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VIAGGIO ALLE DEPRESSIONI DI EL QATTARA


VIAGGIO ALLE DEPRESSIONI DI EL QATTARA

. . . . . . . . . . 0ttobre 1942 - ottobre 2003 RITORNO AL FRONTE!

Cronaca del viaggio del "Leone " della folgore TELINO Zagati in compagnia del figlio Luigi ad El Alamein, con un'escursione mirata a Qaret el Himeimat ai confini delle depressioni di El Qattara

Prima del racconto accenno brevemente i viaggi precedenti per capire meglio lo spirito con cui è nata l'idea del viaggio

La prima volta che siamo andati ad El Alamein, risale al lontano 1984, e quella volta il viaggio è stato fatto con un automezzo Fiat Ducato allestito a camper, percorrendo via terra Ia Jugoslavia e la Grecia, quindi dopo la tratta Pireo - Alessandria con la nave, abbiamo raggiunto la zona dei Sacrari. -
Ricordo come fosse ieri che la strada, verso EL Alamein era tutta dissestata, piena di buche, ed in molti casi mancava l'asfalto, ed ai lati era deserto, solo ogni tanto s'incontrava qualche pastore Berbero con i suoi cammelli, mentre erano numerosi i posti di blocco militari, poiché quell'anno l'Egitto era in guerra fredda con la Libia, e specialmente nel tratto oltre Marsa Matrouh verso il confine, sulle dune di sabbia, mimetizzate tra le palme, s'intravedevano postazioni di missili, orientati verso ovest, io incoscientemente ne ho fotografate rischiando (non oso pensare cosa, potevo essere creduto una spia, mi sono reso conto solo dopo, fortunatamente e' andata bene!. - Ora invece l'asfalto è perfetto, ma guardando verso nord, non si riesce quasi più a vedere quelle interminabili distese di spiagge bianchissime, che facevano da cornice ad un mare di uno splendido color turchese, poiché la vista di tale panorama è offuscata da chilometri e chilometri di villette a schiera, in parte ancora in costruzione, che creeranno un imponente centro per il turismo locale dei benestanti di Cairo ed Alessandria

Già quell'anno, dopo aver reso omaggio ai Sacrari, proposi a mio padre: "Proviamo ad inoltrarci nel deserto, verso le depressioni di Qattara? " - "Tu sei tutto matto!" rispose, e continuando dice : "In quella zona è pericolosa! è ancora tutto minato!, io lì durante la prigionia ho partecipato come volontario al ricupero delle salme, ed ho visto due miei commilitoni saltare in aria, ed oltre al rischio delle mine stesse, c'e il pericolo delle bombe innescate che abbiamo lasciato nelle nostre buche, prima di ripiegare verso ovest dove poi siamo stati catturati .
Mugugnando un po' accetto il rifiuto a procedere, e ammettendo che forse aveva ragione proseguiamo il viaggio, cercando verso luoghi più sicuri.

Da allora, che mio padre aveva 63 anni ed io 37, in quei luoghi siamo tornati almeno una decina di volte, non più con il camper, ma in aereo, ed abbiamo sempre raggiunto la meta senza rivolgerci ad agenzie di viaggi; abbiamo partecipato a numerose cerimonie e siamo stati testimoni dell'evolversi delle migliorie apportate anno dopo anno sia ai Sacrari sia alle strade che si percorrono per raggiungerli; Ed eravamo presenti anche alla Solenne cerimonia del 60° anniversario della battaglia, mescolati alle migliaia di persone ed Autorita' convenute per l'occasione .

19 anni dopo , alla rispettabile età di 82 anni compiuti, e tanto per non rimanere in forma, dopo aver effettuato un lancio in tandem, da 4000 metri, nei cieli di Garzigliana ( penso che gli valga il record forse del più anziano reduce in attività aviolancistica) e (forse spronato nel leggere l'avventura raccontata dal Par Mllo Renzo Di Bert , pubblicata a settembre sul giornalino Folgore) mi propone, : " Visto che sono andati loro cosa ne pensi se proviamo ad andarci anche noi, a vedere il Qaret el Himeimat? Magari trovo ancora la mia buca ! " . Subito mi viene di dirgli: - "scusa, ma quando avevi solo 60 anni affermavi che era pericoloso, adesso che ne hai quasi 83 vuoi andarci ?, tanto più che hai appena fatto un sacco d'esami dopo che il medico ti ha detto che hai avuto una leggera forma d'attacco cardiaco ? sei sicuro che le emozioni che ti possono venire andando a vedere quei posti non ti facciano venire veramente un infarto??"
Egli sorride ironicamente e dentro di me penso che sarebbe il colmo che un sopravvissuto a quella battaglia, vada a saltare in aria su una mina dopo 61 anni ed in tempo di pace!;
Ma i desideri di un " Leone " non si discutono, e oltretutto l'idea mi piace e studio i piani.

