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Intervento alla Camera dei Deputati sulla Cina

Scritto da Super User. Postato in Notizie 2006

L'intervento in Aula per illustrare la mozione sulla delegazione governativa in Cina da votare nei prossimi giorni. 

Leggi l'intervento



Grazie Presidente. 
 
Colleghi Deputati, Rappresentante del Governo, 
le iniziative parlamentari sul caso cinese sono innumerevoli e le 
mozioni in discussione oggi sono solo la parte pi? evidente del fermento culturale 
che esiste sul tema, perch? legate a eventi di grande attualit? resi ancora 
pi? visibili dalla recente visita del Governo italiano a Pechino. I 
contorni di quella missione risultano a nostro giudizio poco chiari e non soltanto 
perch? ancora non si ? capito il numero esatto dei partecipanti e i 
costi effettivi per i cittadini italiani di quell?imponente delegazione, si ? 
parlato di oltre mille persone, ma soprattutto perch? non ? chiara la 
strategia che s?intende perseguire nell?evoluzione delle relazioni 
politiche e commerciali con la Cina. La sensazione che si ? percepita, sar? pure 
una suggestione, ? che il nostro Governo ? impegnato per sostenere e 
promuovere, con relativi accordi internazionali, il trasferimento delle nostre 
aziende in quelle terre e vorrebbe puntare sull?ammodernamento delle 
infrastrutture portuali del mezzogiorno per stimolare le aziende asiatiche a preferire 
le nostre coste rispetto alle mete fin qui utilizzate per esportare in 
Europa. So di non essere  in maggioranza nell?esternare tutte le mie titubanze 
in ordine a questo approccio, ma poco male, se questo potr? metterci nelle 
condizioni di misurare il concreto beneficio e la reale tenuta nel 
tempo di questa politica che raccoglie perplessit?, a destra come a sinistra, e 
pare incapace di interpretare al meglio gli scenari futuri. La bilancia 
commerciale italiana con la Cina ha un saldo negativo di quasi 4 
miliardi di euro e il quesito che dovremmo porci ? su come aumentare le nostre 
esportazioni e non su come favorire le loro o come incrementare il Pil 
cinese con le produzioni di imprese italiane che si recano a Shanghai e 
Guangdong. Di fronte a una dinamica economica e sociale cos? rilevante 
come quella che sta prepotentemente affermandosi nel continente asiatico ci 
sembra che la risposta italiana sia semplicemente banale, priva di 
profondit? e lungimiranza ovvero dopata dal solito provincialismo 
nostrano. Faccio fatica a capire perch? tutti i partiti e tutti i sindacati 
svolgono la loro opera solerte e ricorrente per migliorare in Italia la 
condizione di chi lavora, salvo poi disinteressarsi dello schiavismo vigente nella 
Cina comunista dove, come ? noto, il costo del lavoro ? bassissimo perch? 
non sono riconosciuti i diritti sociali e sindacali pi? elementari, vengono 
sfruttati i bambini e le donne con orari di lavoro infernali e in 
fabbriche insalubri. Queste primitive e inaccettabili condizioni di sfruttamento 
sono la causa del risparmio sui costi della produzione e inducono le imprese 
e il Governo italiano a delocalizzare l? le attivit? cio? a trasferirle in 
un paese dove ci sono quelle stesse aberrazioni combattute a casa nostra 
con veemenza e convinzione per decenni. A questo c?? da aggiungere il 
lavoro forzato cui vengono costretti milioni di dissidenti perseguitati dal 
regime: mano d?opera gratuita che accentua ulteriormente la concorrenza sleale. 
Finch? non esistevano particolari propensioni da parte dell?Italia a 
entrare nel sistema economico cinese poco male, al massimo si sarebbe potuto 
denunciare una scarsa sensibilit? verso popolazioni di altre nazioni, 
ma oggi che sembriamo affetti dalla sindrome cinese il problema ci 
riguarda da vicino e ci dobbiamo chiedere se ? eticamente giusto partecipare per 
una presunta convenienza economica al giogo infame dello sfruttamento dei 
lavoratori. C?? forse una vena di razzismo, laddove si ritiene 
sfruttabile il genere che produce ricchezza per se stessi oppure c?? quella forma 
di opportunismo economicista che animava le peggiori forme di capitalismo 
all?inizio del secolo scorso. E? poi nota l?esistenza di un secondo elemento capace di abbattere 
notevolmente i costi di esercizio e cio? l?assoluta insensibilit? verso 
