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Migranti, Rampelli: Chiusura porti resta misura ambigua, indispensabile blocco navale

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“Sessanta migranti sono in viaggio verso il porto di Pozzallo e al di là della nostra contrarietà verso quelle sentenze dei giudici che pensano che in Italia ci sia posto per tutti, si manifesta ancora una volta l’inadeguatezza del provvedimento di chiusura dei porti italiani. Come Fratelli d’Italia ribadiamo che resta indispensabile un accordo con i paesi del Nord Africa per attuare il blocco navale. Unica soluzione efficace a impedire la strage degli innocenti nel Mediterraneo e l’inondazione di immigrati irregolari”.

E’ quanto dichiara in una nota Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fdi.

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Autonomie, Rampelli: Da giovani confindustria analisi condivisibile. Necessaria distribuzione equanime poteri e risorse tra regioni

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“Accogliamo l’analisi elaborata dai giovani di Confindustria sull’iter delle autonomie regionali, secondo cui ‘funziona solo all’interno di uno Stato forte’, diffidenza condivisibile che si allinea alle posizioni ribadite più volte proprio da Fdi. Premesso che nessuno è contro un nuovo sistema di autonomie, il tema della distribuzione equanime dei poteri e delle risorse tra i territori dell’Italia rimane dirimente per affrontare la questione. Intervenire quindi per ridisegnare un nuovo assetto di competenze fra regioni, province, comuni e Stato centrale si può, ma deve avvenire con legge ordinaria, come previsto dall’articolo 116 della Costituzione. No a colpi di mano, sì a un nuovo sistema che riconosca alla Capitale poteri e risorse speciali”.

E’ quanto dichiara in una nota Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fdi.

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Csm, Rampelli: Caos Magistratura, il PD ha anche il coraggio di parlare

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“Lo sconcerto per lo scandalo che sta travolgendo il Consiglio Superiore della magistratura si associa alle impudenti affermazioni del Pd, che ora reclama una riforma, sempre osteggiata, per poter esercitare a pieno il suo dominio. Nel sistema di nomina dei componenti laici hanno costantemente spadroneggiato e non a caso i direttamente coinvolti fanno parte del cerchio magico di Renzi-Lotti-Ferri, mentre le correnti della magistratura sono ben lontane dal costituire una forma di pluralismo culturale. L’emergenza contemporanea è quella di strappare il potere giudiziario da bande e sottobande legate alle varie costole della sinistra per dare centralità a quella maggioranza silenziosa di magistrati onesti e imparziali, veri servitori dello Stato, soffocati e inibiti da gruppi di potere che stanno mettendo a repentaglio l’intera credibilità del sistema. Spartizione delle procure, promozioni, consulenze pilotate, prebende sono diventati veri e propri cancri da estirpare. Uno scandalo al cubo se si pensa, con terrore, che è il Capo dello Stato a presiedere l'organo di autocontrollo dei giudici. È tempo di riforme radicali che ricostruiscano il rapporto fiduciario tra i cittadini e le toghe: separazione delle carriere, abrogazione delle nomine parlamentari, cambiamento del sistema elettorale dei collegi”.

E’ quanto dichiara in una nota Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fdi.

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Fca, Rampelli: Di Maio ministro dello sviluppo economico per caso...

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“Mentre il ministro francese dell’Economia si rammarica del ritiro della proposta Fca, il ministro italiano Di Maio si lamenta dell'intervento dello Stato nell'economia. Non si capisce cosa stia a fare alla guida di un ministero che si occupa di sviluppo economico. Del resto lo dimostrano i tavoli di crisi aziendali ereditati da Renzi e Gentiloni e ulteriormente aumentati con il governo pentaleghista. Ci viene davvero la nostalgia dell’Iri! Gli eredi Agnelli avranno valutato che cedere l'ad e la sede alla Francia avrebbe avuto un costo troppo alto... In qualche modo l’interesse nazionale italiano, o di quel che resta, viene salvaguardato. Non certo però dal governo”.

È quanto dichiara il vicepresidente della Camera dei Deputati Fabio Rampelli di Fratelli d'Italia.

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Salva-comuni, Rampelli: Provvedimento non chiude vertenza Roma. A quando un piano per il rilancio della Capitale?

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“Il pregiudizio anti romano che porta a definire la Capitale equivalente a qualunque altro comune ha già ridotto Roma sul lastrico. Ora basta. Politici codardi hanno preso le distanze dalla città di papi e imperatori per paura di mischiarsi mediaticamente con ‘Mafia capitale’, il business architettato dall’ex capogabinetto di Zingaretti sull’accoglienza, i nomi ingombranti dei Casamonica piuttosto che delle famiglie criminali Spada e Fasciani. Come se di una città strategica come Milano ci si disinteressasse a causa dei numerosi scandali che l’hanno funestata o degli affari della Ndrangheta calabrese. Un’idiozia che può portare consensi tra i tifosi faziosi di ‘Roma ladrona’, ma che rischia di tornare indietro come un boomerang. Se la Capitale è uguale agli altri comuni a maggior ragione lo sono i capiluoghi di regione pertanto in questo infantilismo dilagante tutti i comuni avrebbero diritto a ottenere i finanziamenti che lo Stato ha conferito a Milano per l’Expò, a Venezia per il Mose, a Torino per le Olimpiadi invernali, a Genova per le Colombiadi...Demagogia per demagogia c’è il rischio di diventare ridicoli. Ma mentre constatiamo che il M5S ha ceduto ai ‘no’ salviniani, mollato il Campidoglio e la Raggi, trattato il debito miliardario di Roma fatto dal Pd fino al 2008 come quello degli altri comuni, una domanda s’impone: quando Roma potrà avere un piano adeguato per equipararsi agli standard delle altre capitali europee, come scritto - su proposta di Fdi - sul programma elettorale sottoscritto anche da Salvini? Salvini e Di Maio ci dicano quando finanzieranno la Capitale d’Italia, quando ci investiranno sopra per farla tornare a essere volano del centro sud. Sia chiaro poi, avendo la Capitale un residuo fiscale tanto quanto la Lombardia e il Veneto, che nessuno potrà pensare ad approvare nuove forme di autonomia senza contestualmente affrontare il tema dei poteri speciali e del trasferimento delle proprietà, delle gestioni e delle risorse per Roma. Materia non più differibile ora che le famiglie dovranno pagare debito fino al 2050”.

E’ quanto dichiara in una nota Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fdi.