Sapendo che le celebrazioni ai Sacrari erano anticipate al dodici ottobre incomincio subito a darmi da fare poiché mancano poco piu' di 20 giorni, mi metto subito in contato col caro amico Walter Amatobene, paracadutista nonché WebMaster del sito www.congedatifolgore.com per ottenere il numero telefonico del M.llo Di Bert al quale chiesi in seguito come lui ha fatto ad ottenere i permessi necessari, ed eventualmente dove trovare una guida locale pratico delle piste, anche se noi siamo in possesso di una mappa particolareggiata risalente alla data del 23. 10. 1942 sulla quale sono segnati i campi minati;
Esso mi risponde: "Non è facile, le autorità sono restie, a rilasciarli, in virtù sia del pericolo mine, sia dell'esistenza di presidi militari e di numerosi pozzi petroliferi, per me è stato facile perché vado sovente in quei luoghi, per via dei rapporti di lavoro e consulenza che ho appunto con le imprese di trivellazioni".

Provo allora in un'altra direzione, cercando appoggio presso l'Ambasciata Italiana ad Alessandria, e qui riesco a mettermi in contatto via E-mail con il M.llo paracadutista Pellegrino, che attualmente è il sottufficiale in carica, addetto alla cura e tutela dei Sacrari, egli stesso dopo vari contatti mi propone: - "Ottenere i permessi che volete è molto difficile, però in via eccezionale giacché questa richiesta e fatta da un reduce, io alle depressioni ed al Passo del Cammello non vi posso accompagnare, ma se vi accontentate conosco una pista sicura per andare al Monte Himeimat, dove era dislocata sul fronte la Divisione Folgore ! "

Per noi era già più di ciò che potevamo sperare, e, dopo questa notizia favorevole mio padre non stava più nella pelle, tre giorni dopo avevamo già il biglietto aereo in tasca, con la partenza fissata per il giorno otto ottobre, in modo di aver un paio di giorni da stare al Cairo prima di arrivare ad El Alamein in tempo per la cerimonia.

SI PARTE !

Nel tardo pomeriggio del giorno otto atterriamo al Cairo ed in taxi raggiungiamo nel centro citta' il " Grand Hotel " un decoroso tre stelle in stile Arabo, le cui maestranze ci accolgono calorosamente, dal momento che li oramai andandoci da parecchi anni siamo di casa, qui ci soffermiamo un paio di giorni per le solite visite alla città, che si rinnova sempre affascinante e misteriosa.

Il giorno undici di buon'ora ci rechiamo alla stazione ferroviaria, avendo deciso di viaggiare con mezzi tradizionali, qui saliamo su un treno che ricorda vagamente il famoso " Orient Express", che in due ore e mezza, con la spesa equivalente a pochi euro ci porta ad Alessandria,e lungo il percorso tra una consumazione e l'altra, servite in carrozza ci godiamo il paesaggio dai finestrini sul percorso snodato lungo il delta del Nilo.
Giunti ad Alessandria, ci aspetta un'ultima fatica: una trasferta con un minibus collettivo, ed un paio d'ore dopo davanti a noi si vede la bianca sagoma del Sacrario Italiano, e sul sagrato ci accoglie il M.llo Pellegrino, più che mai impegnato a ricevere le delegazioni convenute per la cerimonia prevista per giorno successivo.

Dopo il benvenuto ci accompagna ad una breve visita e con molto orgoglio ci fa notare le migliorie che Egli ha apportato in poco meno di un anno di lavoro, infatti, sono state rifatte tutte le lapidi dei caduti, con un marmo lucente, sono stati riscritti tutti i nomi, evince che su qualcuna oltre al nome e grado del caduto, c'e' la scritta "rimpatriato" che sta a significare che la salma è rientrata in Italia a richiesta dei familiari, in virtù di recenti concessioni Governative, contrarie ai principi espressi da Caccia Dominioni quando li ha tumulati.

Chiedendoci scusa per i troppi impegni, della cerimonia prevista il giorno successivo, ci saluta, e ci da appuntamento per il giorno 14 in cui ci verra' a prelevare all'albergo, per accompagnarci alla sospirata escursione.