l?ambiente: nessuna legge per ostacolare l?emissione di gas CFC, 
banditi dai paesi occidentali, e colpevoli della riapertura del buco nell?ozono 
proprio in corrispondenza del Tibet dopo che la comunit? internazionale era 
riuscita a rimarginare questa ferita, la mancata firma del protocollo di Kyoto, 
con incremento esponenziale delle emissioni di anidride carbonica, 
deforestazione, densificazione edilizia nelle grandi citt? e 
bradisismo, inurbamento e abbandono delle campagne, realizzazione di centinaia di 
dighe, corrispondenti e devastanti inondazioni che compromettono migliaia di 
siti archeologici, inquinamento idrico che ha finora totalizzato 2 milioni 
di morti per assunzione di arsenico? La Cina brucia da sola pi? carbone di 
Stati Uniti, Giappone ed Europa messi insieme e produce pi? del doppio 
di anidride solforosa degli Usa. Mi piacerebbe sapere dal ministro 
Pecoraro Scanio come pensa di porre rimedio a questa criticit? che rischia di 
travolgerci. Perch? ? evidente che non si pu? essere ambientalisti in 
Italia e poi non mettere paletti sul piano dell?inquinamento quando si vanno a 
stabilire accordi internazionali e, anzi, si giunge all?ipocrisia di 
utilizzare quel paese come pattumiera del mondo, grande inquinatore 
planetario congeniale ai nostri bisogni perch? distante dai nostri 
occhi quanto basta per non avere un problemi interni. L?aria e le acque sono 
patrimonio dell?umanit?, i venti e le correnti le spingono verso di 
noi, anche se non le vediamo e quindi non producono immediato allarme 
sociale n? consenso elettorale per qualche partito. Se sono mefitiche e sudice ne 
pagheremo le conseguenze tanto quanto i cittadini con gli occhi a 
mandorla. La Cina ? governata da una dittatura comunista. Non sono riconosciuti i 
diritti pi? elementari dell?uomo, non esistono diritti civili e 
politici, non c?? libert? religiosa. Fonti del dissenso ci dicono che dal 1949 a 
oggi sono stati uccisi tra i 65 e gli 80 milioni di persone. Mentre i lager 
nazisti cessarono nel 1945 e i gulag sovietici negli anni ?90, in Cina 
i Laogai sono tuttora operanti e rinchiudono gli oppositori al regime, 
siano essi religiosi o politici. Si tratta di veri e propri campi di lavoro 
forzato dove si stimano circa 5 milioni di persone, ne sono passate 
almeno 50 milioni e ne sono morte 20. E? una detenzione che non prevede capi 
d?imputazione, n? processo, tanto meno esame o riesame giudiziario o 
possibilit? di confrontarsi con un avvocato o un giudice. Le autorit? 
considerano i Laogai fonte inesauribile di manodopera gratuita e 
utilizzano continuamente il lavoro forzato per accrescere la produttivit? e i 
profitti. Il dumping si arricchisce anche di questo aspetto mortificante e 
liberticida. Si lavora 16 ore al giorno, in assenza totale di sicurezza 
e di igiene.In Cina ? illegale avere un fratello o una sorella. Per sposarsi e 
avere un figlio ? obbligatorio avere una licenza speciale. Questa pianificazione 
familiare imposta per legge ? causa di migliaia di aborti e sterilizzazioni 
forzate. Alcune immagini spettrali consultabili su internet fanno 
vedere feti e bambini, formati e abortiti, gettati sui marciapiedi come 
fossero rifiuti di cui liberarsi, anche per sottrarsi alle punizioni del regime 
comunista.Altro capitolo triste che Romano Prodi ed Emma Bonino si sono 
dimenticati di trattare nel loro viaggio a Pechino, Nanchino e Shangai ? quello 
relativo alla pena di morte. I reati punibili con la pena capitale sono oltre 
60, ovviamente comprensivi di quelli politici e le modalit? delle 
esecuzioni mediante fucilazione sono terribili perch? si costringono familiari e 
scolaresche ad assistere all?evento criminale; infine occorre precisare 
che le pallottole usate sono a carico del condannato. Sul numero di 
esecuzioni c?? incertezza perch? esiste in materia il segreto di stato, ma alcuni 
componenti del PCC avrebbero confessato numeri impressionanti: 10.000 
persone uccise ogni anno. A questa pratica si aggiunge quella 
dell?espianto degli organi e della loro vendita sul mercato internazionale, per il 
95% provenienti proprio dai condannati a morte. Anche su questo c?? il 
segreto di stato, per? il 3 dicembre 2005 il ministro della salute ne ha 
ammesso l?esistenza su The Times. 
 
