzato il reato) in fretta e furia alimentando il sospetto di interessi privanti in atti di governo, visto che 50 milioni di Pinchi Pallini come me un falso in bilancio non lo potranno mai commettere per la mancanza di un qualsivoglia bilancio, che non sia quello della serva.
Non addentriamoci, carità di patria, nella Cirami e nella regolamentazione delle telecomunicazioni: anche a uno scemo non è sfuggito che il Cavaliere era mosso dai cavoli suoi, che con la merenda del popolo non c’entrano. Risultato di questa politichetta arcorecentrica, dal 2001 a lunedì scorso, il centrodestra non ha più vinto una competizione elettorale: comunali, provinciali, europee, suppletive e regionali. Fallimento totale.
Redditi medi. Nessuno li ha tutelati. Berlusconi e Tremonti hanno agevolato il rientro dei capitali dall’estero imponendo una tassa ridicola. I capitali sono rientrati, ma non erano certo soldi della signora Maria, bensì dei ricchi. E non sono serviti a rilanciare l’economia, semmai a incrementare gli investimenti immobiliari, sicché gli immobili sono aumentati vertiginosamente di prezzo, rendendone impossibile l’acquisto ai non miliardari. I salari in compenso sono rimasti rasoterra; e non solo per un lavoratore dipendente comprarsi la casa è un un’impresa titanica; per lui – anche a causa degli effetti perversi dell’euro – arrivare alla fine del mese è come sfidare sul ring Mike Tyson quando aveva vent’anni.
Se a tutto questo aggiungiamo la delocalizzazione delle aziende, la mancata burocratizzazione, le carenze dei servizi pubblici, la tragedia dei trasporti e delle vie di comunicazione, i quadro si completa. Intendiamoci, il governo ha delle attenuanti, ma la attenuanti non sono esimenti. E i connazionali, una quota considerevole, hanno perché mutato parere sul Cavaliere: anche lui è come gli altri politici, parla parla ed è efficiente soltanto se c’è di mezzo il suo portafogli.
Non sarà vero, ma è ciò che il vogo percepisce.
Lega Nord. Per giustificare al suo elettorato la propria presenza nell’esecutivo, essa ha la necessità di portare a casa il federalismo (una specie di totem). Le parole d’ordine di Bossi sono da sempre: o federalismo o via da Roma (più o meno ladrona). Di qui l’insistenza leghista per strappare la devolution.
Strappata (alle Camere). In Padania feste e champagne, champagne e feste e donne foreste. In Padania.
Ma nel Mezzogiorno si è gridato allo scandalo. Atmosfera da funerale. E non è un caso che Forza italia abbia preso una legnata micidiale da Roma in giù, accusata di fare comunella con la Lega e di averne subito il ricatto. Mi rendo conto che per Berlusconi l’alleanza con Bossi è fondamentale per avere la maggioranza in Parlamento, ed è ovvio egli cerchi di tenersi buono l?Umberto; tuttavia le riforme costituzioni, il periodo elettorale e a un anno dallo scioglimento parlamentare, bisognava evitarle e convincere i nordisti a rinviarle all’autunno 2006, a politiche rivinte.
L’intempestività è stata deleteria: il voto meridionale ha premiato la sinistra centralista. O il Cavaliere comprende tutto questo o gli conviene trasferirsi ad Hammamet. E’ troppo intelligente per non valutare che il suo fidanzamento con Bossi comporta rapporti burrascosi con gl altri soci: Fini e Follini, per i quali il bacino elettorale maggiore è il Sud.
Alleanza nazionale. E’ la spina dorsale della coalizione, il partito con una tradizione più solida e con una organizzazione collaudata. Inoltre ha un leader carismatico, cauto, abile. O Berlusconi se lo tiene vicino e gli succhia consigli oppure si indebolisce e è destinata a spappolarsi. Gli darà fastidio che io lo scriva, ma oggi la personalità più popolare e credibile del centrodestra non è lui, il Cavaliere, bensì Fini Gianfranco da Bologna. Vedere i sondaggi per convincersene. Ergo? Il premier è obbligato ad ammansire Bossi e ad ascoltare il presidente di Alleanza. La quale Alleanza non può permettersi il lusso di non rinnovare il contratto agli statali (fermo da anni); non può permettersi il lusso di andare in campagna elettorale con la spada delle riforme istituzionali sulla testa; non può apparire ai suoi elettori come lo stuoino di Mediaset; non può tacere davanti a un Berlusconi minimalista che va in giro a dire tutto va bene madama la marchesa. Non va bene niente.
Il trionfalismo del premier a riguardo dell’opera governativa non persuade per i motivi appena esposti. Questo è il Paese del famoso motto: "piove governo ladro". E’ indispensabile regolarsi. Pena, la cessione del potere alla sinistra, fatta di professionisti della politica, furbi, senza idee né ideali ma con un obiettivo ben preciso: alimentare le clientele e poi passare a riscuotere il voto.
Elezioni anticipate. Posto che, come dicevamo, la crisi c’è, ora si tratta di affrontarla col proposito di non uscirne con le ossa rotte. E, assodato che così non si va avanti senza cuocere a fuoco lento e lasciarci la pelle, le prospettive sono due. O Berlusconi, d’accordo con Ciampi, mette in piedi un nuovo governo con un nuovo programma fattibile (che non sia uno spettacolo di illusionismo politico) teso a riconquistare la fiducia della maggioranza degli italiani, oppure è preferibile indire i comizi.
Sarebbe straziante assistere a un anno di penosa e litigiosa convivenza nella casa delle libertà, al tirare a campare di un esecutivo sfibrato e sfinito, condizionato da rancori, privo di mordente, agonizzante. Meglio l’eutanasia. Tanto più che la sinistra è terrorizzata all’idea di votare a giugno non avendo in mano un programma condiviso e non sapendo come predisporre (eventualmente) la Finanziaria.
Fini ha ragione se batte i pugni sul tavolo e lo fa tremare. Berlusconi è obbligato a svoltare o si schianta contro il muro, lui e i soci, che però non hanno voglia di morire berlusconiani.
Meglio andare all’opposizione domani, ma vivi, che fra un anno a decesso avvenuto.