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Rampelli: Teodoro Buontempo, un maestro per la destra moderna

“Teodoro Buontempo è stato un po’ il mio maestro, sempre dalla parte dei più deboli, sempre pronto a sfidare la piazza, la strada, la borgata, le fabbriche, sempre alfiere delle più grandi battaglie per la giustizia sociale e per l’ambiente.

Era amato anche nei salotti buoni, li frequentava e gli volevano bene per la sua schiettezza e umanità, ma non si è mai fatto condizionare da nessuno, né dai capi bastone né da potenti ricconi che andavano a comprarsi il politico di turno. Questa è stata la sua forza, questo il suo messaggio: parlare con tutti e guidare la causa degli ultimi, soccorrere i più fragili, difendere l’ambiente, che adorava da buon abruzzese di Carunchio. Fu il primo Direttore Responsabile della rivista ‘Per Fare Più Verde’, fondata da Paolo Colli. La natura, aggredita dalla speculazione edilizia, lo chiamava in campo e lui non si faceva certo pregare, dedicandogli buona parte delle sue energie. Un trionfo di vitalità” – così Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fdi, in un intervento pubblicato oggi sul quotidiano 'Il Tempo', in memoria di Teodoro Buontempo scomparso 7 anni fa.

“Lo ricordo nella battaglia contro le centrali nucleari, in quella per la difesa del Pratone delle Valli a Conca d’Oro e poi nella monumentale crociata, vinta, per scongiurare i 2 milioni di metri cubi di cemento a Tor Marancia, nel Parco dell’Appia antica. L’abbiamo combattuta dal basso della militanza, ignorando gli appelli a ‘cessare le ostilità’ e il ‘fuoco amico’. Insieme abbiamo galoppato nella periferia romana tra un comizio e l’altro, a Case rosse, San Basilio, La Storta, La Rustica, Romanina, Corviale, Tufello, Spinaceto, Serpentara, Torbellamonaca, Palmarola, pezzi di città proibiti alla destra che ogni tanto ci accoglievano con vasi che venivano giù dai balconi o nei tanti paesi della Provincia dove Teodoro era atteso come un vecchio caro amico.

E poi il mare... il rapporto con il Lido di Roma, suo collegio elettorale, è stato come quello tra un diamante e la conca d’oro nella quale s’incastona, una relazione ancestrale e struggente. Perché a Teodoro non riusciva mai di fare le cose con freddo distacco, tanto per parlare o apparire, immiserire nella bassa propaganda un disagio sociale.

L’esatto opposto di questi leader biodegradabili che cavalcano l’onda tra una foto e l’altra, esattamente il tempo necessario per abbandonare una causa e saltare su un’altra. Tutto in superficie, tutto per finta, come a recitare il copione di un film. Pedalava sul Lungomare di Ostia su una bici nera molto più grande di lui, dormiva da ragazzo in una Fiat 500, pernottava spesso nella sede del Fronte in Via Sommacampagna e poi in quella della Federazione del Msi in Piazza Cavour.

Il suo partito non credette nella magnifica e avveniristica esperienza di Radio Alternativa, lasciando sfumare un’esperienza nella quale molte avanguardie culturali della destra romana si sono forgiate e nella quale lo affiancò un’altra militante d’eccezione, sua moglie Marina. Battaglia infinita con il ripetitore di Monte Cavo, le concessioni, i tecnici, le bollette... Il sogno finiva quasi sempre per prevalere sulla cinica realtà.

Partì con un manipolo di seguaci - tra cui Paolo Di Nella - per soccorrere la popolazione irpina colpita duramente dal terremoto. La sua vita è stata un’opera lirica, cultura popolare, radicamento, azione sociale.

Che meraviglia, Teodoro, che meraviglia!

Uno spazio vitale infinito, un affresco inimitabile.

Straccioni, emarginati, professionisti, industriali, ragazzi pieni di voglia di lottare, ma anche giovani che volevano divertirsi ballando. E lui li andava a trovare dopo mezzanotte e ballava con loro. Tutti per Teo”.