“Il dibattito che si è sviluppato in seguito alle notizie riportate dalla stampa sulla possibile abolizione delle dieci Province con meno di 220 mila abitanti, deve comunque indurre il Pdl ad assumere una posizione lineare e responsabile sulla materia”.
“I commenti che giungono da Confindustria, da un lato di apprezzamento e dall'altro di incoraggiamento a intraprendere provvedimenti strutturali per ridurre i costi dello Stato, confermano la necessità di semplificare l'organizzazione dell'amministrazione pubblica. Tra Regioni, Regioni a Statuto speciale, Province, Province autonome e Comuni esistono oggettivamente delle sovrapposizioni di competenze che producono duplicazioni di costi e, come l'ha definita il Presidente Berlusconi, un'odiosa "oppressione burocratica" anch'essa colpevole di una crescita difficile e rallentata”. “Probabilmente le Province, soprattutto in alcune aree geografiche, sono più radicate nella cultura popolare delle stesse Regioni, più affini alla storia della nazione e più vicine ai bisogni dei cittadini, ma non credo si possa mettere in discussione l'esistenza in vita delle Regioni né quella dei comuni, né si può lasciare il territorio nel caos e far passare questa congiuntura senza sfrondare, organizzativamente ed economicamente, l'architettura dello Stato”. “Dunque è a mio giudizio indispensabile, soprattutto in epoca di federalismo autentico e dinamico, che questo governo metta nell'agenda l'abolizione delle Province, facendo assumere a ciascuna forza politica la sua quota parte di responsabilità e precisando i costi dell'eventuale indisponibilità di qualcuno ad abolire gli enti superflui, generando il blocco dei contratti, l'aumento delle tasse locali, la rinuncia agli incentivi per le aziende, la parziale diminuzione dei fondi sulla sicurezza".
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