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Rampelli: Un "Espresso"di superficialità.

Scritto da Super User. Postato in Notizie 2015

 di Fabio Rampelli ·

Chi mi conosce sa che non ho mai replicato alle bizzarre ricostruzioni giornalistiche che nel corso degli anni mi hanno coinvolto. Questa volta faccio un’eccezione. Troppe fantasie mescolate un tanto al chilo in mezzo a notizie vere fanno un delirio quasi credibile e quindi pericoloso, come dimostrano le centinaia di messaggi increduli ricevuti. Mi riferisco all’articolo apparso sul settimanale L’Espresso a firma dell’intraprendente giornalista Emiliano Fittipaldi dal titolo ‘pirotecnico’: Operazione Meloni. Occhiello: “Il padre comunista. Gli esordi fascisti alla Garbatella. La scalata del potere all’ombra dell’ex missino Rampelli. Ritratto dell’ex ragazza dalla tutina rosa. Che ora punta al Campidoglio”… Ecco la risposta, dedicata a chi in questi giorni mi ha chiesto conto (e a chi avrà la pazienza di leggere questo pappone fino all’ultima riga).
 
1) E' vero che ho candidato Giorgia Meloni alle elezioni provinciali del 1998, condividendo questa scelta con tanti bravi dirigenti più anziani, anche con coloro che morivano dalla voglia di farlo al suo posto e in prima persona; ma una ragazza di vent'anni poteva irrompere nella rossa Garbatella e avere qualche chance in più per portare in alto la destra. E così fu: quel collegio incredibilmente scattò, nonostante fosse tra gli ultimi a Roma e Giorgia divenne consigliere provinciale.
 
2) Non sono mai stato assessore regionale della Giunta Storace, un'esperienza che non mi convinceva e che m'indusse a restare nell'assemblea regionale invece che gestire i lavori pubblici e i trasporti che mi si volevano assegnare. Feci il capogruppo di An per coinvolgere il territorio nell'esperienza di governo e dare gli indirizzi alla Giunta, cosa che mi riuscì solo in parte: facemmo un lavoro gigantesco con tanta gente generosa e coraggiosa. Già, coraggiosa, perché non fu facile starmi al fianco quando gli "amici del cuore" mi sfiduciavano e mi spingevano all'opposizione del mio partito, facendomi vivere la gioia della destra al governo come un incubo. I più curiosi possono andare a controllare sulla rete l’epopea degli assessori con le deleghe più pesanti di quella stagione...
 
3) Ho insegnato tante cose a Giorgia, ma non le 'tradizioni nere' che non so cosa siano. Le nostre tradizioni sono piene di colori, quelli delle differenze tra i popoli, delle culture, delle religioni che qualcuno vuole distruggere in nome della melassa globale, quelli della famiglia tradizionale, della vita da difendere da chi vi antepone gli egoismi o i capricci, quelli della libertà, della persona, delle identità, quelli della terra e dei frutti che sa dare se trattata amorevolmente... c'è luce, non buio, nelle tradizioni che tramandiamo.
4) Non sono mai stato a Predappio in vita mia, non ci ho portato dunque Giorgia Meloni né alcun ragazzo che abbia avuto il privilegio di crescere. Mi spiace deludere tanti nostalgici, ma io non lo sono mai stato. Pazienza, non mi vogliate male per questo.
 
5) Il 1 aprile del 1993 organizzai una manifestazione non violenta con qualche centinaio di ragazzi, circondando il Parlamento con magliette con sopra scritto "Arrendetevi, siete circondati. Elezioni subito". Erano gli anni terribili di Tangentopoli e quell'evento, che oggi si chiamerebbe 'girotondo', fu trattato dalla stampa come un "assalto fascista" alle istituzioni democratiche, con tanto di interruzione dei lavori di Montecitorio e apertura di un dibattito delirante. Noi, da protagonisti, lo ascoltammo attraverso Radio Radicale e i telegiornali. Increduli capimmo che stava per scattare la 'trappola'. Decidemmo di partire per non essere presi a casa dalla polizia con qualche scusa e tradotti in galera e ci trattenemmo fuori qualche giorno per far passare lo tsunami. Ma quando rientrammo subimmo lo stesso perquisizioni, fotosegnalazioni e rilevazione impronte, con lunghi fermi di polizia per attentato alla Costituzione. Da non credere!
 
