Stampa

Presentazione del volume sulle Case del Fascio

Scritto da Super User. Postato in Notizie 2006

(Dal catalogo della mostra 'Case del fascio in Italia e nelle terre d'Oltremare' che verr? presentato il 15 novembre 2006 alle ore 12 presso l'Archivio Generale dello Stato, Piazzale degli Archivi 17, Roma Eur).

Fabio Rampelli*
Paradossi: l'Italia, centro mondiale del patrimonio artistico e monumentale, nasconde i suoi tesori negli scantinati museali e ospedalieri, tutela frammenti infinitesimali di reperti archeologici ma distrugge, con un semplice atto amministrativo, esempi di architettura razionalista nel centro storico di Roma, come la Teca di Morpurgo che custodiva l'Ara Pacis. Si fanno leggi sui frontalini dei balconi ma s'ignorano le citt? di fondazione, si sostengono i restauri di palazzine anonime in occasione del Giubileo del 2000 e si lasciano cadere a pezzi i mosaici del Foro italico.



Proprio cos?. Nello Stato europeo a pi? alto tasso di regolamentazione, classificazione, catalogazione, gli esempi di architettura razionalista sorti tra gli anni Venti e Quaranta non compaiono nelle normative di salvaguardia. Si tutelano gli ortaggi, i tuberi, il frumento, i pozzi, le borgate, ma non citt? come Latina e Sestri?re, non quartieri-modello come Macchia Scantona nel grossetano, Fertilia ad Alghero, Eur a Roma. Negli ultimi sessant?anni si ? preferito rimuovere quella parte della storia d'Italia e delle sue citt? per furore ideologico, censurando non solo un modello urbanistico ma anche una prospettiva di sviluppo - oggi si direbbe cos? - eco-compatibile. E mentre le universit? di tutto il mondo pubblicano da decenni centinaia di libri sul razionalismo, l'Italia si ? appena iniziata a porre il problema.

Nel 2001 la Regione Lazio ha gettato il sasso nello stagno approvando una legge per la valorizzazione delle citt? di fondazione, consapevole che i tempi stavano maturando, seppure con lentezza esasperante.

Una comune sensibilit? culturale dunque ha fatto breccia e reso finalmente possibile l'apertura di questo capitolo della cultura italiana, di cui le Case del Fascio sono espressione altamente rappresentativa.

Infine la proposta di legge parlamentare tesa al recupero dall'oblio di questo tesoro ne promuove la conoscenza e la valorizzazione, si prefigge di realizzare iniziative per il restauro del patrimonio edilizio esistente, predisporre nuove strategie di sviluppo locale mirate al completamento urbanistico dei progetti originari, anche attraverso il ricorso alla tecnica della sostituzione edilizia (demolizione e ricostruzione), creare nuovi insediamenti urbani o elementi di arredo e decoro culturalmente ed esteticamente coerenti con quei caratteri stilistici. Operazione che, fatalmente, si coniuga con una specifica offerta turistica, produttiva ed economica delle aree interessate. Ancora, per supplire alle carenze storiografiche, si prevedono attivit? di promozione e approfondimento con studi a carattere urbanistico, storico e antropologico, censimento e catalogazione dei beni culturali, produzione di eventi e potenziamento delle strutture museali presenti.

L?Architettura delle case del fascio si muove lungo questa direttrice e, anzi, ne approfondisce alcuni aspetti. Furono costruite ben 11.000 case del Fascio in vent'anni, seguendo stilemi architettonici riconoscibili e utili alla ricerca di un'estetica nazionale che rappresenta certamente uno dei tasselli che concorre alla costruzione di un'identit? .

Il crescente dibattito, che sovente rasenta lo scontro, tra i sostenitori dell'architettura modernista e i fautori di quella tradizionale, fa emergere tuttavia la preoccupazione comune verso amministrazioni pubbliche che condizionano le scelte progettuali e spesso non sono garanzia di pluralismo n? sono in grado di offrire parit? d'accesso ai soggetti professionali interessati nella delicata opera di trasformazione del territorio.