In queste condizioni di assenza totale di democrazia e libert? il 
presidente del Consiglio ha dichiarato inopinatamente che il governo italiano ? 
favorevole a togliere l?embargo sul commercio delle armi introdotto 
dall?Europa dopo la sanguinosa repressione di piazza Tienanmen del 
giugno 1989. Nella risoluzione adottata nel dicembre 2003 il Parlamento 
europeo riteneva che la Cina dovesse dimostrare di aver compiuto progressi 
significativi nel campo dei diritti umani prima che l?Unione europea 
potesse prendere in considerazione una revoca dell?embargo sul commercio delle 
armi. Negli anni seguenti sono state approvate numerose altre risoluzioni 
sulla Cina: violazione diritti umani e libert? di religione (8 settembre 
2005),sui rapporti con Taiwain (28 aprile 2005), sulla relazione annuale sui 
diritti dell?uomo nel mondo (fine 2005), sul Tibet, ecc. Anche 
quest?anno il Parlamento europeo ha approvato a larghissima maggioranza (351 voti 
favorevoli, 160 astenuti e 48 contrari) una risoluzione nella quale 
l?Unione europea non deve revocare l?embargo (7 settembre 2006: poche settimane 
prima che Prodi dichiarasse l?esatto opposto), recependo anche le 
preoccupazioni espresse dai paesi confinanti con la Cina, i quali dichiarano che da 
met? degli anni ?90 la potenza asiatica incrementa ogni anno per cifre a due 
numeri le spese militari. Al riguardo occorre ricordare oltretutto che l?Italia ha comunque una 
legge, la 185/90, che stabilisce il divieto di forniture belliche verso i 
paesi i cui governi sono responsabili di accertate violazioni delle convenzioni 
internazionali in materia di diritti dell?uomo. Quindi siamo nel 
paradosso che, casomai l?Unione europea dovesse decidere di accogliere l?appello 
del Presidente del Consiglio italiano, comunque le nostre industrie non 
potrebbero legalmente procedere all?esportazione di armi verso la Cina 
in forza della legge 185. Quindi la proposta ? davvero stravagante perch?, 
oltre a non essere condivisibile perch? non credo sia interesse 
dell?Italia e del mondo occidentale dotare un paese - dove vige una dittatura 
sanguinaria - di armamenti e alte tecnologie militari, se fosse accolta 
favorirebbe le industrie belliche inglesi, francesi e tedesche, libere 
da vincoli normativi nazionali. 
 
Queste sono le molteplici ragioni per le quali nella mozione 1/2006 si 
chiede al Governo italiano di non intraprendere azioni sull?Unione 
europea per giungere alla revoca dell?embargo sul commercio di armi con la 
Cina. Ci sembra davvero paradossale che un paese dalle grandi tradizioni, ma 
comunque attanagliato nella morsa del comunismo, dove non esiste 
libert? d?informazione, dove l?accesso a internet ? censurato, dove non esiste 
la libera circolazione delle persone, che si macchia ogni giorno di 
crimini efferati, che si ? anche di recente distinto per l?omicidio a freddo 
eseguito dai soldati cinesi di stanza in Tibet verso un civile, che ? 
il principale inquinatore del pianeta, che esegue migliaia di condanne a 
morte l?anno comminate oltretutto attraverso processi sommari, che interna 5 
milioni di cittadini nei campi di lavoro forzato, i Laogai, che non 
riconosce i pi? elementari diritti umani, civili, religiosi e politici, 
che sfrutta i bambini e le donne nelle fabbriche e nel lavoro nero, che ? 
il pi? grande contraffattore di marchi occidentali, che ha ferocemente 
costruito un?alleanza dagli esiti micidiali tra comunismo e liberismo le cui 
conseguenze vengono pagate dall?uomo, possa essere rifornito di armi 
dall?Italia e dall?Europa. Ci ? sinceramente bastata l?inedia della comunit? internazionale dopo 
la repressione della protesta culminata con gli episodi di piazza 
Tienanmen e se di qualcosa l?Italia deve parlare nei rapporti diplomatici con la 
Cina non ? certo su come far giungere armi a Pechino che Pechino user? 
fatalmente contro il dissenso e contro i paesi confinanti, amici dell?occidente, 
ma dell?inaccettabile condotta antidemocratica, violenta, spregevole con 
la quale il regime comunista calpesta sistematicamente i diritti 
dell?uomo.
Spero che il Parlamento italiano, ripudiando le dittature e i regimi 
totalitari, sappia riparare - approvando questa mozione - alle 
colpevoli distrazioni del suo Governo? provvisorio.