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Rincominciare da chi crede

 



21 gennaio 2009 » Piacer della lettura: Obama: l'intervento integrale
Cultura ed Identità

di Fabio Rampelli

Ebbene sì, la decisione è presa, pubblico sul mio sito il testo integrale dell'intervento del primo presidente afroamericano degli Stati Uniti. Molti di noi lo hanno visto ieri, altri ne avranno sentito parlare: una folla oceanica di bianchi, neri, ispanici, musulmani, di ogni censo ha partecipato al giuramento. Commozione, lacrime, entusiasmo, ma anche concentrazione sulle sfide da affrontare e sui sogni da perseguire. Con questo spirito, il nuovo presidente degli Stati Uniti si è presentato ai suoi connazionali senza paura di evocare i grandi valori della tradizione oratoria americana: le "sacre scritture", i "padri fondatori", il "popolo", gli "ideali", gli "antenati", il "sacrificio"... Anche quando parla della sfida ambientale, riesce a non perdersi nei tecnicismi e nelle frasi di maniera ma lancia un'altra sfida, a lungo attesa dall'Europa: "Imbriglieremo il sole e i venti e il suolo per alimentare le nostre auto e mandare avanti le nostre fabbriche". Il punto quindi non è quello di pubblicare Obama perchè ci si trova comunque, a prescindere dai contenuti, in un appuntamento storico ed è giusto raccontarlo, ma dare conto dei contenuti perchè molti passaggi del neopresidente americano sono condivisi. Sarà pure "democratico" e quindi tendezialmente non di destra, ma ci sembra di percepire una stessa tensione e, perchè no, una stessa visione della politica e della storia che lo accumuna a Sarkozy, a Cameron, ad Aznar, ai tanti giovani leader emergenti di una nuova destra europea. Con questo atto significativo vogliamo incoraggiare questa nuova generazione aldilà delle parti, che avrà il compito di ricostruire un nuovo mondo sulle macerie di un irresponsabile ottimismo liberista dal vago sapore classista cha ha attraversato il secondo dopoguerra e infine moltiplicato le povertà e i rischi per la sicurezza dell'uomo e per l'ambiente. Anche noi vogliamo accarezzare quel sogno: imbrigliare il sole e i venti e il suolo... per ricostruire una nuova Italia.

 

Leggi l'intervento integrale del presidente Barack Obama

 



 obama_2.pdfVisualizza il file obama_2.pdf 

'Miei concittadini.

 

Sono qui oggi pieno di umiltà di fronte al compito che abbiamo di

fronte, grato per la fiducia che mi avete dimostrato, conscio dei

sacrifici compiuti dai nostri antenati. Ringrazio il presidente

Bush per il suo servizio alla nostra nazione, come anche per la

generosità e la cooperazione che ha dimostrato in questo periodo

di transizione.

 

Quarantaquattro americani adesso hanno pronunciato il giuramento

presidenziale, parole che sono state dette in tempi di prosperità

e nelle acque tranquille della pace. Ma ogni tanto il giuramento

è pronunciato in mezzo a nuvole che si addensano e a  temporali

furiosi. In questi momenti, l'America è andata avanti non solo

grazie alla abilità e alla lungimiranza di chi la guidava ma

perchè 'Noi, il popolo', siamo rimasti fedeli agli ideali dei

nostri antenati, e fedeli ai nostri documenti fondatori.

 

Così è stato. Così deve essere in questa generazione di americani.

 

Che siamo nel mezzo di una crisi ormai è stato ben capito. Il

nostro Paese è in guerra, contro una rete dai lunghi tentacoli di

violenza e di odio. La nostra economia è gravemente indebolita,

conseguenza della rapacità e della irresponsabilità di alcuni, ma

anche della nostra collettiva incapacità di fare scelte difficili

e preparare il paese per una nuova era. Alcuni hanno perso la

casa, altri il lavoro, imprese sono fallite. Il nostro sistema

sanitario è troppo costoso, le nostre scuole non funzionano per

troppi, e ogni giorno ci porta altre prove che il modo in cui

usiamo l'energia rafforza i nostri avversari e minaccia il nostro

pianeta.

