Rincominciare da chi crede
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Nel mondo di oggi, "a diversi livelli emerge drammaticamente la scissione, e talvolta il contrasto tra la ricerca della bellezza, compresa pero' riduttivamente come forma esteriore, come apparenza da perseguire a tutti i costi, e quella della verita' e bonta' delle azioni che si compiono per realizzare una certa finalita'". Lo denuncia Benedetto XVI nel messaggio letto questa mattina dal card. Tarcisio Bertone, segretario di Stato e latore del testo, all'assemblea pubblica delle accademie pontificie.
"Una ricerca della bellezza che fosse estranea o avulsa dall'umana ricerca della verita' e della bonta' - spiega il messaggio - si trasformerebbe, come purtroppo succede, in mero estetismo, e, soprattutto per i piu' giovani, in un itinerario che sfocia nell'effimero, nell'apparire banale e superficiale o addirittura in una fuga verso paradisi artificiali, che mascherano e nascondono il vuoto e l'inconsistenza interiore". Per il Papa teologo, il "dibattito culturale ed artistico" e la "realta' quotidiana" ci richiamano dunque "la necessita' e l'urgenza di un rinnovato dialogo tra estetica ed etica, tra bellezza, verita' e bonta'". E alla conseguente necessita' di "un allargamento degli orizzonti della ragione". "In questa prospettiva - sottolinea Ratzinger - bisogna tornare a comprendere anche l'intima connessione che lega la ricerca della bellezza con la ricerca della verita' e della bonta'. Una ragione che volesse spogliarsi della bellezza risulterebbe dimezzata, come anche una bellezza priva di ragione si ridurrebbe ad una maschera vuota ed illusoria". L'annuncio del Vangelo, afferma il Papa, "deve essere percepito nella sua bellezza e novita', e per questo e' necessario saper comunicare con il linguaggio delle immagini e dei simboli; la nostra missione quotidiana deve diventare eloquente trasparenza della bellezza dell'amore di Dio per raggiungere efficacemente i nostri contemporanei, spesso distratti e assorbiti da un clima culturale non sempre propenso ad accogliere una bellezza in piena armonia con la verita' e la bonta', ma pur sempre desiderosi e nostalgici di una bellezza autentica, non superficiale ed effimera". Anche il recente Sinodo dei vescovi, conclude Benedetto XVI, ha ribadito "la bonta' e l'efficacia della 'via pulchritudinis', uno dei possibili itinerari, forse quello piu' attraente ed affascinante, per comprendere e raggiungere Dio", citando in proosito la "Lettera agli Artisti" di Giovanni Paolo II "sul fecondo quanto problematico dialogo tra questi e la fede cristiana, vissuta nella comunita' dei credenti". "In un mondo che si muove di piu' sul calcolo e si ferma alla superficie, dobbiamo celebrare di piu' la capacita' dello stupore", ha commentato mons. Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, intervevendo all'assemblea pubblica delle accademie pontificie. "L'estetica e l'etica, tema tormentato nei secoli - ha proseguito Ravasi - in realta' e' il punto di partenza costante non solo della rivelazione biblica, ma anche della grande cultura greco-romana". "Nell'ebraico - ha ricordato il biblista - la parola che indica il bene e il bello e' una parola sola": "in un mondo sfregiato dalla bruttura e dalla bruttezza", occorre "ritrovare la bellezza anche nel fare il bene". Nella Bibbia,n pero', c'e' anche la "contemplazione della bellezza", perche' "la fusione tra etica ed estetica non elide la qualita' propria della bellezza". In questa prospettiva, ha fatto notare Ravasi, "la bellezza per la Bibbia e' anche una teofania, un'epifania di Dio". Nelle Sacre Scritture, in altre parole, "non c'e' estetismo fine a se stesso", perche' "la vera estetica non puo' mai prescindere dalla ricerca del suo fondamento". "Vivere nella Bibbia - ha concluso Ravasi - e' un modo per fare teologia, per entrare nello splendore di Dio".
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