
Ora possiamo dirlo. Nessuno avrebbe scommesso
una lira sulla possibilità che la Regione Lazio
riuscisse a riformare la legge sul Diritto allo Studio.
Era considerata un vero e proprio tabù, forse
un ostacolo insormontabile, anche perché - dietro
alle migliori intenzioni di produrre un'architettura
nuova capace di migliorare i servizi - si nascondevano
i soliti interessi economici che miravano a tirare la
coperta dalla loro parte. E' la vecchia storia del rapporto
tra politica ed economia che si riproduce automaticamente,
perfino noiosamente.
Bene, noi ci vantiamo di averlo ricondotto alla giusta
dimensione, dando assoluta prevalenza nelle scelte generali
ai bisogni degli studenti e delle famiglie. Così
è stato per la nascita di Lazioadisu, società
a prevalente capitale pubblico dove 'qualcuno' - che
si è dovuto poi arrendere di fronte alla nostra
battaglia - voleva una maggioranza di quote per i privati
e nel cui Consiglio d'amministrazione figurano sei studenti
su sedici membri, proprio per accentuare la vocazione
sociale e non speculativa degli organismi del Diritto
allo Studio. E' stata una scelta coraggiosa, che neppure
la sinistra ha mai saputo concretizzare e che ci fa
sentire orgogliosi nell'aver dato il giusto spazio a
coloro che rivestono il ruolo di utenti dei servizi,
conquistando sul campo il diritto-dovere di sindacarne
il funzionamento.
Questo opuscolo tratterà schematicamente, ma
con profondità, gli altri aspetti innovativi
della riforma: il decentramento, il controllo, l'autogestione
Ma presentando agli studenti, ai docenti, al personale
dell'Università questa nuova norma non si può
fare a meno di sottolineare l'apporto decisivo di Azione
universitaria. Senza questa organizzazione di studenti
volenterosi probabilmente avremmo avuto un'altra legge,
più burocratica, più liberista, più
centralista, dove il principio fondamentale del coinvolgimento
e della partecipazione responsabile all'attività
degli organismi del Diritto allo Studio sarebbe rimasto
distante e i servizi non sarebbero cambiati di una virgola,
borse di studio in testa.
A loro va dunque il mio ringraziamento, perché
quando si devono affrontare lobbies e potentati è
meglio sempre essere in buona compagnia e la loro, davvero,
è stata una compagnia numerosa e sempre attenta.
Ma a noi piace annoverarci tra gli spiriti liberi, quindi
vi diciamo subito che affrontiamo la nuova stagione
senza pregiudizi. Se qualcosa nel nuovo sistema non
funzionerà, ci faremo immediatamente promotori
dei necessari cambiamenti, rinunciando a recitare ruoli
servili di accondiscendenza nei confronti di una parte
politica. I servizi devono funzionare, questo ci interessa
e gli studenti devono trarre i maggiori vantaggi per
poter crescere migliori nell'Italia del domani.
Fabio
Rampelli
ABEMUS
PAPAM
O
meglio, finalmente la Regione Lazio approva la riforma
del Diritto allo Studio universitario dopo anni di attesa.
Una riforma che ha avuto un iter travagliato per l'importanza
e la delicatezza di questo tema per gli studenti universitari
che quotidianamente, nel bene e nel male, hanno a che
fare con la rete di servizi che riguardano il Diritto
allo Studio. Pensiamo alle mense, agli alloggi, alle
borse di studio e, di conseguenza, alla reale e profonda
esigenza, condivisa da tutti gli operatori del settore,
di riformare un sistema caratterizzato da sprechi e
diseconomie di gestione che finivano inevitabilmente
per penalizzare gli studenti, soprattutto quelli più
bisognosi e meritevoli.
Azione universitaria in questo iter ha rappresentato
la voce e i bisogni degli studenti attraverso l'elaborazione
di proposte e correttivi della bozza iniziale riassunti
in una piattaforma che abbiamo sostenuto, con decisione
e fermezza, negli incontri che si sono svolti in Regione.
