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STELE
DI AXUM: TROPPI DUBBI, UNA SOLA CERTEZZA. NON VA RESTITUITA
Lanciata campagna nazionale ed europea per la regolamentazione
dei 'bottini di guerra'
di
Fabio Rampelli
In
molti la considerano ormai una battaglia di retroguardia,
altri una battaglia persa. La verità è
che non è né l'una né l'altra:
è semplicemente una battaglia scomoda. E dato
che gli argomenti scomodi ci piacciono ne abbiamo fatto
una mozione inviata a tutti i consigli regionali d'Italia
e una petizione popolare da presentare al Consiglio
dei Ministri e all'Unione Europea.
Ci riferiamo alla restituzione della Stele
di Axum e della Venere
di Cirene ma più in generale
a una questione più ampia: quella della restituzione
dei bottini di guerra e della sua regolamentazione a
livello mondiale, europeo e nazionale.
Partiamo da un principio di civiltà giuridica:
il diritto di reciprocità che deve sottendere
alla politica internazionale. Rispetto alla sua applicazione
nel campo dell'arte, l'Italia è sì debitrice
ma soprattutto creditrice. E i suoi 'crediti'
sono
esposti in tutti i musei del mondo.
Allora ci chiediamo: se esiste, come esiste, una regolamentazione
a livello europeo dei 'trofei di guerra' tra Stati membri
dell'Ue, perché l'Italia non riesce a far valere
il principio della restituzione dei suoi tesori artistici
trafugati nel corso delle tante guerre che hanno funestato
il suo territorio? E perché il governo di centrodestra,
senza neppure riaprire una trattativa o rispolverare
gli archivi della Farnesina, restituisce la Stele di
Axum nonostante le proteste e i dubbi circa tale trasferimento?
Perché realizzare noi quello che neanche il governo
di centrosinistra col complesso anticoloniale non è
riuscito a fare nell'arco di cinquant'anni?
Peraltro la questione della Stele di Axum potrebbe essere
già risolta se si prendesse in considerazione
quanto riferito dal protagonista di una missione tra
l'Italia e l'Etiopia: il duca d'Aosta. Incaricato dal
ministro degli Affari Esteri Pietro Nenni di dirimere
il contenzioso con il Paese nord africano, ha detto
che l'imperatore Hailé Selassié ci 'condonò'
la Stele in cambio della restituzione del Leone di Giuda
e della costruzione di un ospedale, che in effetti avvenne.
Di tale missione dovrebbe esservi traccia negli archivi
della Farnesina. A nulla valgono le proteste sulla difesa
delle priorità nazionali e i dubbi legittimi
sugli eventuali danneggiamenti che il trasferimento
del monolite potrebbe arrecare alla struttura alta 24
metri e del peso di 160 tonnellate. Si obietterà:
i regolamenti dell'Unesco sono chiari e ribadiscono
la necessità di tutelare l'arte durante i conflitti
bellici e di restituire il maltolto. E' vero rispondiamo,
ma tali principi non sono né prescrittivi - si
veda l'impotenza dell'Unesco nella difesa delle statue
gigantesche dei Buddha in Afghanistan abbattute dal
regime dei Talebani- e né attuativi perché
dettati da ideali universali ispirati al buon senso;
non sono retroattivi, non si possono applicare prima
della loro emanazione, e soprattutto sono generici,
non specificano cioè a quali guerre si riferiscano
i bottini da restituire. Se dovesse valere il principio
estensivo
Roma dovrebbe restituire tutti gli
obelischi egizi 'rapinati' durante
l'Impero Romano e che ora, grazie ai Papi, giganteggiano
nelle sue piazze capitoline. Parigi dovrebbe restituire
buona parte del tesoro razziato da Napoleone durante
la 'campagna italiana', la Russia dovrebbe restituire
il tesoro di Priamo alla Germania, la Gran Bretagna
i fregi del Partenenone alla Grecia. Ma di tutte questi
scambi, neppure l'ombra. E invece l'Italia, senza neppure
preoccuparsi di riaprire il contenzioso con i partners
europei, regala sull'onda di un terzomondismo sinistrorso
beni che oramai fanno parte del tessuto urbanistico
e museale di Roma a Paesi per i quali il diritto di
reciprocità collide addirittura con il principio
di libertà nel caso del regime libico, e con
l'accertamento della verità storica nel caso
dell'Etiopia. E' per questo che abbiamo lanciato questa
grande campagna culturale nella speranza che, seppure
giudicata ormai persa, questa battaglia possa pungolare
il governo a rivendicare la restituzione del maltolto.

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