Stampa

Alberi, Rampelli: Giù le mani dai pini mediterranei. La sindaca faccia monitoraggi e manutenzioni

“La sindaca Raggi oggi se la prende con gli alberi di epoca fascista per i quali prevede un taglio radicale, sembra più un’epurazione ideologica che un provvedimento botanico. Inutile ricordare che importanti esperti hanno certificato che esistono metodi tali da rendere compatibile il paesaggio delle nostre città con i pini: monitoraggio arboreo, avvio del famoso bando ancora fermo per censimento, potatura e messa in sicurezza del patrimonio arboreo romano. Inutile anche ricordare che questo patrimonio fa parte dell’identità stessa della Capitale e ha ispirato centinaia di artisti di ogni epoca. Il paesaggio è infatti cultura, per tutti, tranne che per gli asini. Sarebbe bastato un regolamento degli scavi perché, come ha riferito uno dei più grandi esperti di pini mediterranei, l’agronomo Morelli, manca a Roma uno strumento per impedire la continua mutilazione delle radici degli alberi, naturale contrappeso alle chiome più estese. A ogni scavo per la riparazione o la posa dei sottoservizi dovrebbe corrispondere un’azione di accurata manutenzione delle radici e del manto stradale violati. La prolungata assenza di cure fa diventare a Roma straordinaria quella che dovrebbe essere semplice manutenzione  ordinaria”.

È quanto dichiara il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia.

Stampa

Acre, Rampelli: La famiglia dei 'Conservatori' è la nostra casa ideale

“La famiglia dei conservatori e riformisti europei è la nostra casa ideale perché teniamo ben saldi i piedi nelle nostre radici e il cuore verso la libertà.  Alla liberaldemocrazia del secondo dopoguerra, che ha fallito la sua missione con il collasso dell’Unione Europea e che contiene in sé la contraddizione tra liberalismo e democrazia, preferiamo il conservatorismo riformatore, che riconosce il diritto naturale, le identità culturali, la libertà d’impresa, la sensibilità sociale e dubita dei monopoli finanziari transnazionali che hanno messo in ginocchio la capacità produttiva continentale e generato bolle speculative in ogni campo dell’economia. L’adesione di FDI all’Alleanza dei Conservatori e Riformiati Europei è un traguardo importante raggiunto oggi dalla presidente Giorgia Meloni che dimostra ancora una volta di essere una leader tenace, pragmatica e visionaria”.

È quanto dichiara il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia.

Stampa

Tav, Rampelli: Lega Nord e 5stelle passeranno alla storia per essere l'unico Governo che sta all'opposizione

“La Tav è un’opera strategica e sul piano delle infrastrutture l’Italia ha dei ritardi cronici e arcinoti, soprattutto il sud, e serve a poco infrastrutturare il Meridione se poi noi riusciamo a perforare la corona alpina per raggiungere la parte ricca dell’Europa. Quella zona dove i nostri prodotti e beni commerciali possono essere distribuiti sia verso il nord Europa che in direzione del continente asiatico, quindi fino Kiev e da Kiev in poi. Lega Nord e 5 Stelle passeranno alla storia per essere l’unico governo che sta all’opposizione”.

E’ quanto dichiara in una nota Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fdi. 

Stampa

Lingua italiana, Rampelli intervistato da 'In Terris': Non facciamo morire l'italiano. No all'omologazione linguistica

Si celebra oggi la Giornata internazionale della lingua madre e per l’occasione il giornale on-line ‘In Terris’ ha pubblicato un’intervista al vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli, che ha presentato nei mesi scorsi due pdl che chiedono di ‘salvaguardare la lingua italiana come patrimonio prezioso da tutelare’. L’esponente di Fratelli d’Italia ha dato concreta testimonianza della sua premura: presiedendo i lavori dell’Aula, ha sostituito da un testo degli uffici i termini ‘marketing’ con ‘commercializzazione’ e ‘web’ con ‘rete’.

Rampelli entra nel merito e spiega le sue pdl: “Una proposta intervenire sulla Costituzione italiana che ignora clamorosamente la lingua italiana come lingua del popolo italiano. L’altra è una proposta di legge ordinaria che serve ad incoraggiare l’uso, la diffusione e la difesa della lingua italiana, che è oggi presa d’assalto da una serie di convenzioni linguistiche prevalentemente di matrice anglosassone che stanno snaturando il nostro idioma. Si fa talvolta fatica, soprattutto in alcuni settori della società, a pensare in lingua italiana: spesso bisogna tradurre dall’inglese all’italiano.

La battaglia, condivisa da molti colleghi, nasce da una sensazione di fastidio dovuta soprattutto al fatto che persino leggi e decreti italiani hanno iniziato ad avere titoli e terminologie di matrice straniera. Non si tratta soltanto di salvaguardare cultura e identità, ma anche di affrontare un problema di accessibilità: gli atti pubblici dello Stato italiano devono poter arrivare a tutti.

