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Ciao Paolo

Caro Poldo,

il tempo potrebbe ricucire questa ferita, la disperazione della tua scomparsa, ma intanto mi assalgono pensieri che ti imbarazzeranno oltre ogni misura. Posso scriverli? Posso parlare di te ai nostri ragazzi? Storcerai il naso, girerai la testa dall'altra parte, fugacemente e un po' stizzito - per niente convinto - annuirai controvoglia, giusto per non doverne discutere. E il tuo silenzio sarà emblematico. Decido di darti un dispiacere perchè sarebbe un non-senso avere per stella polare l'etica dell'esempio e poi nasconderti al mondo, finendo magari per aggrapparsi a lontani miti cavallereschi, a epici novecenteschi combattenti nazional rivoluzionari, a nomi e storie troppo distanti per essere commestibili oggi e qui. Ignorarti: non se ne parla, anche se lo preferiresti, ma sarebbe uno spreco, un'occasione mancata. E poi dove starebbe la differenza tra il non parlare per discrezione da quel silenzio colpevole di tanti "amici" che hanno conosciuto l'agognata stagione della destra di governo anche grazie a quelli che, come te, l'hanno costruita pezzo per pezzo, salvo poi dimenticarti per questioni di piccola bottega? Ti prometto che quando ci rincontreremo sarò semplicemente tuo amico, ti farò regali di compleanno fino a seppellirti, prenderemo il mare con il 470 di tuo fratello e affronteremo il vento fino a stancarlo. Ma adesso devo raccontare di te ai Paolo Colli di domani..

 

Caro Poldo,

 

quando inventammo Fare Verde di ecologia parlavano in pochi. Per il Fronte della Gioventù di Roma la sua nascita era un'occasione per estendere la propria azione politica, per noi era qualcosa di più, un modo di essere, una missione, una passione autonoma e dirompente. La natura come l'altra faccia del sacro, la sua conservazione vista non con il calcolo opportunistico del materialista ma con il romanticismo della sensibilità e del sentimento.

 

Non ci volle molto a convincerti che era giunta l'età della maturità, che era giusto guidare un'organizzazione e non limitarsi a essere un bravo attivista.

 

Così il "vecchio covo" di Colle Oppio ti spedì in missione per potenziare il progetto di una destra diversa, meno esibizionista e muscolare, più trasgressiva, disobbediente, sperimentatrice, comunitaria. La metapolitica fu il vero fattore accelerante, l'unica concreta novità, con cui il Movimento sociale si trovò a fare i conti preparando la strada ad Alleanza nazionale.

 

Non fosse stato per quelli della tua specie staremmo ancora con un piede alla Farnesina e uno nella Santiago di Pinochet. Le rivoluzioni son fatte così... non stanno in piedi per chi le conduce, ma grazie a chi le costruisce nell'ombra.

 

Iniziò dunque il tuo periglioso viaggio tra energia nucleare e ciclo dei rifiuti, inquinamento atmosferico e risparmio idrico, tutela dei monumenti e salvaguardia del paesaggio, Ogm e prodotti tipici, pulizia degli arenili d'inverno e interventi di protezione civile tra gli alluvionati, i terremotati, i profughi di guerra, i popoli affamati dell'Africa nera.

 

A proposito di nero, non ti ho mai visto con una camicia bruna, mai impettito in un saluto romano, nè irrigidito in un gesto esteriore: camicie a quadretti, magliettacce da lavoro, jeans preistorici, sottomarche della superga ai piedi, borse di juta, agende in carta riciclata, sacchetti di compost a portata di mano. Finchè il lavoro te lo ha consentito sei stato un appassionato fruitore di bici, compagno di pedalate dei circoli Fiamma, poi hai ceduto - di tanto in tanto - alla giacca e alla cravatta, e ti sei ingentilito su uno scooter. Nessuna metamorfosi, intendiamoci, il patto era "non cambiare" e tu l'hai onorato fino in fondo.

