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UNAR, Rampelli: Rivendichiamo creazione ufficio antidiscriminazioni perché siamo antirazzisti...

Scritto da Super User. Postato in Notizie 2015

...MA CON NOI MAI RIDOTTO A UFFICIO CENSURE

IL DIRIGENTE DEV’ESSERE RIMOSSO PER PALESE VIOLAZIONE DELLA COSTITUZIONE

“L’Unar fu creato dal governo di centrodestra e ne rivendichiamo il ruolo teso a promuovere la civile convivenza e la parità di genere attraverso adeguate campagne. Quello che ha fatto invece il direttore risponde a un chiaro tentativo di imbavagliare i parlamentari, amministratori, giornalisti, privati cittadini raggiunti da analoghe reprimende scritte che di fatto censurano la libera manifestazione del pensiero e delle opinioni. La presidente Giorgia Meloni è stata ricevuta dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella che si è mostrato comprensivo. Il presidente del Consiglio Renzi non ha ancora risposto e siamo in attesa di capire come la presidente della Camera Laura Boldrini intenda difendere le prerogative dei deputati che rappresenta. Se l'Unar deve fungere da ufficio censure di Renzi, invece di promuovere buone pratiche per la convivenza, meglio abolirlo e salvaguardare le libertà fondamentali sancite dalla nostra Carta. Non può essere il cane da guardia di Palazzo Chigi”.

È quanto dichiara il capogruppo di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale Fabio Rampelli durante il question time sul caso Unar che ha coinvolto la presidente del partito Giorgia Meloni, destinataria di una lettera di censura per le opinioni espresse nello svolgimento del suo mandato.

  RAMPELLI, GIORGIA MELONI, CIRIELLI, LA RUSSA, MAIETTA, NASTRI, TAGLIALATELA e TOTARO. — Al Ministro per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento. — Per sapere – premesso che:
il 30 luglio 2015 il direttore generale dell'Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali, istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, ha inviato una nota formale all'onorevole Giorgia Meloni, parlamentare della Repubblica nonché presidente del partito politico Fratelli d'Italia-Alleanza nazionale;
nella nota l'ufficio contestava alla parlamentare il contenuto di un'intervista dalla stessa resa al giornale on line stranieriinitalia.it il 29 giugno 2015, affermando di ritenere «che una comunicazione basata su generalizzazioni e stereotipi non favorisca un sollecito ed adeguato processo di integrazione e coesione sociale»;
infine, la nota si chiudeva con la raccomandazione alla parlamentare «di voler considerare per il futuro, l'opportunità di trasmettere alla collettività messaggi di diverso tenore»;
di fatto, la nota inviata all'onorevole Meloni rappresenta un vero e proprio atto di censura rispetto a delle dichiarazioni rilasciate da una semplice cittadina cui la nostra Carta fondamentale riconosce la libertà di manifestazione del proprio pensiero, prima ancora che da una parlamentare liberamente eletta e ulteriormente tutelata dall'articolo 68 della Costituzione;
egualmente grave appare l'invito rivolto alla parlamentare a dire agli italiani cose reputate più accettabili da un ufficio del Governo –:
se non si ritenga di adottare le iniziative disciplinari di competenza rispetto al dirigente che ha redatto la nota e se non si ritenga di rivedere le funzioni dell'Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali, alla luce del fatto che alcune delle competenze ad esso attribuite sono istituzionalmente già assegnate ad altri organi, quali la magistratura per quanto attiene all'attività d'inchiesta e alle denunce di presunte violazioni e la scuola per quanto attiene all'integrazione sociale. (3-01687)
(8 settembre 2015)