 

Questi sono gli indicatori della crisi, misurabili con le cifre e

le statistiche. Meno misurabile ma non meno profonda è la perdita

di fiducia in tutta la nostra terra, l'insistente timore che il

declino dell'America sia inevitabile, e che la nuova generazione

dovrà abbassare le sue mire.

 

Oggi vi dico che le sfide che affrontiamo sono reali. Sono serie

e sono molte. Non sarà possibile risolverle facilmente né in

breve tempo. Ma sappi questo, America: le risolveremo.

 

In questo giorno, ci riuniamo perché abbiamo scelto la speranza

invece della paura, l'unità d'intenti invece del conflitto e

della discordia. In questo giorno, veniamo a proclamare la fine

delle meschine divergenze e delle false promesse, delle

recriminazioni e dei dogmi usurati che per troppo tempo hanno

strangolato la nostra politica.

 

Rimaniamo una giovane nazione, ma nelle parole delle Scritture, è

giunto il momento di mettere da parte le cose da bambino (NdT:

Lettera Ai Corinzi, 13:11). E' giunto il momento di riaffermare

il nostro spirito; di scegliere la nostra storia migliore, di

sostenere quel dono prezioso, quella nobile idea passata di

generazione in generazione: la promessa divina che tutti sono

uguali, tutti sono liberi, tutti meritano l'opportunità di

perseguire la loro piena felicità.

 

Nel riaffermare la grandezza della nostra nazione, capiamo che la

grandezza non va mai data per scontata. Bisogna guadagnarsela. Il

nostro viaggio non è mai stato fatto di scorciatoie o di ribassi.

Non è stato un sentiero per i deboli di cuore, per chi preferisce

l'ozio al lavoro, o cerca solo i piaceri delle ricchezze e della

celebrità. E' stato invece il percorso di chi corre rischi, di

chi agisce, di chi fabbrica: alcuni celebrato ma più spesso

uomini e donne oscuri nelle loro fatiche, che ci hanno portato in

cima a un percorso lungo e faticoso verso la prosperità e la

libertà.

 

Per noi hanno messo in valigia le poche cose che possedevano e

hanno traversato gli oceani alla ricerca di una nuova vita.

 

Per noi hanno faticato nelle fabbriche e hanno colonizzato il

West; hanno tollerato il morso della frusta e arato il duro

terreno.

 

Per noi hanno combattuto e sono morti in posti come Concord e

Gettysburg, la Normandia e Khe Sahn.

 

Ancora e ancora questi uomini e queste donne hanno lottato e si

sono sacrificati e hanno lavorato fino ad avere le mani in

sangue, perché noi potessimo avere un futuro migliore. Vedevano

l'America come più grande delle somme delle nostre ambizioni

individuali, più grande di tutte le differenze di nascita o censo

o partigianeria'.


 

Roma, 20 gen. (Apcom) - Segue il testo integrale del discorso

inaugurale di Barack Obama:

 

'Questo è il viaggio che continuiamo oggi. Rimaniamo il paese più

prosperoso e più potente della Terra. I nostri operai non sono

meno produttivi di quando la crisi è cominciata. Le nostre menti

non sono meno inventive, i nostri beni e servizi non meno

necessari della settimana scorsa o del mese scorso o dell'anno

scorso. Le nostre capacità rimangono intatte. Ma il nostro tempo

di stare fermi, di proteggere interessi meschini e rimandare le

decisioni sgradevoli, quel tempo di sicuro è passato. A partire

da oggi, dobbiamo tirarci su, rimetterci in piedi e ricominciare

il lavoro di rifare l'America.

