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Sul Secolo d'Italia: al Foro Italico le Olimpiadi del 2016

Scritto da Super User. Postato in Notizie 2005

Con un editoriale, il capogruppo di An in Regione Lazio spiega le ragioni della candidatura del Foro Italico come sede per le Olimpiadi del 2016. 

Alcuni sindaci delle grandi citt? portano addosso i segni dell?elezione diretta. Famelici di consensi e popolarit? sono pronti a "criticare l?opposizione che critica". Sembrano allergici al dissenso, ma solerti a anche a ribadire che la democrazia "ha bisogno di un?opposizione". Quando l?opposizione non si fa sentire sorge il sospetto che sia contigua a chi governa. E?, pi? o meno, la storia di Walter Veltroni, figlio di giornalista, affetto dalla sindrome degli attori emergenti alla ricerca di premi per esorcizzare l?oblio degli spot pubblicitari. Stavolta vogliamo correre un rischio, noi, acerrimi avversari del sindaco di Roma: quello di applaudire a un?idea che ci sembra davvero geniale. Roma potrebbe trovare nella candidatura per le Olimpiadi del 2016 il pretesto per effettuare un?azione di recupero, valorizzazione e rilancio della Citt? dello sport del Foro italico. ? il tema del convegno di oggi che si tiene a Roma presso il Jolly Hotel (corso Italia 1) che ha due obiettivi: rilanciare il Foro italico, quale citt? dello sport e della Cultura in vista, ma non solo, della candidatura alle Olimpiadi del 2016, e presentare la proposta di legge nazionale sulla istituzione e valorizzazione delle citt? e nuclei di fondazione (si veda articolo accanto) presentata da An. Conosciamo per fila e per segno il degrado architettonico del complesso monumentale, la pessima manutenzione ordinaria e straordinaria effettuata in questi decenni, l?impossibilit? di procedere a un adeguamento e a un ampliamento degli spazi sportivi nei quartieri intorno. Si tratterebbe di un progetto ambizioso ma convincente, a prescindere da chi lo suggerisca? Sulla riva destra del Tevere il Foro italico, su quella sinistra l?Acqua Acetosa, sulla destra lo Iusm, sulla sinistra il Palazzetto dello sport e, ancora, da una sponda la casa dello studente e dall?altra lo Stadio Flaminio. Al centro, a fare da cerniera, il fiume con i suoi circoli canottieri. Il senso: moltiplicare per tre gli spazi, e aggiungere le aree che il Prg della citt? destina ai piani integrati, saldare la riva destra con la sinistra in un grande progetto di un?unica citt? dello sport e della cultura di impareggiabile valore mondiale. Un processo di riqualificazione che presuppone il restauro dei mosaici della scuola friulana con i disegni di Severini e Rosso, la giusta attenzione e illuminazione notturna per il ponte Duca d?Aosta, il ripristino dello sport schermistico nella Casa delle Armi (o della scherma) di Luigi Moretti, il restauro non solo dello Stadio dei Marmi di Carrara, bianco e luminoso con le sue 62 statue di atleti, ma anche della Fontana delle Sfere simbolo dell?universalit? dei giochi sportivi baricentrica nel percorso verso l?ex Stadio dei Cipressi, del viale dei blocchi marmorei, delle piscine gi? rilanciate con i mondiali di nuoto, dello Stadio del Tennis e le sue attenzioni internazionali. Il Palazzo H del giovane Del Debbio da recuperare alla coerenza stilistica dei materiali e delle forme originarie, fino a scivolare su Tor di Quinto in un progetto di riuso del poligono di tiro e del Gran Teatro. In corrispondenza dell?Istituto scolastico si deve gettare un nuovo Ponte pedonale dello Sport che immetta direttamente nello stomaco dell?Acqua Acetosa: e la cerniera-Tevere assolve cos? il suo compito di tenere unito il quadrante territoriale, attraverso la realizzazione di nuovi approdi sul fiume, l?elaborazione di un nuovo piano per i circoli canottieri esistenti, la pista ciclabile sulle due sponde. Traversata che ci immette in una zona dove si pu? parlare il linguaggio della trasformazione e dell?ampliamento, fino a volare nella Via dei Campi sportivi, rimettendo le mani agli impianti, immaginando un futuro per lo Stadio delle Aquile, demolendo le foresterie per gli atleti per trasferirle - aumentandone la capienza - subito dopo la via Olimpica. Si tratta, ammettiamolo, di un?ipotesi di grande urbanistica a piccolo impatto ambientale cui mancherebbe soltanto l?interconnessione con i quartieri contigui, sui quali si dovrebbe scendere di scala per lavorare su camminamenti, piazzole, punti d?incontro, scalinate panoramiche, terrazze, piccoli obelischi intesi come segni di un?architettura che induca alla riflessione. Il posizionamento dei 3 scarafaggi progettati da Renzo Piano e realizzati dal Comune in pieno Villaggio Olimpico, simbolo di un?estetica pi? nipponica che italiana, consumano ogni risorsa di terreno disponibile lato-Parioli e impediscono il coronamento di un vero e proprio sogno urbano. Ma va bene lo stesso. Quelle Cassandre che blateravano di necessit? di realizzare altre citt? dello sport a Roma, magari con meno soldi ancora di quanti ve ne siano per effettuare le manutenzioni sul Foro italico, dovranno fare qualche passo indietro e consentire la realizzazione di un?opera importante e discreta, che rende inutili quei cunei di business pensati probabilmente per accontentare qualche costruttore compiacente.

Potremmo dunque gridare "viva Veltroni". Peccato che il progetto descritto, suggestivo e riformatore del tessuto urbanistico del quadrante centrale di Roma, non sia mai stato adottato dal Comune, n? dal Coni. Peccato che la buscherata di trasferire lo sport olimpico (e in particolare gli sport acquatici) a Tor Vegata sia la vera assurda proposta del sindaco. Peccato che per far stare in piedi questa macchina infernale il Parco del Foro italico dovrebbe trasformarsi nei propositi di Veltroni in un centro museale con circoli sportivi privati, centro benessere, gastronomie, centro commerciale, parcheggi e box per vip.

Peccato che un?amministrazione a vocazione ambientalista ancora non s?inoltri nella strada della demolizione e ricostruzione, del riuso funzionale, della riqualificazione e riproporzionamento delle cubature e prosegua a immaginare interventi di forte consumo orizzontale del territorio. Peccato? Ma se Veltroni volesse ricredersi saremmo pronti ad applaudirlo. Stavolta per davvero.