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Umbria, Rampelli: Sprofondo rosso. Fallimento Zingaretti-Di Maio, Governo vada a casa

“Percentuale imbarazzante in favore del centrodestra, vittoria che racconta la fine di un’egemonia nelle regioni rosse, tutte ormai contenibili. Che rappresenta la conquista della democrazia dell’alternanza per 800 mila umbri, dopo decenni di odiosa egemonia. Fallisce l’alleanza Pd-M5S e falliscono i due capi Zingaretti e Di Maio, bocciato il tradimento del Conte bis e la tendenza nazionale già manifestata in tutte le elezioni regionali e nelle europee. Questo governo è inviso al popolo italiano e farebbe bene ad andarsene a casa”.

E’ quanto dichiara in una nota Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fdi.

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Manovra, Rampelli: Necessaria ricetta trumpista, quella di Conte è deficit senza crescita

“Dei 120 miliardi di euro  di evasione fiscale in Italia, la piccola evasione è del venti per cento. Chi vuole aggredire seriamente questo problema, la vera evasione, deve mirare  altrove, altrimenti sta facendo solo propaganda. Si finisce per accanirsi sui pochi soggetti che in Italia producono ancora ricchezza reale, come fossero loro i responsabili dell’evasione.  Per far emergere l’evasione diffusa, ancorché non ci si risanerà il bilancio dello Stato, ci vuole il contrasto d’interessi, attraverso lo scaricatutto, non misure vessatorie né nuove tasse. 

Ci vorrebbe una ricetta trumpista per risollevare il ceto medio, incoraggiarlo a prendersi nuovi rischi per realizzare nuova ricchezza. Invece si punta alla redistribuzione, lo dice anche Conte. Ma se non c’è ricchezza si può redistribuire solo la miseria”. 

È quanto ha dichiarato il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia intervenendo a Omnibus. .

Interpellato sul futuro di Draghi, Rampelli osserva: “È una persona autorevole e di prestigio internazionale che ha dato lustro alla reputazione dell’Italia. Ma è il caso di ricordare anche i ruoli che ha ricoperto nelle varie istituzioni finanziarie italiane e internazionali: è stato direttore della Banca Mondiale, Direttore generale del Tesoro, ha curato le più importanti privatizzazioni delle aziende statali italiane, è stato vicepresidente per l’Europa di Goldman Sachs, quarta banca d’affari al mondo, Governatore della Banca d’Italia, lo stesso istituto che avrebbe dovuto vigilare il sistema bancario italiano che invece è degenerato tra investimenti sbagliati e fallimenti pilotati. Se il mondo intero in questi decenni ha subito una crisi economica e finanziaria terribile generata dall’Occidente iperliberista, se l’economia reale si è finanziarizzata creando bolle speculative abnormi e concentrando la ricchezza in poche mani, forse qualche responsabilità l’ha avuta anche Draghi. Non credo che in questa trasformazione globale dell’economia, in cui l’attuale presidente della Bce ha in parte avuto le mani in pasta, commercianti, artigiani, imprenditori e famiglie, abbiano tratto giovamento.

Si tratta di un manager certamente capace, ma avrebbe potuto fare di più per evitare che la crisi finanziaria di scaricasse sui soggetti deboli della filiera sociale”.

E a proposito di Alitalia, sottolinea: “La nostra compagnia è stata fortemente penalizzata sulle tratte intercontinentali e, quindi, sul traffico turistico e commerciale. La politica verso le compagnie low cost ha generato una concorrenza sleale che ha reso soccombente Alitalia. Solo da noi questi vettori privati atterrano e decollano dagli stessi aeroporti in cui opera Alitalia e, facendolo a prezzi più bassi, condannano la nostra ex compagnia di bandiera a stare fuori dal mercato interno. Paradossale ma vero.
Mi pare scontato che se compagnie francesi o tedesche dovessero rilevare Alitalia perseguirebbero i propri interessi e non quelli italiani.
Ci sono le condizioni per portare il pubblico in Alitalia e fare un grande progetto di rilancio della compagnia, facendo scelte strategiche in grado di salvaguardare i posti di lavoro e dare respiro alla nostra economia. Rianimate Alitalia in modo virtuoso non è una perdita ma un investimento”.

