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Le Testimonianze


1^ brano
…Il sergente maggiore Dario Pirlone, genovese, prima di morire ha gridato al nemico irrompente una frase immensa: "Non siete riusciti a prendermi vivo". La terza ferita gli aveva maciullato le gambe: attorno a lui, uccisi o feriti, giacevano i serventi del suo cannoncino distrutto e l'equipaggio inglese di un carro che aveva cercato di schiacciare il piccolo presidio della buca, ed era invece stato catturato. Poi quei morenti si sono difesi a pugnalate, finché nuove onde assaltanti hanno sommerso la buca ormai silenziosa. Il milanese Marco Gola, tenente del 186°, già decorato di medaglia d'argento in Albania dove aveva combattuto come artigliere da montagna, era all'ospedale sofferente delle solite malattie del deserto, ma non poteva sopportare il privilegio di quelle confortanti lenzuola nell'imminenza della battaglia grossa. E' fuggito, ha ritrovato i suoi mortai e i suoi paracadutisti, già investiti dai carri armati. Questi sono così fitti che l'artiglieria non basta più a fermarli, e Gola interviene con i suoi mortai, fatto segno a un vero martellamento dalle batterie e dai carri stessi. Le tre ferite successive non lo smuovono dal suo posto, l'ultima, quella mortale, lo segna mentre sta compiendo, alla baionetta contro il nemico ormai troppo vicino per il fuoco dei mortai, il gesto supremo…

2^ brano
Mario Zanninovich può essere fiero dei suoi paracadutisti, formati ed educati con passione, II battaglione del 187°. Il caporalmaggiore toscano Dario Ponzecchi è stato mandato di vedetta nel vasto campo minato antistante, per impedire che il nemico , con l'aiuto del buio e dei nebbiogeni, crei i varchi per l'avanzata degli uomini e dei mezzi blindati. Infatti il graduato è avvolto rapidamente dalla nebbia artificiale, lattiginosa nel chiarore lunare ma impenetrabile. E sente movimento vicino: si muove deciso, cade in una imboscata, solo, ma non esita a impegnare una furiosa lotta a corpo a corpo. Finalmente, a gran voce, urla ai compagni della linea di aprire il fuoco senza badare a lui: e così viene ucciso, per salvare la integrità del campo minato. Il tenente Ferruccio Brandi ha difeso tenacemente il suo centro di fuoco, ma la furia dei carri lo ha sorpassato lateralmente: il suo fuoco non ha neppure fatto il solletico agli Sherman. Allora riunisce gli uomini, esce allo scoperto, contrattacca e volge in fuga le fanterie d'appoggio ai carri. Ma questi convergono sopra il suo nucleo. Brandi incendia uno Sherman con la bottiglia di benzina, quando una raffica di mitraglia gli fracassa la mandibola. E' orrendamente trasfigurato, ma continua la lotta e salva la posizione. È vivo: forse se la caverà. I suoi uomini sono andati da Zanninovich e hanno detto: "Signor maggiore, vogliamo la medaglia d'oro per il tenente". Forse potrà guarire anche Franco Maiolatesi paracadutista, che ha avuto la destra sfracellata…

3^ brano
…Il tenente Roberto Bandini di Colle Val d'Elsa, antico granatiere, da sessanta ore, senza sosta, ha difeso la posizione che gli è affidata. Dopo la seconda ferita, che è grave, decide di rompere la minaccia e contrattacca all'arma bianca: è ucciso da un terzo proiettile.Ma il sottotenente Giovanni Gambaudo, piemontese come Mautino, si è visto cadere attorno quasi tutti gli uomini, è stato già colpito tre volte e resiste tenacemente: è ucciso alla quarta ferita. In un centro vicino è il sergente Nicola Pistilli, di San Giuliano del Sannio. Ha difeso la posizione per ventiquattr'ore, ed è già stato ferito, ma rimane al suo posto. Assiste alla sommersione del centro di Gambaudo, riunisce i suoi superstiti e ne ricaccia il nemico all'arma bianca e con le solite bottiglie di benzina suoi carri. Ma il nemico ritorna: è nuovamente ferito, rifiuta di arrendersi: la terza ferita gli toglie i sensi, e solo così è possibile la sua cattura. Si spera sia vivo…

