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31
ottobre 2000
dal quotidiano on line www.ilnuovo.it
La patata bollente di
Tormarancia
Verdi,
Rifondazione e Comunisti italiani pronti a chiedere
l'intervento dell'Unione europea sulla valutazione
d'impatto ambientale della mega cementificazione.
di Simone Navarra
ROMA
- L'Europa potrebbe salvare il parco di Tormarancia.
Se lo augurano a diverso titolo i gruppi consigliari
alla regione Lazio dei Verdi, Rifondazione e Comunisti
italiani. L'applicazione delle procedure comunitarie
sulla Valutazione d'impatto ambientale (Via) per
l'area di Tormarancia, che prevedono una commissione
d'inchiesta pubblica e la messa all'ordine del
giorno in assemblea della questione, potrebbe
far ridiscutere quanto approvato in Campidoglio,
quasi due anni fa, con il piano delle certezze
prima e con quello regolatore poi.
La richiesta dei tre partiti dell'opposizione
alla Pisana si distingue però da quanto
chiede Alleanza nazionale sullo stesso argomento.
An, che in Regione è maggioranza, è
contraria da sempre ai quei quasi due milioni
di metri cubi di cemento che dovrebbero andare
a creare il nuovo polo edilizio. Fabio Rampelli,
capogruppo di An in Regione, dice chiaro: "Fin
dall'inizio abbiamo tenuto una posizione coerente,
qualcun altro no. Se la questione è ancora
in questi termini, con un ufficio tecnico che
deve fare la valutazione d'impatto ambientale,
è perché la giunta Badaloni, con
Hermanin assessore all'ambiente, ha voluto così.
Prima ai Verdi non gli importava niente di quello
che diceva Strasburgo, dove An ha fatto tre interrogazioni
parlamentari sulla vicenda. Adesso pretendono
che il centrodestra, alla guida della Regione,
gestisca la patata bollente che Rutelli, sindaco
verde, ha creato".
Angelo Bonelli, capogruppo dei Verdi, ricorda
che è stato proprio l'assessore all'ambiente
della giunta Storace, Marco Verzaschi, a non applicare
le norme sulla Via, che prevedono una commissione
d'inchiesta pubblica formata da esperti esterni
e da autorità di fama. "L'assessore
non solo non ha risposto - dice Bonelli - ma non
ha nemmeno nominato la commissione. Inoltre non
è stata considerata la cosiddetta 'opzione
zero', visto l'enorme impatto ambientale che la
lottizzazione ha sull'assetto urbanistico di quel
quadrante. Su Tormarancia la giunta Storace fa
orecchie da mercante''. Ribatte Rampelli: "L'opzione
zero non la può fare la Regione su una
delibera comunale. Al massimo si possono ridurre
le cubature, stando attenti però agli eventuali
ricorsi al Tar di chi ha pagato quei terreni non
al metro quadrato ma al metro cubo, proprio perché
edificabili".
Intanto Italia Nostra fa sapere che se la procedura
per il Via resterà invariata, chiederà
l'intervento dello Stato. A aggiungere un carico
da undici su tutta la questione è Giuseppe
Gisotti, presidente della Società di geologia
ambientale, che ha evidenziato come nell'area
sia presente una rete di cavità sotterranee
che costituirebbe un serio motivo di pericolo
per i fabbricati.
La patata Tormarancia rimane dunque nelle mani
di Storace. Il presidente può congelarla
sperando che le prossime elezioni capitoline portino
a un cambio di maggioranza al Comune la storia
fino al cambio della giunta in Campidoglio. Oppure
può proporre un allargamento del parco
dell'Appia antica, che sicuramente metterebbe
in difficoltà il candidato premier Rutelli
(un ex verde che passa da cementificatore), ma
dall'altra rischierebbe di spaccare la stessa
maggioranza di centrodestra in Regione.
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