Fabio Rampelli - Alleanza Nazionale Lazio


Benvenuto su Fabio Rampelli - Alleanza Nazionale Lazio
Indice
Fabio Rampelli
Sentimento Popolare
Detto Fatto
Attivitā legislativa
Editoriali
Interventi
Morbillo - Prurito
Approfondimenti
Comunicati
Glossario
Il piacere della lettura
Forum
Pietre Miliari
Libro degli ospiti
Contatti
Collegamenti
Segnala il sito

Rincominciare da chi crede

 



Articolo da Il Giornale


da Il Giornale

LE TERRE DELLA GUERRA D'AFRICA

Nel deserto di El Alamein a <<scuola di comunità>>

GIANMARCO CHIOCCI
nostro inviato a El Alamein (Egitto)

<<La grandezza eroica ha il privilegio di lasciare il vestigio nell'aria che più non occupa, oltre che nel suolo ove stette abbattuta...>>.
Il vento caldo accarezza la sabbia dorata arrossita dal sangue dei nostri padri. A sessant'anni dall'epica battaglia africana di El Alamein c'è chi si commuove sfoderando D'Annunzio anziché i generali Rommel o Montgomery.
C'è chi, scalando in silenzio le dune ormai prossime al sacrario con le spoglie di 4.634 caduti, in una semplice citazione condensa il senso, il significato profondo, di una iniziativa meritoria senza reducivismi esasperati e saluti romani. Siamo a 120 chilometri da Alessandria d'Egitto, a 11 dal cippo che rammenta al reduce e al viandante, come ai coraggiosi italiani morti per la patria, e dalla patria vilmente accantonati, <<mancò la fortuna, non il valore>>.
Una frase impressa a vernice su un pezzo di pietra. A imperitura memoria. Per non dimenticare. <<Perché un popolo senza passato non ha futuro>> scandirà da lì a poco uno dei promotori, il consigliere regionale in An, Fabio Rampelli, accompagnato dall'assessore alla provincia, Marco Clarke.
Ed è proprio questo il senso, il significato, del viaggio organizzato dall'associazione romana Carpe diem che ai suoi giovani aderenti riuniti a centinaia nel progetto <<scuola di comunità>>, nei giorni in cui la cinematografia ha reso (male) onore ai parà della Folgore o ai carristi dell'Ariete, nell'anno in cui un presidente della Repubblica ha reso (finalmente) onore ai connazionali snobbati dalla stoirografia di regime, sintetizza così il ritorno al passato. <<Noi siamo qui a giurare che ricomporremo la nostra memoria fino a costruire una "storia condivisa", che sapremo onorare i nostri caduti, che non consentiremo più di anteporre l'interesse di partito a quello di Patria, di dimenticare - per calcolo idiota e sballato - chi ha versato il sangue in tributo dei vivi, per senso del dovere o per amore. Di chiunque si tratti e qualunque sia il colore della casacca che porta addosso>>.
Un piccolo gesto di grande valore, quello portato in Egitto dai giovanissimi e dai lori padri partiti dalla capitale per scendere dai quattro pullman sulla litoranea per Marsa Matruh. Una esperienza da ripetere. Da raccontare. Da leggere così come ha fatto Giorgia scandendo aforismi nel camposanto degli ascari, gli indigeni in divisa caduti al fianco degli italiani. O come hanno fatto altri virgolettando a voce alta frammenti di vita, di guerra, di morte, estrapolati dalle motivazioni delle medaglie d'oro per ineguagliabili atti di coraggio.
Mozziconi di storia inframezzate dai silenzi emozionali nelle voci di Andrea, Nicola, Leonardo, Sabrina, Gloria, Federico. E di Francesco a cui la sorte, in pellegrinaggio d'Egitto, ha imposto uno sforzo doppio: ricordare la memoria collettiva e quella di famiglia, di uno zio ventiquattrenne che trovò la forza di tuffarsi in prima linea per soccorrere il suo superiore, accasciato in una buca, trafitto dal piombo, spacciato. Non lo abbandonò mai, morì con lui. Senza retorica, con la nostalgia dei buoni sentimenti oltreché <<dei valori sacri su cui si sono formate
generazioni e generazioni", gli associati hanno accompagnato le preghiere ai racconti eroici, gli interminabili minuti di silenzio con un tricolore disteso per trenta metri alle spiegazioni geopolitiche sulle strategie belliche fra giugno e il novembre del 1942. E poi passaggi alla base italiana di <<Quota 33>> che fu casa-base per chi si dedicò alla straziante catalogazione delle spoglie , e ancora manciate di sabbia tirate su da ogni singolo escursionista in ampolle trasparenti supportate da questo testamento di un giovanissimo d'allora <<El Alamein è lo spirito di quegli eroi che tali sono e che tali rimarranno nel tempo. Dopo tanti anni ci sono ritornato, ho camminato ancora per confondere i ricordi e le lacrime con la sabbia infuocata>>. Non c'è tempo, nè voglia di comizi. Al più giovani i capi delegazione spiegano che si è venuti fin qui, con animo esplorativo, a celebrare l'amore ritrovato di quei ragazzi (<<e che nessuno osi più disperderlo>>) più che il loro, indiscusso, indiscutibile, valore militare. Un amore che non conosce nazionalità e che si accompagna a sentimenti universali quali l'onore, la fede, la tradizione, la patria. <<Noi torniamo qui perché è qui che si rigenera il futuro>> sussurra Fabio Rampelli. Concetti che riecheggiano cristianamente nell'omelia del cappellano sin dentro la torre ottagonale in avorio voluta dall'ufficiale degli alpini Paolo Caccia Dominioni. Il sole è al tramonto, il vento soffia più forte. L'uno e l'altro irrompono dalla porta del sacrario. Sembrano dar voce all'aldilà, fantasmi della Folgore. Scherzi da brivido tipici di El Alamein. La messa è finita. Alle spalle del sacrario lasci il deserto dei ricordi. Davanti incroci il mare blu sfiorato da un gabbiano. Una bella immagine, fra passato e futuro.

- Torna alla pagina iniziale di RICORDANDO EL ALAMEIN -









Copyright © by Fabio Rampelli - Alleanza Nazionale Lazio
Tutti i diritti riservati.

[ Indietro ]
Content ©
  Sito a cura dell'Ufficio Stampa di Fabio Rampelli    · info@comitatoelettorale.com 06/88644196 ·   Webmaster:Raffaele Persichetti.
PHP-Nuke Copyright © 2004 by Francisco Burzi. This is free software, and you may redistribute it under the GPL. PHP-Nuke comes with absolutely no warranty, for details, see the license. sitemap