4^ brano
…Il paracadutista Gerardo Lustrissimi, anch'egli del VII, ha impedito con il suo lanciafiamme che i carri superino il varco a lui affidato, ma dopo ventiquattr'ore non ha più liquido infiammabile. E' ferito: si difende con le bottiglie, ma viene fatto prigioniero, quasi privo di conoscenza. Poi si riprende, elettrizza i compagni, impegnano assieme un furioso corpo a corpo, si liberano, riescono a raggiungere e rioccupare il loro centro di fuoco. Un gruppo di carri interviene: Lustrissimi disseppellisce una mina e la butta sotto il carro di punta: la vampata e le schegge lo uccidono. Era di Subiaco e aveva ventiquattro anni…

5^ brano
…Il veterano del 32°, sottotenente Rota Rossi, che tanto aveva brigato per tornare al 31° dopo la distruzione del suo battaglione, ha voluto per sé solo, non senza aver allontanato i guastatori, un compito rischiosissimo tra le mine, nella terra di nessuno, e vi ha incontrato la morte. Il furiere di battaglione, sergente maggiore Biagioli, ha sfidato a duello un Spitfire che mitragliava il battaglione a volo radente, ed è stato ucciso mentre faceva fuoco con un suo piccolo mitragliatore jugoslavo, ricordo dell'anno precedente tra i monti di Croazia: stava superbamente ritto e scoperto, con la sigaretta piantata nella connessura tra le labbra. E il caporalmaggiore Tuvo, quello che bestemmiava la sera del 30 agosto perché il lanciafiamme non gli funzionava a dovere, è stato ferito gravemente alla gola e al ventre: tuttavia, con la scheggia ancora conficcata nel fegato, si è caricato in spalla un compagno con le gambe stroncate, e così, per oltre due chilometri, ha camminato nella sabbia cedevole…

6^ brano
…Quota 216 non è altezza dolomitica, ma basta perché lo sguardo giunga fino al mare, a cinquanta chilometri. E' da qui ci si rende veramente conto della battaglia costiera, che continua a infuriare con un epicentro sempre più spostato verso occidente. E' una tragica constatazione alla quale, negli ultimi giorni, ci si voleva ribellare, portati come s'era dalla grandiosa vittoria conseguita contro il nemico attaccante. Dicono quelli del V che il 31 a sera, appena calato il buio, si vedeva verso il mare una gran luce di proiettore, bassa sull'orizzonte e ferma, diretta da est a ovest: e che l'origine stava all'incirca sei o sette chilometri a levante di Alamein, dove la carta egiziana porta l'altura di Alam el Milh, mèta non raggiunta della 90° divisione leggera tedesca ai primi di luglio. Una sciabola di cavaliere galoppante in carica, tesa e ferma verso l'obbiettivo.
Come manciate di granoturco lanciate nel pollaio, brillano, dorati nel tramonto e sparsi nella piana sottostante, i relitti dei carri inglesi distrutti tra il 24 e il 27 ottobre.
Nella tarda serata, al comando della Folgore, Sillavengo saluta il generale Frattini , il colonnello Bignami vicecomandante, e il capo di stato maggiore, Giovanni Verando, un bersagliere simpatico e intelligente che sembra aver venticinque anni. C'è anche Alberto Bechi Luserna, in partenza: da settimane è sollecitato a rimpatriare, dovendo assumere la nuova funzione di capo di stato maggiore alla divisione paracaduti Nembo in costituzione. Finora si era rifiutato di partire, specialmente quando la sollecitazione gli è giunta in piena battaglia. Ma è tornato, abbastanza rimesso dalla sua ferita, il colonnello Camosso: Bechi gli ha restituito il suo 187° e ormai deve obbedire agli ordini.
Nella notte, inatteso, angoscioso e perentorio, giunge a tutti l'ordine di ripiegare sopra una linea arretrata di circa quindici chilometri…

7^ brano
…A sudest del comando si scorgevano grandi nuvole di polvere. Là si svolgeva la lotta disperata fra i piccoli e fragili carri italiani del 20° corpo contro circa cento carri britannici pesanti che avevano avviluppato gli italiani sul loro fianco destro. Un carro dopo l'altro saltarono in aria mentre il fuoco intenso dell'artiglieria si riversava sulle posizioni della fanteria e delle artiglierie italiane. Verso le 15.30 fu lanciato l'ultimo comunicato radio italiano: "Carri nemici penetrati a sud dell'Ariete. Conseguentemente Ariete circondata, ma Ariete continua a combattere". A sera il 20° corpo italiano, dopo eroica lotta, era stato annientato. Con Ariete noi perdemmo il nostro più vecchio camerata italiano, dal quale avevamo sempre preteso più di quanto fosse in grado di dare con il tuo cattivo armamento…

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