Tralascio di parlare della cerimonia, perché pur essendo stata solenne e commovente come sempre, a confronto di quella grandiosa svoltasi l'anno scorso in occasione del 60° anniversario rimane poco da dire, (anche se tutto sommato sia a mio padre che a me è apparsa più "familiare", peccava solo della presenza di soli cinque reduci.

Inizia la sospirata avventura!

Alle ore otto siamo pronti davanti all'ingresso dell'Hotel El Alamein, e dopo pochi minuti arrivano su un robusto fuoristrada noleggiato per l'occasione, il M.llo Pellegrino con la sua signora; All'interno oltre una borsa freezer con qualche bibita ed alcuni viveri di conforto c'e' una corona d'alloro che si era deciso di depositare presso la meta, accanto ad una targa in ottone posata in primavera durante un precedente viaggio; nel mio zainetto oltre alle macchine fotografiche ed alla telecamera per documentare il tutto c'e'un gagliardetto in stoffa preparato da me col computer, in esso e' stampata su un lato la preghiera del Paracadutista, e sull'altro una dedica a ricordo dell'impresa.

Ci avviamo, in direzione Alessandria, e dopo aver superato l'abitato d'El Alamein, (il giorno prima un gruppo di turisti Francesi, in viaggio avente scopo studi archeologici ci aveva spiegato che anticamente tale citta' era un importante insediamento della antica Grecia, e tuttora esistono reperti archeologici sommersi); Svoltiamo a destra verso sud, imboccando quella che sulle cartine militari è definita "pista Rommel o pista dell'acqua " che si dirama successivamente in altre due che prendono rispettivamente il nome di "pista del Whiski e pista del Chianti.
Dopo aver percorso una decina di chilometri, ogni segno di vita sparisce, incomincia il deserto assoluto, filmo con lo zoom alcuni cammelli che si vedono in lontananza, essi sono fieri padroni assoluti di questi spazi infiniti, e non s'incontra più nessuno al di fuori d'alcuni camion che vanno e vengono dagli insediamenti petroliferi esistenti; ironicamente mio padre fa notare che una delle cause per cui si è persa quella battaglia è stata la mancanza di rifornimenti, di carburante, mentre avevano sotto i piedi intieri giacimenti di petrolio.

Ad un certo punto sulla sinistra si apre una pista non asfaltata, la imbocchiamo, fidandoci ciecamente del Mar.llo Pellegrino, consapevoli che bisogna rispettare i segnali a volte nascosti dalla sabbia, che indicano il tratto bonificato dai residui bellici, e dopo pochi chilometri ci rendiamo conto che sono più numerosi di quanto ci si poteva immaginare, poiché si vedono accatastate numerose mine , delle quali alcune ancora in buono stato di conservazione, da qualcuna di esse era stato rimosso solo il detonatore, e non la carica esplosiva.

Ogni tanto ci fermiamo per vedere bene da vicino le postazioni che s'incominciano a vedere sempre più numerose, il vento le ha riempite di sabbia, ma s'intravede chiaramente dalla forma delineata dalle pietre disposte a cerchio se erano adibite a contenere una persona, un comando, oppure una batteria di cannoni, intorno ad esse bossoli, caricatori ed infinità di schegge di granate, che con un po' d'immaginazione lasciano intuire meglio di quanto scritto e raccontato, della misura e della potenza di fuoco che hanno dovuto subire dal nemico.

Da questo momento mio padre con gli occhi lucidi incomincia a raccontare episodi, vissuti nei giorni della battaglia, ricordando come fosse successo ieri, come deponevano le mine, com'escogitavano stratagemmi per ingannare il nemico, oppure come passavano ore ed ore nelle buche, dalle quali uscivano solo di notte per non essere colpiti dal nemico che era a pochi passi da loro, pronto a sparare sulle teste che spuntavano;

Oltre altri episodi d'eroismo e cameratismo nella lotta per la sopravvivenza, senza cibo e senza acqua, non manca di raccontare anche episodi crudi, dove nella realtà avvenivano anche fatti d'egoismo individuale dove alcuni personaggi senza scrupoli avevano il coraggio di sottrarre acqua destinata al rifornimento truppa, per venderla a prezzi di strozzinaggio, a chi era da giorni che non beveva, oppure d'Ufficiali che imboscavano viveri della truppa per destinarli a proprio uso, e purtroppo tali fatti quando erano scoperti erano puniti anche in modo alquanto violento.

