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Fini su leggi razziali, finalmente al centro la questione culturale

Scritto da Super User. Postato in Notizie 2008

"Bene Fini, finalmente qualcuno pone al centro del razzismo la questione culturale, ben piu' preoccupante di quella ideologica. Giovanni Paolo II aveva chiesto scusa, la preziosa e caritatevole opera della Chiesa cattolica tesa ad alleviare le pene dei perseguitati negli anni '30 e '40, convive con responsabilità culturali che l'hanno coinvolta e non solo all'epoca del fascismo. Chi oggi contesta a Fini le sue dichiarazioni sulle responsabilità della Chiesa cattolica pensa forse di essere più 'papista' e cattolico del Papa?".

"Il problema non è a nostro giudizio di ordine religioso, ma culturale, così come culturale è l'origine del razzismo di destra e di sinistra. Per troppi anni in Italia e nel mondo, prima che entrasse nel palinsesto delle ideologie, il razzismo ha costituito un background culturale comune a tutto il mondo occidentale e trasversale alle dottrine politiche: il primato della razza bianca, la sua superiorità tecnologica e spirituale, il diritto al dominio coloniale che ne discendeva erano concetti largamente condivisi, che fino alla metà del secolo scorso trovavano il crisma dell'ufficialità nelle cattedre universitarie, nel mondo scientifico, nei governi e nei parlamenti europei e statunitensi che legiferavano sull'eugenetica e sulle misure a salvaguardia della razza".

"Solo con la fine della seconda guerra mondiale lo choc provocato dalla scoperta dell'orrore dei campi di sterminio nazisti ha costretto tutti a fare i conti con questa storia. Ma nello stesso tempo, il razzismo entrò a far parte del dibattito politico-ideologico, addebitato come origine e prassi al nazifascismo e alla sua eredità politica diretta e indiretta. Lo scontro ideologico che caratterizzò il lungo e interminabile dopoguerra ha avuto come effetto anche quello che la destra italiana, stretta sotto assedio, non ha saputo per troppo tempo fare i conti con il razzismo, assumendo atteggiamenti ' anche antropologici ' implicitamente (quando non apertamente rivendicati) contigui al razzismo e all'antisemitismo. Chi, al contrario, non ha mai nutrito pregiudizi antisemiti e razzisti, ha trovato mille difficoltà a praticare queste convinzioni nella destra italiana".

"Ne siamo testimoni diretti: ad esempio, alla fine degli anni Ottanta, dopo un'aggressione razzista che colpì dei nordafricani nel parco di Colle Oppio, come dirigenti della locale sezione missina organizzammo una 'assemblea antirazzista' alla quale invitammo don Luigi Di Liegro (direttore della Caritas diocesana), Enrico Gasbarra (all'epoca presidente della I Circoscrizione) e Roberto Giachetti, nella veste di consigliere circoscrizionale dei Verdi. Dirigenti giovanili e di partito tentarono di vietarla fino all'ultimo, contestando l'uso del termine 'antirazzista', denunciando un terribile e sintomatico tabù ideologico. Assemblea che al contrario celebrammo pagando di tasca nostra i manifesti, e che ha costituito nella storia della destra una pietra miliare nel percorso di affrancamento dalla tara del razzismo. Così come dovemmo faticare non poco per far espellere dal Fronte della Gioventù ' tra l'89 e il '90 ' militanti che rivendicavano il diritto di testimoniare la loro fede nel razzismo biologico di matrice nazista, sconfiggendo a prezzo di dure discussioni quanti pensavano che si trattasse di un 'peccato veniale' che andava quanto meno 'tollerato'".

"Siamo contenti e orgogliosi del fatto che oggi, a scrivere pagine di lucida e inequivocabile chiarezza contro l'infezione del razzismo e dell'antisemitismo, sia proprio un uomo che proviene dalla storia della destra italiana, che ha contribuito in maniera determinante a estirparla dal nostro patrimonio e che sta proseguendo un'azione benefica e continuativa al servizio della democrazia italiana".

 

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