Dal mondo della cultura, a parte qualche resistenza, ho ricevuto sostegno da fondazioni e istituzioni, penso alla Società Dante Alighieri e all’Accademia della Crusca”. Sul ddl di cui si parla in questi giorni, che prevede una certa percentuale di musica italiana da trasmettere in radio, Rampelli evidenzia che “tutti coloro i quali operano in Italia, come media e non solo, devono sentirsi responsabili della diffusione e della tutela della nostra lingua. La lingua italiana è la quarta più studiata al mondo e c’è anche la necessità di tener vivo un rapporto con il mondo cattolico, il cui linguaggio si basa prevalentemente sul latino da cui deriva l’italiano”. Il vicepresidente della Camera ha poi sottolineato come la “battaglia non può essere efficace se non viene combattuta insieme a tutte quelle realtà che fanno cultura, prima tra tutte la Rai”.

Purtroppo il palinsesto della tv di Stato è pieno di trasmissioni e rubriche che hanno i titoli in lingua inglese: è un colpo al cuore. La Rai dovrebbe svolgere un ruolo di promozione e difesa della nostra lingua. Ma oltre alla Rai, anche altre Istituzioni dovrebbero contribuire adeguatamente.  Negli aeroporti e nelle stazioni siamo assaliti da vocaboli inglesi, non viene nemmeno contemplato il bilinguismo, dunque può capitare che scendiamo da un aereo in Italia e non troviamo cartelli con scritto ‘benvenuto’ bensì ‘welcome’”.

“Nessun sciovinismo in questa battaglia. Siamo una Nazione di grandi relazioni internazionali: il nostro cibo, il nostro stile, il nostro genio, la nostra musica, la nostra capacità manifatturiera sono apprezzati in tutto il mondo. Difendere le lingue specifiche dei popoli, la nostra è la quarta più studiata al mondo, significa arginare l’omologazione planetaria, che sarebbe una prospettiva triste, perché vedrebbe morire le differenze che da sempre costituiscono ricchezza” – ha concluso il vicepresidente della Camera Rampelli.

Stampa

Autonomie, Rampelli: A rischio unità nazionale. Dalla riforma del titolo quinto ai titoli di coda

“La catastrofe della riforma del Titolo Quinto, approvata a 5 giorni dalla chiusura della XIII legislatura (Governo D’Alema), portava la firma degli allora Ds. Danni accertati e ancora oggi pagati dai cittadini e dalle imprese, contenziosi infiniti per il conflitto di attribuzioni scaturito. Se ne profila ora una nuova, dolcemente secessionista, che sta maturando silenziosamente e che potrebbe sancire la disgregazione dello Stato unitario” – scrive Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera, nel suo intervento in merito alla riforma sulle autonomie pubblicato oggi sulle pagine del quotidiano ‘Il Tempo’.

“Il ministro padano per gli Affari regionali Erika Stefani, approfittando del regalo di fine legislatura fatto da un agonizzante Governo Gentiloni, ha illustrato il progetto nell’ultimo consiglio dei ministri. Non si sa bene che cosa ne scaturirà – prosegue Rampelli - sappiamo soltanto che il dibattito che potrebbe mettere a rischio l’Unità nazionale sta avvenendo al di fuori del Parlamento, trattato alla stregua di un atto amministrativo”.

Secondo Rampelli invece “spetta alle Camere rallentare il passo alla fretta leghista, dettata da comprensibili ragioni elettorali. Non può essere l’Italia a pagare la delusione del Nord: il reddito di cittadinanza, l’obbligo di fatturazione elettronica e il mancato varo della ‘tassa piatta’. Attori protagonisti di questa frenata possono essere il M5S, se non scambierà il cosiddetto federalismo con il blocco della Tav, il Pd se non preferirà utilizzare le nuove autonomie per non perdere il governo delle regioni rosse e Fi se non si piegherà allo strapotere leghista nel settentrione. Molto dipenderà dal Capo dello Stato, garante ultimo dell’unità della nazione e dalla Corte costituzionale”. Fra tutte le materie richieste, “quella più inaccettabile – aggiunge Rampelli - è l’istruzione, che ha in sé il processo di regionalizzazione della scuola che deve continuare ad essere l’anima dell’identità culturale italiana”. Capitolo a parte su Roma: “In questa cornice, alla vigilia dei 150 anni dalla proclamazione di Capitale d’Italia, si assiste alla sottrazione di ruolo, quote di pubblico impiego, poteri e pare derubricata a ‘capitale degli straccioni’, martirizzata da una Sindaca e da un Governatore che hanno rinunciato a progetti di respiro. Palesemente incapaci di introdurre temi di scenario sul suo futuro nell’epoca dell’interconnessione totale, che favorisce nuovamente, come dimostra Milano, le grandi metropoli dopo decenni di crisi urbanistica”

Stampa

Industria, Rampelli: E' il Governo del segno meno. Italia a fondo

“L’industria italiana cala del 7.3% su base annua, i dati impietosi dell’Istat riferiti all’ultima parte del 2018 confermano la miopia del governo a trazione Lega Nord e 5 Stelle sul fronte economico. Sono gli effetti negativi di una manovra a zero crescita e zero sviluppo, con l’aggravante dell’interruzione degli incentivi proprio all’industria sull’acquisto di macchinari. E’ il Governo del segno meno: le aziende chiudono o delocalizzano, il Pil arretra, il manifatturiero scende, i consumi si contraggono, la recessione avanza e lo spread si alza. Il tutto mentre la scolaresca grillina s’aggroviglia sul reddito di cittadinanza, mentre l’Italia affonda”.

E’ quanto dichiara in una nota Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fdi.