Man mano che si procede verso sud i resti di quelle che erano le postazioni si vedono sempre più numerosi, ed il Mar Pellegrino c'indica i punti salienti dove era di presidio la Pavia, oppure la Ramcke od altra Divisione, purtroppo il fatto di essere preso dall'entusiasmo della Realta' non ho preso appunti, e non sono in grado di descrivere con precisione il percorso, ma dopo una sessantina di chilometri tra dune, costoni, avvallamenti e distese infinite di sabbia, davanti a noi s'intravede la sagoma inconfondibile del " mammellone di Himeimat, che stato uno dei capisaldi della Folgore poiché sicuro riparo dai cannoneggiamenti, nemici, perché dietro di esso potevano arrivare solo i colpi di mortaio.

Ancora alcuni chilometri, ci siamo sotto, a questo punto le emozioni che si provano sono talmente forti che non e' facile descrivere; arrampicandoci sin dove possibile lo sguardo si perde all'infinito, davanti noi all'orizzonte si vede quella che e' stata la linea del fronte della Folgore, ed il deserto che si vede davanti a noi, con un po' di fantasia si anima e ti sembra di vedere centinaia di carcasse di mezzi corazzati, semidistrutti ed immobilizzati dalle ns artiglierie, e dai Leoni che ne hanno ostacolato l'avanzata, - racconta mio padre: " dalle nostre retrovie l'Artiglieria, con gli altoparlanti ci avvisò di stare riparati nelle buche perché avrebbero incominciato a sparare con alzo zero e fu una strage di carri Inglesi, essi non sbagliavano un solo colpo, perchè i carri erano così vicini tra loro che se non colpivano il bersaglio prescelto, colpivano quello di fianco oppure quello dietro".

Purtroppo tutte queste carcasse ' non sono lì a testimoniare la battaglia, perché, ci racconta il M.llo pellegrino, nel corso di pochi anni successivi alla fine delle ostilità, i Beduini, hanno rimosso tutto, smontando a pezzi automezzi, mezzi corazzati , e tutto cio' che trovavano per ricuperarne il ferro , incorrendo nel grave pericolo di finire in mezzo ai campi minati.

Dopo una breve pausa per uno spuntino ed una bibita fresca andiamo come previsto a deporre la corona presso il cippo sul quale c'e' la targa in bronzo posta alcuni mesi orsono, mentre con rammarico non vedo le bandiere lasciate nel mese di maggio dalla spedizione del gruppo del M.llo Di Bert, probabilmente sono state rimosse dai Beduini oppure sono state strappate dal vento, così non ho potuto fare sventolare il gagliardetto che avevo preparato, dal momento che non avevo portato l'asta, sperando di attaccarlo a quelle già esistenti; Non importa, basta il pensiero!, facciamo alcune foto e la lego in qualche modo tra i sassi del cippo .

Una breve camminata attorno al monte, e sotto ai nostri piedi oltre a numerose conchiglie fossili, e gusci di lumache bianchissime con all'interno il mollusco vivo, (che non capisco come fanno a sopravvivere in tanta aridita'), si trovano numerose schegge di granata, si vedono spezzoni di filo spinato, resti di bottiglie e scatolette; più avanti in parte sotto una pietra, un sacchetto di Juta, di quelli che servivano per riempire di sabbia da mettere a protezione delle postazioni, ancora un poco più in la dei miseri resti di una giberna strappata, nonché un frammento d'osso umano che pietosamente andiamo a sotterrare tra i sassi del cippo.

Il sole all'orizzonte incomincia a diventare pallido, e per non rischiare di farci cogliere dalla notte nel deserto, c'incamminiamo sulla strada del rientro alquanto commossi, ma soddisfatti ed appagati dell'esperienza vissuta.

Arriviamo nel tardo pomeriggio ad Alessandria e dopo una bella doccia ristoratrice invitiamo i coniugi Pellegrino ad una cena tutta a base di pesce per ringraziarli di ciò che hanno fatto, per noi e con l'auspicio di essere in buona salute e ritornare magari il prossimo anno ci salutiamo, e l'indomani mattina ritorniamo al Cairo per le procedure di rientro in Italia

A ricordo

Reduce Paracadutista Telino Zagati classe 1921 - 186 Regg. Folgore 6° Batt. 16 ^ Comp. e Figlio Luigi Zagati cl. 1947

8/10/2003 - 18/10/2003

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