Abbiamo affrontato in maniera serena il problema dell'afflusso
di stranieri ai quali viene di volta in volta dato un
alloggio in base a certificazioni patrimoniali non sempre
vere, a causa della difficoltà di effettuare
verifiche efficaci; ciò ha causato negli ultimi
anni problemi di ordine pubblico e sicurezza degli stabili
adibiti ad alloggi universitari. Si è convenuto
che risulta necessario prevedere controlli più
accurati e rigorosi, affinché si dia seguito
a uno dei principi cardine della nuova riforma e cioè
che le risorse siano distribuite effettivamente a coloro
che si trovano in situazioni di disagio e difficoltà
economica.
Per Azione universitaria, comunque, non si poteva prescindere
da alcune esigenze fondamentali che dovevano essere,
e alla fine sono state, recepite nella riforma: l'aumento
delle rappresentanze studentesche in seno agli organi
decisionali, l'istituzione di organi di controllo sulla
qualità, l'efficienza e l'efficacia dei servizi
erogati, il decentramento territoriale della gestione
degli interventi e la maggioranza pubblica nel capitale
delle società appositamente istituite, la possibilità
per le associazioni e le cooperative studentesche di
partecipare alla gestione dell'informazione e dell'orientamento
educativo e al lavoro, con ausili culturali e didattici,
viaggi di studio e ricerca.
In sostanza abbiamo fatto in modo che fossero gli studenti
i veri protagonisti del Diritto allo Studio. Eravamo
stanchi di subire passivamente le inefficienze di un
sistema che aveva l'obbligo di assicurarci un diritto
sacrosanto che, invece, calpestava regolarmente a causa
di un burocratismo asfissiante e del 'menefreghismo'
della vecchia politica.
Insomma a differenza di quelle realtà studentesche
che hanno nascosto la testa sotto la sabbia nel momento
delle decisioni per rialzarla improvvisamente alla fine
dell'iter legislativo, con l'intento evidente di strumentalizzare
ogni tentativo di cambiamento, la destra universitaria
è stata protagonista fin dall'inizio di questa
riforma, interpretando il ruolo di rappresentante della
Comunità studentesca prescindendo dagli schieramenti
politici, tanto da essersi spesso scontrata con il governo
regionale per salvaguardare soltanto i diritti degli
studenti.
Il
nostro ruolo tuttavia non si esaurisce qui. Chiusa la
fase propositiva e istituzionale con un saldo attivo
per gli studenti, comincerà ora quella dell'accelerazione
nell'applicazione della riforma, del buon funzionamento
degli organi varati, del controllo costante nell'erogazione
di servizi efficienti. E, possiamo esserne certi, non
faremo sconti a nessuno perché desideriamo contribuire
alla nascita di un sistema universitario finalmente
moderno, capace di formare la classe dirigente del futuro.
AZIONE
UNIVERSITARIA
_____________________________________________
La
nuova legge approvata dal Consiglio regionale del Lazio
disciplina un sistema organico di interventi per il
Diritto allo Studio la cui filosofia è quella
di trovare un adeguato equilibrio tra l'esigenza di
tutelare un prezioso e fondamentale diritto e la creazione
di un valore economico che garantisca un certo livello
qualitativo e quantitativo nella gestione dei servizi
e dei benefici connessi. In altri termini ciò
significa svolgere la funzione pubblica anche attraverso
servizi sviluppati con logica imprenditoriale cioè
tramite il coinvolgimento di soggetti privati. Tutto
ciò con il pieno rispetto del principio di sussidiarietà
orizzontale cioè il pronto intervento del pubblico
nel momento in cui il privato non riesce a soddisfare
la domanda di servizi dagli studenti universitari a
determinati livelli e a costi contenuti.
COSA
CAMBIA
Diverse
le novità introdotte dalla riforma (legge regionale
25/08/03 n° 25 allegata nel testo integrale alla
fine dell'opuscolo) che di seguito sono elencate al
fine di una comprensione più accessibile.
Non mutano sicuramente le finalità (art.1) e
i principi (art.2) ai quali si rifà la nuova
legge intesa a rimuovere gli ostacoli di ordine economico,
sociale e culturale al fine di garantire ai soggetti
capaci e meritevoli, però sprovvisti o carenti
di propri mezzi, di terminare il proprio iter universitario.