6) La cosiddetta 'festa celtica' del Solstizio si celebra ancora oggi ogni 21 dicembre grazie all'iniziativa dei nostri giovani e di celtico non ha proprio nulla. Trova il suo clou nello scambio di regali satirici, canti, balli, irriverenza verso quei 'capi' pluri-citati nel servizio di Emiliano Fittipaldi, ma nasce dal desiderio goliardico di ironizzare verso coloro che in quello stesso giorno organizzavano campi paramilitari, s'incagliavano in durissime marce notturne per raggiungere vette da dove sacrificavano agnelli. Inutile aggiungere che si facevano compagnia con fuochi sacri e canti dell’epoca. Erano felici di farlo e, dunque, facevano bene, così come noi eravamo liberi di sorriderci sopra e di stare in allegria mettendo in onda sketch ironici che demolivano ogni gerarchia e ogni 'pesantezza'. L'esatto opposto di quel che evoca l'articolo.
 
7) I legami di parentela esistono nella misura in cui ci siamo innamorati e sposati con ragazzi e ragazze che condividevano lo stesso impegno politico e sociale. Chi si è conosciuto nella visita alla comunità di recupero di San Patrignano, chi nei viaggi di solidarietà in Slovenia, Croazia, Bosnia e Kosovo, flagellate dalle guerre, chi nelle occupazioni degli atenei o nelle nottate a presidiare le nostre feste di piazza, tutte autoprodotte, chi realizzando riviste e tavole rotonde... Nessun nepotismo.
 
8) Nell'esperienza di governo condivisa con Alemanno in Campidoglio dopo pochi mesi sono iniziati i problemi di cui tutti gli organi d'informazione hanno parlato, visto che si trattava di dissensi politici e amministrativi. Tant'è che al secondo anno il sindaco organizzò una manovra infingarda per defenestrare la bravissima assessore alla scuola Laura Marsilio, con l'unica colpa di essere mia amica e militante. Le persone proposte per le società partecipate sono state di primissimo piano: Piergiorgio Benvenuti, presidente dell'Ama, si è dedicato con grandissimi risultati all'incremento della raccolta differenziata, attività giudicata erroneamente molto poco di destra, l'ing. Domenico Kappler ha mostrato da presidente di Risorse per Roma una conoscenza tecnica senza precedenti, il presidente dell'Atac Lignani purtroppo non è stato volutamente messo nelle condizioni di dare il suo enorme contributo tecnico, visto che proveniva dal secondo gruppo industriale italiano del trasporto su ferro: Ferrovie Nord. Quando ha capito che nessuno intendeva avvalersi delle sue competenze perché non volevano entrasse nei meccanismi gestionale dell’azienda, si è signorilmente dimesso tornandosene a Milano. A trovarne di persone così… Non siamo usciti dalla maggioranza per senso di responsabilità, eravamo stati comunque noi a proporre Alemanno sindaco e ci sembrava corretto fare il nostro dovere fino in fondo.
 
9) Non esiste alcun tentativo da parte di Giorgia Meloni di affrancarsi dal 'vecchio capo', innanzitutto perché sono un cinquantenne, secondariamente perché non sono mai stato per indole 'burattinaio'. Tutt’altro, i burattinai li ho sempre detestati e combattuti a viso aperto perché portatori di una visione arcaica e pelosa. Non appena sono levitate le sue responsabilità politiche mi sono contestualmente preoccupato di starle più distante, proprio perché ritengo Giorgia capace, di sani sentimenti e grande preparazione. Cosicché nessuno oggi, tranne il buon Fittipaldi, abbia a denunciarne la sua dipendenza da qualcuno. Lo ritengo un mio successo, ancor più importante perché non ho mai rinunciato alla sua amicizia e stima, né ho sacrificato il mio desiderio di servire la sfida lanciata (da fondatore, altro errore perdonabile presente nel pezzo) con Fratelli d'Italia. In ballo c’è il riscatto della nostra comunità nazionale, qualcosa di ambizioso e totalizzante che lascia sullo sfondo, molto sullo sfondo, questi simpatici deliri.