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AL CONGRESSO PER L'ELEZIONE DEL PRESIDENTE DELLA FEDERAZIONE ROMANA DI ALLEANZA NAZIONALE

Sabato 23 marzo 2002

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Qualcuno dice: "Non c'era ancora Forza Italia". Falso. Forza Italia non c'era nel '93 quando Fini sfidò Rutelli. Forza Italia c'era, eccome se c'era, nel '98. Alle provinciali, quando noi "incoronammo" presidente della Provincia di Roma Silvano Moffa, Forza Italia stava in pista già da quattro anni. Non è questa una motivazione evidentemente che può tenere il campo… Ci deve essere dell'altro. Certo è, cari amici, che qualcosa è capitato, sicuramente la congiuntura particolare che vede il presidente del Consiglio Berlusconi candidato in quella stessa circostanza ha fatto da attrazione verso Forza Italia. Sicuramente la candidatura di un leader, di un altro uomo importante di Forza Italia il segretario regionale ed europarlamentare, a sindaco della città è un altro elemento che avrà spostato consensi.
Certo non lo ha proposto Fabio Rampelli Antonio Tajani alla carica di sindaco e questo va detto affinché ciascuno sappia assumersi le proprie responsabilità. Certo è che la sindrome della partecipazione giunta persino alle elezioni primarie per scegliere i candidati dei singoli collegi provinciali, quell'orgia della partecipazione improvvisamente è stata messa nel dimenticatoio qualche anno dopo persino per scegliere qualcosa di notevolmente più importante: il candidato sindaco dell'intera Casa delle Libertà. A Roma, non a Canicattì, con tutto il rispetto per Canicattì.
E questo è un altro elemento: si partecipa o non si partecipa in questo partito? Ma non è che quando conviene a qualcuno si partecipa e quando non conviene non si partecipa e si sceglie dal vertice? Perché se questo fosse il gioco, è un gioco che non ci entusiasma, non ci appassiona e che noi contrasteremo fino all'ultima stilla di energia che avremo in corpo.
Nel 1971, una parte importante di Alleanza nazionale, il Movimento Sociale Italiano, nelle elezioni comunali di trenta anni suonati fa, quando quella destra era nel ghetto, isolata, vituperata, impossibilitata a giocare la propria partita con le proprie idee, i propri programmi, le proprie aspirazioni, i propri sogni, noi prendemmo alle elezioni comunali 257mila voti. Lo sapete quanti ne abbiamo presi nel 2001? 283mila. Il Msi, il partito isolato, ininfluente, dei voti in frigorifero, inutilizzabili, che non poteva per definizione parlare all'80% della società, respinto dagli imprenditori, da alcuni ambienti importanti, quindi impossibilitato ad effettuare alcune incursioni (per un partito interclassista è cosa di rilievo), un partito che non avrebbe mai governato, ha preso praticamente gli stessi consensi che ha portato a casa An nel 2001.
Lo vogliamo dire? Se ne deve parlare in un congresso di Alleanza nazionale o non se ne deve parlare?
Un anno dopo, il boom del Movimento Sociale Italiano, quello del 1972 che è scritto in tutta la nostra letteratura, portò il Msi a Roma a 302mila voti. Più di quanti ne abbia presi An un anno fa. Lo vogliamo dire o non vogliamo dire, o non lo dobbiamo dire, o dobbiamo sbattere i tacchi e fare il saluto come se stessimo in una caserma?.
Allora interpelliamo il cuore e il cervello di ciascuno di noi e cerchiamo insieme di rilanciare An perché va rilanciata senza nulla togliere a chi ha avuto un compito difficilissimo.
Roberta Angelilli ha fatto un buon lavoro, lo dico con grande sincerità. Non credo che altri al suo posto avrebbero potuto fare meglio. Vai un po' tu a gestire la federazione romana dopo Francesco Storace, con quello che ha rappresentato, il cater pillar della destra italiana. Quello che è stato, giustamente, a mio giudizio, individuato come il motore principale, con la vittoria delle elezioni regionali, della caduta del governo D'Alema.
Ma chi lo vuole togliere questo ruolo al presidente della Regione Lazio? Ma dico, dobbiamo diventare tutti caporali di giornata (cade microfono)… è l'esercito che si ribella...
Ma perché, dire che Francesco Storace è un valore aggiunto in questo nostro movimento non è sufficiente? Dobbiamo dire che è più importante di tutti? Io penso che sia una discussione che, francamente, non appassiona, non appassiona e penso che sia anche stupida. Ma dico, vogliamo scherzare? Domenico Gramazio, amico, grande lavoratore, tanto di cappello. Quando passa Domenico Gramazio, tutti si preoccupano perché è un incursore scelto. E' una persona rispettata.
Domenico… se Gianfranco Fini nel 1993 avesse sfidato Leoluca Orlando a Palermo, noi a quali percentuali saremmo a Palermo!
Ma lo vogliamo dire o no, oppure vogliamo prenderci per i fondelli? Allora, la classe dirigente è importante. È un altro valore aggiunto. Ma qui prima di esistere un modello Lazio o un modello Roma, esiste un modello Fini. Ed è naturale che sia così. Perché Fini ha comunque guidato An verso gli scenari e le prospettive della Destra europea, ha modernizzato Alleanza nazionale. L'ha portata nel suo difficile ruolo di mediazione e sintesi. È giusto che sia così. E Fini è il leader nazionale del nostro partito, ma è anche il leader romano, non c'è alterità. Ha fatto il candidato sindaco contro Rutelli. Ha guidato la lista tante volte. Né si può dire che alle ultime elezioni abbia preso, qualcuno l'ha detto, mi sembra non da questo palco, ma qualcuno l'ha detto, solo 5mila preferenze e quasi veniva superato.
La gente ha percepito della candidatura di Fini quella alla guida della nazione, certamente non quella al ruolo di capolista al Comune che gli abbiamo conferito, forse anche ingenerosamente, per far tirare An. La classe dirigente è un valore aggiunto. A Roma ci sono i parlamentari, c'è la direzione nazionale di via della Scrofa, c'è una cultura, un patrimonio, una storia che sono innegabili.
Ma questa cavolata del modello Roma o del modello Lazio… Voi lo sapete che abbiamo vinto le elezioni nel 1993 a Viterbo, percentuali bulgare, un nostro attuale deputato Marcello Meroi ha fatto il sindaco e ha lasciato lo scettro a Giancarlo Gabbianelli, altro sindaco di An, altra percentuale bulgara? Nessuno ha parlato di 'modello Viterbo'. E' precedente a Moffa, è precedente a Storace.
A Rieti nel '93 Antonio Cicchetti, Msi poi An, ha preso percentuali bulgare, poi confermate la volta dopo. Prima di Moffa prima di Storace. Nessuno ha mai parlato di modello Rieti. A Latina, Ajmone Finestra, con percentuali bulgare ha vinto per due volte ed ha fatto il sindaco e nessuno ha parlato di modello Latina.
Allora umiltà. Tanta umiltà per tutti.




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