 

Perché ovunque guardiamo, c'è lavoro da fare. Lo stato

dell'economia richiede azioni coraggiose e rapide, e noi agiremo:

non solo per creare nuovi lavori ma per gettare le fondamenta

della crescita. Costruiremo le strade e i ponti, le reti

elettriche, le linee digitali per nutrire il nostro commercio e

legarci assieme. Ridaremo alla scienza il posto che le spetta di

diritto e piegheremo le meraviglie della tecnologia per

migliorare le cure sanitarie e abbassarne i costi. Metteremo le

briglie al sole e ai venti e alla terra per rifornire le nostre

vetture e alimentare le nostre fabbriche. E trasformeremo le

nostre scuole e i college e le università per soddisfare le

esigenze di una nuova era. Tutto questo possiamo farlo. E tutto

questo faremo.

 

Ci sono alcuni che mettono in dubbio l'ampiezza delle nostre

ambizioni, che suggeriscono che il nostro sistema non può

tollerare troppi piani grandiosi. Hanno la memoria corta. Perché

hanno dimenticato quanto questo paese ha già fatto: quanto uomini

e donne libere possono ottenere quando l'immaginazione si unisce

a uno scopo comune, la necessità al coraggio.

 

Quello che i cinici non riescono  a capire è che il terreno si è

mosso sotto i loro piedi, che i diverbi politici stantii che ci

hanno consumato tanto a lungo non hanno più corso. La domanda che

ci poniamo oggi non è se il nostro governo sia troppo grande o

troppo piccolo, ma se funziona: se aiuta le famiglie a trovare

lavori con stipendi decenti, cure che possono permettersi, una

pensione dignitosa. Quando la risposta è sì, intendiamo andare

avanti. Quando la risposta è no, i programmi saranno interrotti.

E quelli di noi che gestiscono i dollari pubblici saranno

chiamati a renderne conto: a spendere saggiamente, a riformare le

cattive abitudini, e fare il loro lavoro alla luce del solo,

perché solo allora potremo restaurare la fiducia vitale fra un

popolo e il suo governo'.
Roma, 20 gen. (Apcom) - Segue il testo

integrale del discorso inaugurale di Barack Obama:

 

'Né la domanda è se il mercato sia una forza per il bene o per il

male. Il suo potere di generare ricchezza e aumentare la libertà

non conosce paragoni, ma questa crisi ci ha ricordato che senza

occhi vigili, il mercato può andare fuori controllo, e che un

paese non può prosperare a lungo se favorisce solo i ricchi. Il

successo della nostra economia non dipende solo dalle dimensioni

del nostro prodotto interno lordo, ma dall'ampiezza della nostra

prosperità, dalla nostra capacità di ampliare le opportunità a

ogni cuore volonteroso, non per beneficenza ma perché è la via

più sicura verso il bene comune.

 

Per quel che riguarda la nostra difesa comune, respingiamo come

falsa la scelta tra la nostra sicurezza e i nostri ideali. I

Padri Fondatori, di fronte a pericoli che facciamo fatica a

immaginare, prepararono un Carta che garantisse il rispetto della

legge e i diritti dell'uomo, una Carta ampliata con il sangue

versato da generazioni. Quegli ideali illuminano ancora il mondo

e non vi rinunceremo in nome del bisogno. E a tutte le persone e

i governi che oggi ci guardano, dalle capitali più grandi al

piccolo villaggio in cui nacque mio padre, dico: sappiate che

l'America è amica di ogni nazione e di ogni uomo, donna e bambino

che cerca un futuro di pace e dignità, e che siamo pronti di

nuovo a fare da guida. 

 

Ricordate che le generazioni passate sconfissero il fascismo e il

comunismo non solo con i carri armati e i missili, ma con

alleanze solide e convinzioni tenaci. Capirono che la nostra

forza da sola non basta a proteggerci, né ci dà il diritto di

fare come ci pare. Al contrario, seppero che il potere cresce

quando se ne fa un uso prudente; che la nostra sicurezza promana

dal fatto che la nostra causa giusta, dalla forza del nostro

esempio, dalle qualità dell'umiltà e della moderazione.

