Il deputato del Pdl, Fabio Rampelli ha scritto una lettera al presidente dell’Autorità Garante della privacy, Francesco Pizzetti, per chiedere un suo pronunciamento sulla grave violazione del trattamento dei dati personali da parte di Palazzo Chigi, con trasmissione di dati al quotidiano ‘la Repubblica’.
“Si tratta di un fatto di una gravità inaudita, è stato commesso un illecito. L’avesse fatto Berlusconi ci sarebbe stata un’inchiesta della magistratura. Oggi invece la grande stampa tace”.
“Ho depositato al riguardoun'interrogazione parlamentare che ho allegato alla lettera indirizzata al Garante”.
Segue copia lettera a garante Pizzetti:
Dott. Francesco Pizzetti
Presidente dell'Autorità Garante
per la protezione dei dati personali
Egregio Presidente,
sottopongo alla Sua attenzione e al Suo giudizio un caso delicato nel quale a mio avviso sono state violate le disposizioni contenute nel Codice in materia di protezione dei dati personali, nonché l’articolo 15 della Costituzione.
La informo, altresì, che in qualità di deputato della Repubblica ho testé depositato presso la Camera dei Deputati un’interrogazione al Presidente del Consiglio dei Ministri, Prof. Sen., Mario Monti, per chiedere chiarimenti circa l'utilizzo delle lettere ed email inviate dai cittadini italiani e stranieri al premier, pubblicate sul sito e sul quotidiano ‘ La Repubblica ’. (Per consentirLe di ricostruire tutta la vicenda nella sua gravità, mi sono permesso di allegare la documentazione).
Le espongo i fatti.
Il 28 gennaio 2012 sul sito internet di Palazzo Chigi compare un nuovo link, chiamato ‘Dialogo con il cittadino’ ( http://www.governo.it/Notizie/Palazzo%20Chigi/dettaglio.asp?d=66459)
Nelle sotto-pagine, si trova una sezione che pubblica 4 lettere prescelte su duemila pervenute. Una di queste lettere è firmata da una coordinatrice pedagogica che riporta il pensiero di una bambina: “Lisa, una bambina di due anni e mezzo, alla domanda “che cosa hai visto in TV?”, risponde “Ho visto il nonno Mario, quello che dice le cose giuste per il futuro…”.
Il giorno dopo, domenica 29 gennaio 2012 , il quotidiano ‘ la Repubblica ’ pubblica un articolo a firma di Francesco Bei, “Non mollare sui costi della politica. Le lettere dei cittadini a Monti”, a pag. 14, dal quale si evince che il giornalista ha potuto avere accesso agli atti, in quanto riporta fedelmente i cosiddetti virgolettati stralciati dalle lettere dei cittadini al Presidente del Consiglio. Il giornalista ha potuto vedere esattamente i nomi e i cognomi, la professione e la residenza dei mittenti, i quali con molta probabilità, pur avendo sottoscritto il modulo on line sul trattamento dei dati personali, non potevano sapere che quelle lettere sarebbero state usate per fini diversi da quelli originari.
La normativa prevede che il ‘patrimonio’ epistolare in carico alle amministrazioni dello Stato non sia usato strumentalmente per scopi propagandistici, non sia trasmesso né materialmente né elettronicamente a terzi, né tantomeno possa essere oggetto di articoli di giornali.
Il funzionario che ha in carico tale banca dati è tenuto a non esprimere giudizi, opinioni, essendo vincolato a un obbligo di riservatezza circa il suo ruolo e il patrimonio epistolare.
Da quanto si legge nell’articolo, viceversa, la funzionaria incaricata all’uopo ha diffusamente parlato della natura di queste lettere ed espresso pesanti commenti sulle lettere pervenute durante l’ultimo anno del Governo precedente (“piene di insulti, tanto che molte le cestinavamo”).
Si tratta di fatti e di affermazioni riprovevoli ben lontani dai criteri della buona amministrazione, lesive dell’art. 97 della Costituzione secondo cui “i pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buon andamento e l’imparzialità della pubblica amministrazione” e dell’art. 98 che specifica al I comma che “i pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della Nazione”.
Questo caso rischia di assumere i contorni di una vera e propria schedatura dei cittadini per scopi politici o elettorali. Non solo, ma sono dell’avviso che, alla luce delle affermazioni della funzionaria, su queste lettere siano stati perpetrati atti non consoni al codice che prevede ben altre modalità di archiviazione, registrazione, soppressione delle missive ma solo dopo un certo periodo di tempo dalla loro ricezione.
Credo ci si trovi davanti a un caso inedito e grave che testimonia quanto il trattamento dei dati personali sia concepito in modo ‘spersonalizzato’, come si trattasse di un semplice processo burocratico: una prassi ben lontana dal principio ispiratore del Codice che valorizza la dignità del cittadino in quanto persona dotata di autonomia di giudizio e libertà di espressione.
Nonostante la legislazione in materia sia precisa e cogente, sono convinto sia necessario un pronunciamento ufficiale dell’Autorità che Lei presiede affinché si chiariscano i limiti del rapporto tra Pubblica Amministrazione e mass media nel rispetto della segretezza delle comunicazioni personali dei cittadini e della loro tutela.
Certo di un suo parere tempestivo ed efficace, voglia gradire gli auguri di buon lavoro e i miei più cordiali saluti.
Fabio Rampelli