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Esquilino, Rampelli: Altro che Chinatown. Identità rione viene prima di geocalizzazione. Google ripristini Esquilino

“Siamo stati i primi, in tempi non sospetti, a segnalare come l’Esquilino fosse finito nelle mani del commercio cinese, ma scoprire che la nuova App di biciclette condivise ‘Jump’ - attraverso Google Map - rinomini lo storico rione come Chinatown equivale a dire ‘oltre al danno anche la beffa’. Forse per ‘Jump’ la nuova storpiatura dà più resa commerciale, ma l’identità di un luogo viene prima di qualunque geolocalizzazione e l’Esquilino è uno dei 7 colli romani su cui si è edificato il rione umbertino, subito dopo l’unità d’Italia. Google ripristini la verità e rispetti la nostra storia”.

E’ quanto dichiara in una nota Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fdi.

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Salvamare, Rampelli: Legge del vorrei ma non posso

“Nonostante il titolo ambizioso, il ddl salvamare è il classico ‘vorrei ma non posso’, un decreto inapplicabile, funzionale solo alle esigenze mediatiche del M5S. 

Si cede alla tentazione tipicamente italiana di introdurre una nuova tassa sui rifiuti in mare, mentre la loro riduzione dipende esclusivamente da criteri organizzativi che il legislatore dovrebbe varare tempestivamente: il vuoto a rendere, i mini compattatori, la riduzione alla fonte del rifiuti, l’educazione nelle scuole.

Nota positiva é solo l’approvazione di un ordine del giorno, di cui sono primo firmatario insieme ai colleghi De Carlo e Rizzetto, proprio per il vuoto a rendere delle bottigliette di plastica e la diffusione dei ricompattatori. Ma è solo un atto d’indirizzo perché tutte le proposte concrete sono state bocciate in commissione e in aula.

È quanto dichiara il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia.

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Infrastrutture strategiche, Rampelli: Legge che non garantisce controllo pubblico delle reti digitali

“Il Governo naviga a vista anche sulle reti digitali. Oggi è stata varata la legge sulla sicurezza cibernetica e nessuno poteva nemmeno vagamente immaginare che non sarebbe stato trattato il tema del controllo pubblico delle reti, lasciandole in preda del solo mercato o delle mire egemoniche di potenze straniere intraprendenti che usano le reti digitali globali come strumenti per condizionare gli Stati nazionali.
Sono rimasto sorpreso della bocciatura dell’ordine del giorno che dava al governo il preciso indirizzo di garantire il controllo pubblico delle reti infrastrutturali digitali e quindi di favorire la fusione tra Tim e Open Fiber. Siamo sorpresi anche perché è proprio su questo che sta lavorando Cassa depositi e prestiti, che vorrebbe addirittura arrivare alla fusione tra la società privata Tim e quella semipubblica Open Fiber. Su queste reti viaggiano miliardi di dati sensibili non possiamo consegnarli alla spregiudicatezza del mercato o al controllo di potenze straniere. Sono gli stessi concetti di sovranità e di sicurezza nazionale a essere compromessi, mentre la libertà e l’indipendenza nazionali sono valori non negoziabili che uno Stato degno di questo nome dovrebbe presidiare e difendere a ogni costo”.

È quanto dichiara il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli sulla bocciatura del suo ordine del giorno nel quale si chiedeva l’impegno del governo a favorire l’integrazione delle reti internet di TIM e Open Fiber sotto il controllo pubblico.

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“Bene invocare poteri speciali, ma Roma ha bisogno anche di maggiori risorse e di trasferimento dei beni affinché possa essere al pari delle altre capitali europee che percepiscono dai loro governi miliardi di euro. Di Maio dimostri che il suo annuncio non è un bluff, lui e Conte non giochino con la Capitale. Se si ferma Roma si blocca l’Italia”.

E’ quanto dichiara in una nota Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fdi.