 

Noi siamo i custodi di questa eredità. Guidati ancora una volta

da questi principi, possiamo affrontare quelle nuove minacce che

richiedono sforzi ancora maggiori - e ancora maggior cooperazione

e comprensione fra le nazioni. Inizieremo a lasciare

responsabilmente l'Iraq al suo popolo, e a forgiare una pace

pagata a caro prezzo in Afghanistan. Insieme ai vecchi amici e

agli ex nemici, lavoreremo senza sosta per diminuire la minaccia

nucleare, e allontanare lo spettro di un pianeta surriscaldato.

Non chiederemo scusa per la nostra maniera di vivere, né

esiteremo a difenderla, e a coloro che cercano di ottenere i loro

scopi attraverso il terrore e il massacro di persone innocenti,

diciamo che il nostro spirito è più forte e non potrà essere

spezzato. Non riuscirete a sopravviverci, e vi sconfiggeremo.

 

Perché sappiamo che il nostro multiforme retaggio è una forza,

non una debolezza: siamo un Paese di cristiani, musulmani, ebrei

e indù - e di non credenti; scolpiti da ogni lingua e cultura,

provenienti da ogni angolo della terra. E dal momento che abbiamo

provato l'amaro calice della guerra civile e della segregazione

razziale, per emergerne più forti e più uniti, non possiamo che

credere che odii di lunga data un giorno scompariranno; che i

confini delle tribù un giorno si dissolveranno; che mentre il

mondo si va facendo più piccolo, la nostra comune umanità dovrà

venire alla luce; e che l'America dovrà svolgere un suo ruolo

nell'accogliere una nuova era di pace.
Roma, 20 gen. (Apcom) -

Segue e conclude il testo integrale del discorso inaugurale di

Barack Obama:

 

 

Al mondo islamico diciamo di voler cercare una nuova via di

progresso, basato sull'interesse comune e sul reciproco rispetto.

A quei dirigenti nel mondo che cercano di seminare la discordia,

o di scaricare sull'Occidente la colpa dei mali delle loro

società, diciamo: sappiate che il vostro popolo vi giudicherà in

base a ciò che siete in grado di costruire, non di distruggere. A

coloro che si aggrappano al potere grazie alla corruzione,

all'inganno, alla repressione del dissenso, diciamo: sappiate che

siete dalla parte sbagliata della Storia; ma che siamo disposti a

tendere la mano se sarete disposti a sciogliere il pugno. 

 

Ai popoli dei Paesi poveri, diciamo di volerci impegnare insieme

a voi per far rendere le vostre fattorie e far scorrere acque

pulita; per nutrire i corpi e le menti affamate. E a quei Paesi

che come noi hanno la fortuna di godere di una relativa

abbondanza, diciamo che non possiamo più permetterci di essere

indifferenti verso la sofferenza fuori dai nostri confini; né

possiamo consumare le risorse del pianeta senza pensare alle

conseguenze. Perché il mondo è cambiato, e noi dobbiamo cambiare

insieme al mondo.

 

Volgendo lo sguardo alla strada che si snoda davanti a noi,

ricordiamo con umile gratitudine quei coraggiosi americani che in

questo stesso momento pattugliano deserti e montagne lontane.

Oggi hanno qualcosa da dirci, così come il sussurro che ci arriva

lungo gli anni dagli eroi caduti che riposano ad Arlington:

rendiamo loro onore non solo perché sono custodi della nostra

libertà, ma perché rappresentano lo spirito di servizio, la

volontà di trovare un significato in qualcosa che li trascende.

Eppure in questo momento - un momento che segnerà una generazione

- è precisamente questo spirito che deve animarci tutti.

 

Perché, per quanto il governo debba e possa fare, in definitiva

sono la fede e la determinazione del popolo americano su cui

questo Paese si appoggia. E' la bontà di chi accoglie uno

straniero quando le dighe si spezzano, l'altruismo degli operai

che preferiscono lavorare meno che vedere un amico perdere il

lavoro, a guidarci nelle nostre ore più scure. E' il coraggio del

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