Rincominciare da chi crede
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"Il Parlamento reagisca a questa ondata delegittimante che nasce da qualunquismo travestito da pseudo inchieste giornalistiche. Uffici di presidenza e gruppi parlamentari hanno il dovere di scendere in campo con energia difendendo l'onorabilità delle istituzioni e di ciascun parlamentare, affrontando con coraggio questo assalto che dura da anni e di fronte al quale finora si sono timidamente nascosti, quando non hanno provato demagogicamente a cavalcare l'onda dell'antipolitica".
"Far parte degli organi più prestigiosi delle assemblee elettive, con tanto d'indennità maggiorate e servizi di molto superiori a quelli di un singolo deputato o senatore, significa anche accettare di svolgere quell'azione di sindacato che è preclusa ai parlamentari, i quali non hanno altri organi di rappresentanza e tutela se non l'ufficio di presidenza e il gruppo d'appartenenza. Chi non se la sente di fare questa battaglia a tutela del Parlamento, faccia un passo indietro. Servono personalità autorevoli libere da ogni condizionamento che accettino il rischio dell'impopolarità, ma dicano la verità in una conferenza stampa ufficiale, indetta dai Presidenti delle camere, e non delegata a comunicati semiclandestini. La gente per strada ci insulta pensando che ci mettiamo in tasca 30000 euro/mese, che andiamo al cinema e al teatro gratis, che non paghiamo ristoranti, alberghi, mezzi pubblici e taxi, che abbiamo auto blu, autista e cellulare di servizio pagato dallo stato, che siamo dei fannulloni con poche ore la settimana di lavoro e nessuna responsabilità, che non organizziamo attività di rendiconto agli elettori intascandoci il compenso relativo".
"Questi 'falsi d'autore', con il carico di suggestioni negative che sollevano tra i nostri concittadini, imperversano su una stampa i cui giornalisti e direttori, per inciso, sono pagati anche grazie ai lauti finanziamenti pubblici derivanti dalla legge sull'editoria e cioè con i nostri risparmi e andrebbero affrontate con lo strumento della querela, mentre trova di fronte a sé un'inaccettabile coda di paglia forse dettata dall'interesse di taluni per la benevolenza dei media. Le cose vanno ancora peggio sulla rete dei socialnetwork dove imperversano tabelle deliranti sui benefit che sembrano uscite da un film di Walt Disney. E' un attacco concentrico che rischia di minare alla radice lo stesso principio della sovranità popolare senza che nessuno si preoccupi di spiegare quale sia la nostra funzione e quale il carico di lavoro oggettivo che ci compete, lasciando che una legge elettorale certamente imperfetta votata dal 100% dei notabili delle attuali Camere, gli stessi che non si sono toccati i propri vitalizi con la scusa dei diritti acquisiti, divenga l'alibi per generalizzazioni lesive della credibilità della democrazia. E' del tutto evidente infatti che solo tecnocrati e poteri forti possono avere interesse a trasformare le istituzioni democratiche in luoghi frequentati solo da ricchi e radical chic, a cui certo non interessa l'ammontare delle indennità né sono usi ad avere un rapporto con il territorio e gli elettori. Queste riflessioni vogliono rappresentare uno stimolo e una scossa indirizzati a quegli organi che hanno il diritto, il potere e il dovere di ricostruire la dignitá di ciò che il Parlamento rappresenta, demolita in questi anni da una deriva antiparlamentare animata dalla peggiore impronta populista, purtroppo presente anche tra i partiti politici. Le dichiarazioni di singoli deputati o senatori che emergono di tanto in tanto non hanno alcun senso, anzi risultano patetiche perché autoreferenziali e non credibili. Le massime autorità dello stato, i presidenti Schifani e Fini, il presidente Napolitano, ci dicano se il nostro lavoro, che fu il loro, serve a qualcosa o se intendono collaborare alla formazione di nuove assemblee dove venga negato il diritto di accesso a operai, disoccupati, artigiani, giovani e ceto medio, dichiarando morta la vocazione interclassista e popolare del Parlamento".
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