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Serve sforzo comune contro l'invasione commerciale cinese

Scritto da Super User. Postato in Notizie 2006

"Le misure antidumping previste dal commissario europeo al Commercio Mandelson devono rappresentare l?inizio di una politica incisiva della Ue contro l?invasione commerciale cinese che sta mettendo in ginocchio diversi settori produttivi in Italia come in altre nazioni del nostro continente". "Il problema non riguarda solo il settore calzaturiero ma anche quello tessile, non solo la contraffazione dei prodotti ma anche quella dei marchi, la presenza sul nostro mercato di materiali con false etichette che non offrono alcuna garanzia per la salute, come quelli usati in campo medico per gli odontoiatri o quelli per fabbricare le candele, l?utilizzo di sostanze chimiche non permesse nella Ue e utilizzate invece nell?industria cinese nel settore calzaturiero, un problema sul quale il Ministero della Salute ha disposto, gi? dallo scorso dicembre, dei test su campioni di ogni partita di scarpe provenienti dalla Cina, soprattutto quelle sportive, che contengono sostanze tossiche".

"Vi ? un grave problema in generale sui prezzi al consumo dei prodotti provenienti da Pechino che ? comunque inferiore ai nostri costi di produzione, tariffe sulle quali non ? sufficiente l?intervento dei singoli Stati. Quello cinese non ? un mercato libero anche perch? la maggior parte delle imprese sono ancora imprese statali, che ottengono prestiti senza interessi presso le banche di Stato e ricevono sistematicamente sussidi all'esportazione e aiuti di Stato occulti, violando le regole stabilite dal Wto".

"Oltre a ci? la Cina viola i diritti del lavoratori e non rispetta i diritti universali dell?Uomo sanciti dall?Onu, riducendo in schiavit? i minori e ricorrendo allo sfruttamento della manodopera femminile, con orari di lavoro di oltre dodici ore".

"E? dunque necessario uno sforzo comune dell?Europa, cominciando con lo stabilire regole precise nell?ambito del processo di internazionalizzazione delle imprese, concertando preventivamente con le categorie produttive e con le forze sociali le modalit? di investimenti all?estero ed escludendo nei processi di agevolazione finanziaria pubblica quelle imprese che intendano investire in Cina, delocalizzando la propria azienda e creando disoccupazione e diseconomie sul territorio nazionale".