 

E' un fatto che, durante il Ventennio, si svilupp? un ricchissimo confronto tra le diverse culture architettoniche anche attraverso il sistematico uso di concorsi pubblici - che lo ha nobilitato e reso concreto - utilizzati per ridisegnare un'area, una piazza, un quartiere, una citt? , finanche un singolo oggetto architettonico. Oggi non si pu? viceversa parlare di una dialettica autentica, perch? la cultura identitaria ? stata praticamente soppiantata da un fastidioso quanto iniquo monopolio ideologico che ha confinato la discussione nelle pagine di cronaca dei quotidiani, precludendole gli spazi pi? propri delle universit? e delle pubbliche amministrazioni.

Il mondo accademico, negando la propria vocazione alla ricerca, ? come si fosse intorpidito, avesse ceduto alla tentazione di precludere il confronto tra visioni del mondo e approcci scientifici differenziati. Le amministrazioni pubbliche dall'altra parte preferiscono attribuire incarichi diretti e fiduciari, spesso eludendo la normativa europea con fantasiosi marchingegni, ad architetti di fama internazionale, piegando le esigenze urbanistiche e culturali a quelle propagandistiche ed elettorali.

Ecco l'origine del paradosso tutto italiano: chiese fuori scala somiglianti ad anonimi ipermercati, auditorium filonipponici simili a scarabei dormienti, gigantesche pompe di benzina moderniste (definizione del Principe Carlo d'Inghilterra) nel cuore di un centro storico unico al mondo, grattacieli che compaiono a decenni di distanza dalla loro esplosione mondiale proprio mentre conoscono i loro pi? evidenti limiti strutturali e funzionali, demolizioni di stazioni razionaliste e conservazione di fallimentari utopie abitative massificanti e impattanti di stampo collettivista. Una vera e propria caccia all'identit?... Il guizzo 'creativo' dell'architetto famoso, espressione diligente e servile del 'pensiero unico', piega lo spazio simbolico della citt? , falcidia le sue stratificazioni storiche, snatura i luoghi della memoria a suon di provocazioni cosmopolite indigeribili perch? totalmente fuori contesto.

Questo volume sottolinea l'aspetto della memoria comune, restituisce dignit? a quel filone del Novecento nel quale l'artista sentiva di svolgere, come nel Rinascimento, una funzione sociale esaltando un'esperienza culturale autonoma rispetto a quella politica.

Le tante domande scaturite dall'incertezza sul futuro del pianeta trovano una loro prospettiva quando l'identit?, nei modelli tradizionali, si coniuga costantemente con la qualit? della vita, il rispetto dell'ambiente, lo sviluppo sostenibile, l'interclassismo sociale, la modernizzazione, mentre i progettisti contemporanei che si divertono a inventare spazi dove non abiterebbero e non lavorerebbero mai sono un esercito e ci piacerebbe poterli chiamare uno ad uno alle proprie responsabilit?... una lista lunga e imbarazzante di autentici killer dell?identit? italiana. Non ? questa la sede pi? propria per esibirli e metterli in croce, ma qui si pu? e si deve lanciare con forza un je accuse.

Oggi l'Italia sembra pi? matura dei suoi cattivi maestri, appare in grado di rifiutare l'antica odiosa pratica del gettare il bambino con l'acqua sporca. Parliamo dell'Italia reale, quella che frigna nei vicoli di Torre Angela come nei bassi di Napoli, si perde nei mille passi frettolosi della Milano produttiva, negli sguardi ancora un po' sottomessi di un sud che vuole emanciparsi per sempre, anche dai poteri criminali. L'Italia che si conserva nelle sue isole come nei veli neri e negli sguardi fieri delle donne di Arbatax, nei volti di granito degli alpini, nei sorrisi larghi dei toscani. A questa Italia non interessa rinunciare alla bellezza per paura di riabilitare una dittatura perch? vuole la bellezza e ripudia la dittatura. L'augurio ? che vinca, abbia la forza di imporre la sua legge non scritta, sappia flettere la rigidit? dei partiti per preservare l'identit?, strumento accessorio ma strategico per attraversare indenni la globalizzazione. L'identit? italiana, carattere di un popolo, al di l? della destra e della sinistra.

*Deputato del Parlamento italiano