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Trieste e il confine orientale

Premessa

Un viaggio attraverso la tormentata storia del confine orientale, proprio nei giorni in cui si festeggia il cinquantesimo anniversario del ritorno di Trieste all’Italia, assume un sapore particolare e pieno di suggestioni. Rimasta esclusa dal processo unitario risorgimentale, insieme a Trento la città di Trieste (con la Venezia Giulia), ha rappresentato un punto di riferimento costante per la cultura e l’identità nazionale italiana.

Finalmente conquistata al termine della sanguinosissima guerra mondiale, l’incerta e contraddittoria definizione dei confini dell’entroterra istriano e dalmata con la nascente Jugoslavia, provocano una nuova ferita nella coscienza popolare, e un nuovo tema di scontro tra le culture politiche. Il tema della “vittoria mutilata” agiterà per anni una generazione che pretendeva dallo Stato il rispetto dei sacrifici compiuti; è in questo clima che matura l’impresa fiumana di D’Annunzio, che arricchisce di un nuovo capitolo la nostra memoria collettiva.
La disastrosa conclusione della seconda guerra mondiale sarà per il confine orientale una vera e propria tragedia. L’avanzata vittoriosa delle truppe partigiane jugoslave sottrae all’Italia la Dalmazia e l’Istria, scattano vendette sistematiche e tecniche di pulizia etnica che, in quei territori, si sono riviste in azione con il disfacimento della Jugoslavia negli anni Novanta, ma che per oltre quaranta anni erano state negate dalla storiografia ufficiale. La città di Trieste viene occupata dai comunisti titini con la complicità e il sostegno dei comunisti italiani: solo l’intervento alleato ne consente il salvataggio, per il quale si dovranno aspettare quasi nove anni e pagare nuovi lutti.
Nel ristretto giro di poche decine di chilometri troveremo una summa condensata della nostra storia nazionale, un’incredibile concentrazione di immagini, ricordi, testimonianze su cui si fonda la memoria del nostro popolo. Dalle vestigia del passato antico romano, alla lunghissima esperienza della Repubblica Serenissima di Venezia, dal Risorgimento all’Irredentismo, fino a toccare con mano le trincee e i sacrari dei caduti della guerra mondiale, dalla cui esperienza possiamo far risalire il primo vero atto fondante, il primo vero rito collettivo su cui si è edificato il sentimento dell’appartenenza nazionale.