 

 

Si potrebbe pensare a te come a un conferenziere, un intellettuale politicamente corretto con una carica associativa primaria da mettere in mostra: il presidente di Fare Verde. Quanti nostri militanti crescendo hanno finito per perdere la loro energia vitale e si sono ritrovati, sì, in giacca e cravatta, ma a fare i burocrati? Nessuna differenza tra il quindicenne Paolo Colli fiduciario del Fronte nel rosso Liceo classico "Socrate" e il quarantenne vicedirettore dell'Arpa Lazio e fondatore di Fare Verde. Per i politicanti non è un complimento, per loro la legge è un'altra: cambiare, fino a rinnegare se stessi, per fare carriera. Sono poche le persone speciali che credono in ciò che fanno e non sono disponibili a tradire per arrivismo.

Ti sei arrampicato anche tu, vero, fin sopra le vette ferite dai piromani per spegnere i fuochi della speculazione e delle mafie locali.

Hai dato un senso ai maniaci della mimetica, ridicoli in città, giusti in mezzo ai boschi e tra i sentieri.

Hai vinto la pluriennale lotta contro i nettaorecchie in plastica che mandavano in tilt i depuratori, guidato la battaglia per l'energia pulita con presidi, picchetti, comizi, sbugiardato il finto neutralismo del primo movimento ambientalista spaccando assemblee popolate da gruppettari ed estremisti e rischando che qualcuno ti spaccasse la testa.

 

 

Sei sempre stato coraggioso, a volte incosciente, certamente temerario: dalla tua posizione si vedeva sempre in faccia l'avversario, mai le spalle di qualche amico.

Non conoscevi la "seconda fila" e quando bisognava portare a casa la pelle mancavi sempre all'appello.

Generoso oltre ogni limite, cattolico per indole oltre che per fede. Chissà se l'uranio impoverito si è frapposto tra te e i bimbi cui hai portato conforto, gli attuali attivisti di Fare Verde Kossovo. Non c'è stato tempo per indagare, per curarsi, per rimettere la vita nel verso giusto, il padiglione dell'ospedale in Nigeria aspettava le tue attenzioni. Ora porta il tuo nome.

Sapessi quanto si sente la tua mancanza laggiù, sul fronte sinistro del campo di battaglia dove i tuoi ragazzi menano fendenti per non lasciar passare il nemico che ti ha visto cadere dalla sella, e vorrebbe approfittarne.

 

 

Non ce la farà, non sa che la tua caduta è stata solo un'illusione ottica, che tu sei noi, Poldo, e quel buco nello schieramento si è subito rimarginato. L'esempio che hai dato in vita irrompe e fa proseliti.

Uno di questi ha occhi vispi e capelli chiari, nuota come un pesce e suona il flauto, adora il suo papà e ruba esperienze di vita dai cassetti disordinati di un uomo che non si è mai voluto celebrare. E' insolente come te, "cialtrona" come te, cocciuta come te. Sembra tua figlia.

 

Caro Poldo, nel 1980 eravamo in due, le inchieste su Bologna avevano fatto il vuoto a Roma. Dio quanto siamo cresciuti!

 

Quanti siamo, come siamo tenaci nel tentativo di non trasformarci in burocrati inanimati al pari di tanti grigi burattini di partito. Però ti confesso una cosa: stavolta mi hai fatto davvero incazzare.

 

Salutami il Macedone, Nicola Pasetto, Almerigo Grilz, Marzio Tremaglia, Marzio Tricoli, Giovanni Blini, Paolo, Toni e tutti gli altri. Nel tempo libero fateci ombra con un'ala e riparateci... almeno dai colpi alle spalle.

Che il rumore della tua batteria possa evocare il rullio dei nostri tamburi e il cielo di ogni nostra battaglia possa avere il colore dei tuoi occhi... Fino alla vittoria.