Tutto ciò avviene attraverso l'erogazione di
interventi (art.3) suddivisi in due categorie: il primo
riguarda i servizi assicurati alla generalità
degli studenti quali la ristorazione, l'assistenza sanitaria
in raccordo con le ASL, l'informazione e l'orientamento
educativo e al lavoro (attraverso un rapporto di collaborazione
stretto con aziende, istituti ecc.), l'assistenza legale
e gli ausili culturali e didattici; il secondo riguarda
i servizi assicurati attraverso concorso pubblico con
particolare riferimento alla situazione patrimoniale
e di reddito degli studenti che vi partecipano, quali
borse di studio, posti alloggio, prestiti d'onore, trasporto,
viaggi di studio e ricerca.
Ma
vediamo nello specifico cosa cambia effettivamente e
quali le novità introdotte dalla riforma:
1)
LA NASCITA DI LAZIOADISU
(art.6)
Laziodisu
è un ente strumentale di diritto pubblico della
Regione Lazio dotato di una autonomia patrimoniale e
gestionale che andrà a inglobare in un unico
soggetto le funzioni delle diverse Adisu presenti nel
territorio regionale che saranno abrogate nel momento
dell'entrata in vigore effettiva della riforma. Sostanzialmente
spariscono le singole Adisu di ogni università
che saranno sostituite da un unico ente: Laziodisu.
Avrà sede a Roma e sarà composto da un
Presidente, che ne avrà la rappresentanza istituzionale,
un consiglio d'amministrazione composto da sedici membri,
di cui ben sei rappresentanti degli studenti (poco meno
della metà dei membri complessivi!) e da un collegio
di revisori contabili.
Compito di Laziodisu è la gestione dei servizi
previsti dal Diritto allo Studio (alloggi, borse di
studio, ristorazione
) attraverso la definizione
di un programma annuale (art.20) nel quale saranno previste
le priorità e i livelli degli interventi, i beneficiari,
le risorse, i criteri e le modalità di erogazione
dei servizi. Insomma diventerà il punto nevralgico
dell'intero sistema.
2)
L'ISTITUZIONE DELLE LAZIOADISU TERRITORIALI
(art.13)
Al
fine di evitare un accentramento e un appesantimento
burocratico eccessivo su Laziodisu con il rischio di
un immobilismo totale dell'intero sistema, la legge
prevede l'istituzione di Laziodisu territoriali che
avranno come riferimento ciascuna delle università
statali del Lazio e compiti amministrativi e gestionali
nell'ambito territoriale nel quale opereranno.
Le Laziodisu territoriali saranno gestite da un Comitato
direttivo (art.14) composto da cinque rappresentanti
di cui due eletti dagli studenti; il Comitato direttivo
al suo interno eleggerà un Presidente.
Ciascuna Laziodisu territoriale non solo avrà
la singola gestione degli interventi e dei servizi dell'università
nella quale opera, ma parteciperà attivamente
alla formazione del programma operativo annuale mediante
la formulazione di proposte al consiglio d'amministrazione
di Laziodisu indicando le priorità degli interventi
nell'ambito territoriale, in modo da poter incidere
efficacemente sulle singole università laziali.
3)
LA COMMISSIONE DI SORVEGLIANZA
(art.15)
Altro
organo previsto e istituito dalla riforma è la
Commissione di sorveglianza alla quale spetterà
uno dei compiti più delicati e sensibili stabilita
dalla legge 25; infatti la Commissione ha la funzione
di controllare il livello qualitativo e quantitativo
dei servizi erogati dalle Laziodisu territoriali. In
altri termini spetta alle Commissioni di sorveglianza
diventare il "termometro" del gradimento e
del soddisfacimento dei servizi erogati da parte di
coloro che dovranno usufruirne e cioè gli studenti
universitari.
Queste saranno composte da nove membri di cui ben quattro
rappresentanti eletti dagli studenti.
4)
L'AUTOGESTIONE DEI SERVIZI
(art. 24)
C'è
ancora da sottolineare un'importante novità della
riforma che segna un'ulteriore nota di discontinuità
con la vecchia legge: sulla base di apposite convenzioni,
alcuni dei suddetti servizi potranno essere gestiti
da associazioni e cooperative studentesche costituite
e operanti nelle università. Ciò significa
che gli studenti non sono più soggetti passivi
che subiscono l'inefficienza dell'intero sistema, ma
partecipano attivamente e sono i veri protagonisti della
gestione e della realizzazione di quello che dalla Costituzione
italiana è stabilito e riconosciuto come un diritto.